gpt skin_web-bambino-0
gpt strip1_generica-bambino
gpt strip1_gpt-bambino-0
1 5

Come insegnare ai bambini a costruire un dialogo

Socializzare e dialogare: come favorire la predisposizione innata dei bambini

Oggi giochiamo a: costruire un dialogo

Mamma: Cosa vuoi fare da grande Chiara?
Chiara: Un lavoro dove si comanda
Mamma: Ah. Tipo?
Chiara: La maestra


I genitori e gli educatori sanno che nei bambini le competenze linguistiche (LEGGI) sviluppano, se non ci sono difficoltà particolari, in modo rapido ed efficiente. Non sempre però sono consapevoli del ruolo che loro stessi svolgono in
questo processo di apprendimento e crescita. Da un lato, i bambini nascono con una predisposizione innata a riconoscere e ricercare i volti umani  e a preferire le voci umane, e in particolare quella della propria mamma e della propria lingua madre, rispetto a qualsiasi altro suono.


LEGGI ANCHE: Le prime parole, come si sviluppa il linguaggio infantile


La predisposizione innata alla socializzazione e al linguaggio ha però bisogno di adeguati stimoli ambientali per
potersi sviluppare: ed ecco che il ruolo degli adulti e degli altri bambini diventa essenziale per poter far fiorire il bagaglio di competenze innate. I bambini imparano moltissimo interagendo tra di loro, anche se gli adulti, nei primi anni, restano i loro interlocutori privilegiati.

Quale ruolo hanno gli adulti? Come si 'insegna' ai bambini ad interagire con gli altri attraverso il linguaggio? Non sono certo l'insegnamento o la correzione esplicita (“Non si dice così, devi dire...”): un ruolo privilegiato lo svolge lo scambio conversazionale. La conversazione è, infatti, considerata lo scambio comunicativo primario per l'essere umano e molti aspetti delle interazioni sociali della vita si realizzano attraverso uno scambio dialogico. In ogni momento dell'interazione sociale, a casa come a scuola o al lavoro, un ruolo importante è svolto proprio dal dialogare con gli altri: dal chiedere informazioni al coordinarsi durante un gioco, dalla visita medica all'interrogazione scolastica, dall'esame universitario al colloquio di lavoro. Per molte persone ancora oggi e per grandissima parte della storia umana, il dialogo è stato il modo di comunicare primario.


LEGGI ANCHE: Linguaggio, il teatro delle parole


A dispetto della sua centralità nella nostra vita quotidiana, nella scuola, secondo gli studiosi, in generale "l'oralità ha un ruolo da Cenerentola. Un indicatore per tutti: in qualunque grammatica scolastica, fra le quattro abilità quelle che di gran lunga sono più sacrificate sono l'ascolto e il parlato; o sono assenti o sono trattate in modo cursorio, per dovere di completezza, con pochissime indicazioni didattiche”(fonte Alberto A.Sobrero)

Inioltre, le competenze orali sono fondamentali per sviluppare le abilità successive, come ad esempio la lettura e
la scrittura
. Il dialogo ad esempio è di grande aiuto per avviare alla lettura, tanto che si parla di stile dialogato quando si legge un libro interagendo con un bambino attraverso uno scambio di domande, chiarimenti, commenti e interventi. Possiamo immaginare questo scambio tra un genitore e un bambino di fronte ad un libro: “Vedi questo che cos'è?”, “Fante!”, “No, non è un elefante! Che cos'è? Vedi com'è piccolo? È un topolino! Come fa il topolino?”. Un altro tipo di stile può essere quello narrativo, con il genitore che prende interamente su di sé il ruolo della narrazione della storia, senza interagire con il bambino che viene guidato alla comprensione attraverso una modalità che ricorda più quella didattica tradizionale e che lo vede meno attivo e partecipe (esempi liberamente tratti da qui).

Se è vero che le interazioni quotidiane sono basate sullo scambio conversazionale, è vero anche che spesso il repertorio che viene offerto al bambino non è sufficientemente ampio o complesso da presentare ai bambini e alle
bambine la possibilità di fare esperienza delle tante situazioni che si possono presentare nella sua vita. Ad esempio, la
relazione con insegnanti e genitori è asimmetrica, come ha ben capito la bambina nella nostra citazione iniziale, e offre
quindi un esempio che non è immediatamente replicabile dai bambini: la maestra può dire ai bambini 'Silenzio! Zitti!',
ma non è sempre accettato che i bambini si rivolgano nello stesso modo agli adulti.

Come possono imparare dunque i bambini ad affrontare il dialogo nelle divese situazioni, soprattutto considerato che gli esempi che hanno a disposizione non sono sempre sufficienti? Vediamo insieme attraverso una scheda come si può sviluppare il potenziale linguistico dei bambini attraverso l'interazione dialogica.

Le non-regole di questa settimana per “Costruire un dialogo”
 
 

Cosa
Giochiamo a...  “Costruire un dialogo”

Chi
Le ricerche neuroscientifiche riconoscono un ruolo importante allo scambio comunicativo quotidiano tra adulti e bambini, ma anche tra i bambini e i loro coetani o con bambini di età diverse. La vita quotidiana dei bambini dovrebbere essere ricca di incontri, di giochi e di scambi con persone diverse, uomini e donne, adulti e bambini, perchè è stato dimostrato che ognuno ha un ruolo nello sviluppo del linguaggio.

Ogni tipo di scambio e di relazione offre al bambino e alla bambina stimoli e sfide diverse, a livello comunicativo ma anche relazionale e affettivo. La ricerca di soluzioni creative, sempre nuove e autonome, di fronte alle diverse sfide è stata definita dai ricercatori un elemento fondamentale nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini ( L’ambiente e gli stimoli ideali per lo sviluppo cognitivo nei primi anni), in grado di prepararli anche ad affrontare le difficoltà che tutti incontriamo nel percorso della crescita e della vita.

Dove
Alcune delle attività che verranno descritte sono semplici e si possono fare ovunque, altre necessitano di qualche accorgimento in più.

Perchè
Il primo scambio comunicativo, che prevede turni e ascolto, contatto visivo e relazione è l'allattamento. In questa prima dimensione mamma e bambino o bambina mettono in pratica le basi di quello che con il tempo diventerà un dialogo vero e proprio. La comunicazione dialogica aiuta il bambino a superare la fase dell'egocentrismo perchè gli richiede di imparare a tenere in considerazione le esigenze del suo interlocutore e di coordinarsi con lui o lei continuamente,  durante il dialogo.

Come

•  Gli adulti possono interagire già con i neonati rispettando gli elementi della conversazione (prendere e lasciare il turno di parola, aspettare in silenzio un segnale di risposta, dirigere lo sguardo verso chi parla, usare le espressioni del volto etc.). I bambini imparano da queste prime relazioni e conversazioni ad interagire con gli altri.

•  Il dialogo può idealmente essere immaginato come solo verbale o solo non verbale: la maggior parte dei dialoghi quotidiani si collocano nel mezzo tra questi estremi ed è sempre importante considerare la gestualità, l'intonazione, le espressioni del volto come parte integrante della comunicazione.

•  Lo stile dialogato durante la lettura, descritto all'inizio, è modo importante per guidare i bambini alla scoperta dei libri e delle storie, ma anche per condividere emozioni.

• L'interazione tra bambini è molto importante, per lo sviluppo del linguaggio, soprattutto se nel gruppo ci sono bambini di età diverse.

• Ci dovrebbe sempre essere alternanza tra giochi individuali e giochi di gruppo. Durante il gioco con gli altri bambini, la discussione e la collaborazione stimolano, oltre al linguaggio, la creatività e rafforzano le capacità relazionali ed emotive dei bambini.

•  I genitori e gli insegnanti devono offrire un ambiente stimolante per l'apprendimento e l'uso del linguaggio, prevedendo attività mirate, che prevedano ad esempio la collaborazione, e spazi di interazione sia con tra adulti e bambini che tra i bambini stessi .

•  Le attività devono prevedere azioni o giochi che stimolano l'interazione verbale tra i bambini, come ad esempio il teatro e il gioco di ruolo

•  Alcune attività utili sono quelle che prevedono un coordinamento verbale: ad esempio, due persone (due bambini o un adulto e un bambino) devono disporsi in modo da non vedersi. A turno, un giocatore descrive all'altro le azioni da fare e gli oggetti da utilizzare per arrivare ad un certo scopo. Ad esempio,   un giocatore ha una ricetta fatta solo di immagini e deve guidare l'altro a realizzarla, nominando le azioni e gli attrezzi da usare. Oppure, i due giocatori hanno una mappa simile, ma solo A sa dov'è il tesoro e deve guidare B a trovarlo. In un altro caso, il giocatore A dà istruzioni a B per riprodurre una costruzione con i mattoncini uguale a quella che lui ha costruito (un esempio di questo gioco lo trovate qui, anche se in questo caso il bambino non riceve e non dà istruzioni ma deve riprodurre un esempio che gli viene fatto vedere ).

• Il gioco del coordinamento verbale può trovare delle varianti: ad esempio, i due giocatori possono vedersi in volto oppure no (come succede parlando al telefono). Può essere fatto in squadre o tra due singoli giocatori, tra bambini o tra adulti e bambini e così via.

•  E' importante rispettare qualsiasi varietà di parlato dei bambini, ad esempio a scuola. Ogni dialetto, lingua o accento ha il suo valore, rispecchia l'identità familiare e le esperienze del bambino e della sua famiglia. Siamo abituati a pensare alla lingua in termini di “si dice così, non così”, ma in realtà ogni varietà deve essere rispettata. Per avvicinare i bambini alla varietà standard, la famiglia o la scuola possono valutare eventuali interventi, ad esempio un corso di lingua per bambini stranieri. Per i bambini più piccoli, sarà spesso sufficiente l'interazione con gli altri per apprendere anche varietà diverse da quella famialire.

•  Le correzioni esplicite sono sempre sconsigliate, perchè potrebbero inibire la spontaneità dei bambini più piccoli. In alternativa, si può sempre offrire la forma standard, o quella corretta in caso di un vero errore, attraverso la riformulazione, inserendo cioè nella risposta la forma corretta o standard.

Letture:

Un libro sull'interazione La conversazione. Un'introduzione allo studio dell'interazione verbale
Galatolo Renata; Pallotti Gabriele
Cortina Raffaello, 1999
Un libro sulla comunicazione Comunicare nella vita quotidiana
a cura di Franca Orletti
Il Mulino, 1983

 

gpt native-bottom-foglia-bambino
gpt inread-bambino-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-bambino-0