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Come educare i figli in un mondo maleducato

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La nostra pedagogista ci dice come educare i figli in un mondo maleducato, dove c'è poco rispetto prima di tutto per se stessi e poi verso gli altri

Come educare i figli in un mondo maleducato

Mettere al mondo un figlio richiede non solo sacrifici, ma anche mille riflessioni sulla realtà che ci circonda. Molti genitori sono convinti che crescere un bambino in un mondo in cui ci sia poco rispetto prima di tutto per se stessi e poi verso gli altri non sia una cosa semplice. Restando fermi però su queste considerazioni nessuno creerebbe più una famiglia dando il via, invece, all’estinzione del genere umano! Cosa ci fa pensare allora che, nonostante tutto, dare alla luce un figlio sia l’esperienza più bella della nostra vita? Sicuramente la speranza, il sogno di un possibile miglioramento, l’idea di un futuro roseo o come direbbe qualcuno “la pace nel mondo”.

Desiderare un mondo migliore per noi, ma principalmente per i nostri figli, è il desiderio di ogni genitore, ma quanti genitori sono veramente in grado di rendere migliore il mondo del proprio figlio? Da insegnante posso dire che molti bambini purtroppo non spiccano certo per educazione. Se viene consegnata loro una scheda non si sente il tanto atteso “grazie”, parole poi come “per favore” o “permesso” è come se fossero state cancellate. Il ruolo del docente non è solo quello di riempire la mente di bambini e ragazzi di nozioni, di argomenti che il più delle volte vengono ritenuti noiosi, ma intervenire là dove si nota una mancanza in famiglia: il più delle volte si tratta del dialogo, della comprensione e in questo caso dell’educazione. Le famose “paroline magiche” dovrebbero essere insegnate sin da subito ai bambini per abituarli all’uso e ad inserirle nei vari contesti della giornata.

Quali errori bisogna evitare?

Sicuramente la colpa non va data al bambino che entrando in aula non dice “buongiorno”. Quante volte vi sarà capitato di entrare in una banca o un negozio e al vostro saluto non avete ricevuto risposta? O salendo sulla metro avete chiesto permesso e nessuno si è spostato? Spesso questa mancanza l’associamo alla stanchezza, allo stress...eh no qui c entra l’ educazione! L’abitudine deve partire dalla famiglia, in primis dai genitori. Se il padre arriva a casa e non saluta o la madre non ringrazia se le viene data una cosa è normale che i bambini non ricevano il messaggio che quelle “parole” sono fondamentali per stare bene con gli altri.

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  • Non rimandare

È un errore che si fa spesso. Si giustificano i bambini dicendo che tanto c’è tempo per queste cose, che è troppo piccolo o ormai troppo grande. Niente di più sbagliato! È come sempre compito degli adulti educare i bambini sin da piccoli alle buone abitudini. Se sono in grado di dire “mamma”, “papà”, “ciuccio”, piano piano e con costanza saranno anche in grado di dire le “parole della buona educazione”, chiamiamole così.

  • Non dare per scontato niente

Troppo spesso si vedono bambini e ragazzini usare un linguaggio poco appropriato alla loro età come se esprimendosi con insulti o “parolacce” si tenda a rafforzare un concetto o faccia sentire grandi. Ricordo perfettamente che se da bambina osavo dire “stupido” (e per me era già grave come insulto!) venivo rimproverata dai miei genitori o parenti di turno e anche adesso che sono adulta e mamma non tollero che venga usato un linguaggio simile. Precisiamo, non ho ricevuto nessuna rigida educazione, anzi è stata semplice e normale, ma nella mia famiglia non si ammettevano parole che poi in realtà non significano nulla. È quello che insegno ai miei alunni, che cerco di far capire a chi mi chiede consulenze come pedagogista ed è quello che sicuramente insegnerò alla mia bambina che a quasi due anni è entrata nella fase dei “no” e adesso va benissimo così.

  • Dare l’esempio

Quante volte l’avrò detto! Spetta a noi adulti insegnare l’educazione e la Pedagogia ne è la scienza per eccellenza. Noi Pedagogisti non abbiamo formule magiche, ovvio, ma sappiamo o almeno speriamo di sapere quali siano le vie giuste da intraprendere per vedere una società serena e felice. Ognuno di noi è responsabile della felicità degli altri e attraverso l’esempio si può fare veramente tanto. Ci lamentiamo se il figlio torna a casa tardi e peggio ancora ubriaco, se la figlia indossa abiti provocanti, ma non guardiamo se noi trascorriamo buona parte del tempo a scattare selfie e perdere tempo sui social, se in un mondo fatto per lo più di apparenza riteniamo giusto andare contro valori ormai superati e fuori moda.

Mi fanno riflettere tanto i quarantenni e cinquantenni di adesso così presi dal volersi mostrare e spesso dare un’idea della loro meravigliosa vita quando basta allargare un po' l’inquadratura e vedere intorno un’assenza sociale non indifferente. Andare al passo con i tempi non significa dimenticare l’aspetto più importante di noi stessi: il rispetto.

Rispettarsi e rispettare

La parola d’ordine e quella che dovremmo insegnare ai nostri figli è, appunto, il rispetto, verso noi stessi per poter poi rispettare gli altri. Se io non ho considerazione di me stessa, se alla mia persona, fisica e mentale, non do la giusta importanza come posso vivere in un mondo in cui non ci sia maleducazione? Molto spesso pensiamo che ci sia tutto dovuto, che la terra in cui viviamo ci appartenga e così l’ambiente, gli animali e gli esseri umani stessi. In questo viene meno la teoria darwiniana “il più forte vince”, cos’è in realtà che si vince? Se non un mondo fatto di violenza, di apparenza ed esclusione?

  • "Tratta gli altri come vuoi essere trattato"

Questa è la regola d'oro che va inculcata ai bambini anche se molti adulti sembrano averla dimenticata. I bambini non imparano i valori leggendo libri, ma comportandosi bene e si possono comportare bene solo attraverso l’esempio. Il bambino che per strada butta per terra una bottiglietta d’acqua e la madre non gli dice niente non è maleducato, ma ineducato nel senso che non è stato educato al rispetto dell’ambiente.

L’inciviltà non passa per mano dei bambini, ma da noi adulti che troppo presi dalle nostre cose non ci rendiamo conto di che mondo stiamo lasciando ai nostri figli. Un ambiente inquinato, un genere umano attaccato ai soldi e al potere, una guerra che vista dall’alto sembra un gioco in scatola, ma gioco non è, un’indifferenza verso i più deboli che fa paura, un atteggiamento di strafottenza verso il prossimo che non si può accettare.

È questa l’eredità che stiamo lasciando ed è per questo che non dobbiamo meravigliarci se il bambino che entra in classe non saluta, se tra la coppia non c’è più dialogo e comunica solo via social. Guardare indietro e vedere i valori che sono stati trasmessi dai nostri nonni e poi dai nostri genitori non è una cattiva idea. Ogni tanto ci fa bene volgere lo sguardo al passato ed è sicuramente quello che ho intenzione di fare come pedagogista, insegnante, ma soprattutto come mamma! 

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