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Come il neonato impara a socializzare

Dai primi giorni fino al primo anno di vita sembra che il bambino non socializzi, ma non è del tutto vero. Ecco come i genitori possono aiutarlo nella scoperta degli altri

L'argomento "socializzazione" è uno di quelli per cui solitamente le mamme vengono prese più di mira dal coro dei famigerati dispensatori di consigli non richiesti. Oltre ad essere uno dei noccioli della sempreverde questione "nido sì o nido no", è anche uno di quegli argomenti per cui, disgraziatamente, le persone sembrano avere solo incrollabili certezze (LEGGI).

Certezze che, come sempre, si rivelano illusorie, o quantomeno relative: tempi e modi variano da bambino a bambino e, come è vero che in una struttura specializzata il piccolo viene seguito da personale preparato (o almeno si spera) nei suoi primi approcci alla vita sociale, è altrettanto vero che un primo rapporto con gli altri si può anche imbastire al parco, in piscina o altri luoghi pubblici, se la mamma o chi per lei è disponibile a imbarcarsi in questa impresa. Ma come inizia la socializzazione del cucciolo d'uomo?

Un primo germoglio di attività sociale è presente già dai primi giorni di vita, ed è il rapporto, indiscusso e intensissimo, che si instaura con i genitori e soprattutto con la madre. Una relazione fatta di gesti e di sguardi, un mondo speciale e magico che costituirà un vero tesoro per l'esperienza di entrambi. Il neonato di pochi giorni sembra non interagire, ma questo non è del tutto vero: in realtà presta molta attenzione al nostro viso e al suono della nostra voce. E le prime interazioni devono fargli capire che si può fidare di noi, che riusciamo ad interpretare i suoi bisogni. La fiducia è il fondamento del suo sviluppo sociale.


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Durante i primi mesi, a partire dal suo primo sorriso, il bambino inizia a notare la differenza tra le emozioni umane fondamentali, come la felicità, la sorpresa, la rabbia, la paura. E' molto sensibile all'umore della madre e può diventare irritabile se noi lei si mostra nervosa e viceversa, ben presto inizierà a ricambiare il suo sorriso.

Le parole che rivolgiamo al nostro bambino sono importantissime, fin da quando ancora lo teniamo nella pancia. Una delle attività più importanti per lo sviluppo sociale del bambino è imparare a dare un senso al linguaggio (LEGGI); cerchiamo quindi di parlare spesso, descrivendo le nostre attività quotidiane e rispondendo ai suoi primi versetti.


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Passa qualche mese, e iniziamo a notare che il nostro bambino, che non sa ancora né camminare né parlare, segue con evidente interesse e curiosità i giochi dei suoi "colleghi" più grandi al parco. E' vero, non sta ancora giocando con loro, ma li studia e ne viene stimolato; per questo è bene favorire il contatto con gli altri bambini fin dai primi mesi di vita. La stessa regola vale per gli adulti: è provato che, fin da piccolissimo, il bambino preferisce i visi umani agli oggetti, e per lui è una fonte inesauribile di intrattenimento il contatto con chi gli parla, si muove, gli sorride.



Intorno ai sette mesi il piccolo inizia a capire di essere una persona distinta e non una sorta di "appendice" della mamma; questa scoperta lo spaventa, e può darsi che intorno a questo periodo si metta a piangere ogni volta che viene preso in braccio da qualcuno che non siano i genitori; quasi sempre questi comportamenti finiscono prima del compimento dell'anno. Quando il bambino si trova in un contesto nuovo, è quindi bene aiutarlo ad adattarsi con dolcezza e tenendolo in braccio, parlandogli. Gli estranei dovrebbero abbassarsi al suo livello, senza torreggiare su di lui, evitando di toccarlo o prenderlo in braccio immediatamente e di bloccargli la visione del papà o della mamma. Il gioco del cucù diverte il neonato e lo aiuta a capire che anche quando la mamma "sparisce", poi ritorna sempre.


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Ogni neonato nasce con un suo temperamento, che ha un grosso ruolo nello sviluppo delle capacità sociali; è sbagliato voler spingere il bambino ad adattarsi a determinati schemi mentali precompilati costringendolo a situazioni che lo spaventano o lo mettono a disagio. Sta a noi gestire le sue paure e aiutarlo con dolcezza e comprensione ad imparare ad interagire con gli altri; è nelle nostre mani la possibilità di gettare le basi per una vita sociale ricca ed appagante.

Laura Losito
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