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Come le storie possono aiutare i bambini nello sviluppo del linguaggio

Per imparare a parlare in modo corretto ci vuole esperienza. E a volte le storie possono aiutare

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di Jessica Cancila

Spesso si ha l'idea che 'saper parlare bene' significhi usare parole difficili e periodi sintattici complessi. In realtà, le cose non stanno così: saper parlare è una competenza ancora più complessa che saper usare termini e strutture elaborate. Significa sapere scegliere cosa dire, come dirlo, quando dirlo, a chi e perchè. I bambini sono abilissimi a prendere in giro il 'saputello' che non sa adattare il proprio linguaggio (LEGGI) a quello colloquiale dei giochi con gli amici, così come, all'opposto, risulta inadeguato un linguaggio troppo informale usato, ad esempio, a scuola. Come si fa ad insegnare ai bambini e alle bambine questo ricchissimo ventaglio di usi e possibilità che la nostra lingua ci offre? La prima regola è: fare esperienza. I bambini e le bambine che sono esposti ad esempi articolati e complessi imparano con naturalezza come ci si rivolge alle diverse persone.


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Un altro modo per insegnare la complessità e la ricchezza degli usi del linguaggio è quello di raccontare delle storie (LEGGI) che siano di esempio, che funzionino da modello. E' stato visto che i bambini che non sanno difendersi verbalmente ricorrono più spesso degli altri alla violenza e all'aggressività, spinti dalla frustrazione e dal senso di ingiustizia. Possiamo allora raccontare loro, ad esempio, la storia delle figlie di Tzlafchad.


Nella Torah si racconta che le figlie di Tzlafchad, alla morte del padre, furono private dell'eredità che, al tempo, spettava ai soli figli maschi. Possiamo immaginare il senso di frustrazione e di ingiustizia provato dalle ragazze! Ingiustizia per loro stesse, private di tutto, ingiustizia verso il  padre, i cui beni sarebbero andati a qualcuno esterno alla sua famiglia; ingiustizia verso Dio, perchè le figlie di Tzlafchad sentivano che non era questa la sua volontà. Nel loro cuore, infatti, sapevano che "gli esseri umani prediligono i maschi invece delle femmine, ma per Dio non è così, la sua compassione ha a cuore le donne e gli uomini nello stesso modo. "


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Come potevano comportarsi allora? Al tempo, esisteva una legge per cui le donne vedove potevano risposarsi: le ragazze pensarono che in questo modo la madre avrebbe  potuto avere dei figli maschi a cui sarebbe toccata l'eredità . Andarono da Mosè a chiedere questo diritto per la madre, ma Mosè rispose che la legge si applicava solo alle donne vedove che non avevano discendenti. A questo punto le figlie di Tzlafchad chiesero a Mosè: "perchè per una legge noi non contiamo come discendenti e non possiamo ereditare i beni di nostro padre , e per un'altra legge invece contiamo e quindi nostra madre non ha diritto a risposarsi?"
Le loro parole colpirono Mosè per la saggezza e per il profondo senso di giustizia. Da allora, si narra, quella legge cambiò e le figlie ebbero il diritto di ereditare i beni del padre.

Questo racconto ci da un esempio di come saper dire la cosa giusta nel modo giusto può farne risaltare la saggezza e la correttezza: le figlie di Tzlafchad non si esprimono con rabbia, non fanno azioni violente, non si ribellano in modo istintivo, ma cercano e trovano il modo in cui la loro richiesta appare giusta agli occhi di tutti.
Nel racconto troviamo anche il tema dell'uguaglianza dei diritti  tra uomini e donne, altro tema importante da affrontare con i bambini.

Aspettiamo i vostri suggerimenti: conoscete delle storie che possono essere di esempio per discutere con i bambini e le bambine alcuni dei tanti aspetti della comunicazione?

Appuntamento a giovedì prossimo con un nuovo articolo

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