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I bambini e il loro modo di comunicare

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Esistono varie tipologie di comunicatori: ecco come comunicano i bambini

Come comunicano i bambini

Ogni individuo ha un modo particolare e personale di comunicare e ciò vale anche per i nostri figli. Ma come comunicano i bambini? Dobbiamo immaginare il cervello umano come un enorme computer dove ogni informazione o ricordo è conservato in un file che si relaziona con gli altri. E i bambini hanno processi di pensiero fortemente intrecciati con la tecnologia.

Ma la comunità scientifica ha osservato che esistono varie tipologie di comunicatori e sapere a quale appartiene vostro figlio può favorire la comunicazione tra voi.

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Quelli che comunicano attraverso le immagini:

In linguaggio anglosassone li chiamano see-ers. Sono quelli che usano parole per descrivere le dimensioni, la forma, il colore la luminosità, la prospettiva e altre caratteristiche fisiche. Mentre parlano gesticolano tantissimo e usano  le mani insieme alle parole descrittive per riuscire a farti vedere l'immagine nella tua testa esattamente com'è nella loro. Solitamente guardano in alto quando pensano e dicono cose del tipo “Vedi cosa sto dicendo?”.
Sono i fan di Pinterest, Instagram e altre applicazioni “visive”

Quelli che descrivono le cose in base a come le sentono

In America li chiamano hear-ers, sono i bambini che usano parole legate al suono e alle orecchie: usano frasi del tipo “sentimi bene”, parlano in modo ritmico, usano la voce come uno strumento e utilizzano in modo preciso il volume, il timbro, il tono della voce per rendere il discorso più vivace. Spesso mentre parlano fanno rumori, ad esempio schioccando le dita, o battendo le mani per dare importanza ad una frase, usando in sacco di pause. Sono gli amanti dei social e delle app musicali, come iTunes.

Come aiutarlo a parlare della sua giornata

Quelli che parlano con le emozioni

Usano spesso frasi del tipo “non mi sento a mio agio”, sono permalosi e tutto il discorso punta a valutare le sensazioni e le emozioni. Generalmente guardano in basso quando parlano e non amano il contatto visivo prolungato. Danno risposte piuttosto brevi e sintetiche e anche molto specifiche, spesso sono irrequieti e preferiscono social network come Facebook, dove devono solo mettere un mi piace.

Come possono queste informazioni essere di aiuto per il genitore che vuole comunicare più efficacemente con il proprio figlio? 

Mark Papadas, esperto di responsabilizzazione dei bambini e autore di famosi saggi, spiega:

se siete in grado di capire come pensano e comunicano i vostri figli potreste forse iniziare ad adattarvi al loro stile per arrivare a parlare la stessa lingua

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