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Come affrontare il passaggio dall'infanzia all'adolescenza? Consigli della pedagogista

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I consigli della pedagogista su come affrontare il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Come comunicare con i figli e gestire conflitti e incomprensioni

Come affrontare i problemi dell'adolescenza

"L’adolescente non vuole essere capito, ed è per questo che si lamenta tutto il tempo di essere frainteso". Stephen Fry

Periodo di trapasso dall’infanzia all’età adulta, l’adolescenza si configura come una fase di cambiamenti comportamentali e fisici per il bambino che, man mano, diventa adulto. Questa sorta di processo di “maturazione” comporta spesso disagio o difficoltà che l’adolescente non sempre riesce a rielaborare e, soprattutto, a comunicare a coloro che lo circondano. E’ complicato gestire quelle trasformazioni del corpo che, per le femminucce, iniziano a notarsi intorni ai 12 anni e, nei maschi, poco più tardi, ovvero verso i 13 anni.

Tra i cambiamenti fisici più rilevanti c’è la comparsa del ciclo mestruale e del seno nelle ragazze e della barba per i maschi, oltre che le variazoni del timbro vocale. A livello psicologico e comportamentale, invece, i giovani il desidererebbero vivere la loro vita come nell’età adulta, ma sperimentano sensazioni di cocenti delusioni o sconfitte e, per questo, spesso si sentono insicuri e fragili.

Come gestire l’adolescenza

L’adolescenza viene, quindi, a configurarsi come un periodo critico per un ragazzo/ragazza in crescita. Ogni certezza appartenente agli spensierati anni dell’infanzia è posta in discussione, ciò che sembrava potersi risolvere facilmente ora diventa un problema spesso insormontabile ed è ingigantito proprio dall’adolescente stesso! In questa fase egli tende ad assolutizzare fatti, cose, persone sull’onda di un’emotività esasperata. Un mix di emozioni negative e positive si incontrano e “scontrano” in modo burrascoso e l’adolescente, molte volte, fa fatica a disciplinarle e a canalizzarle correttamente!

Come affrontare l’adolescenza dei figli

Durante l’adolescenza i genitori svolgono un ruolo determinante nell’educazione (e nella vita) del proprio figlio. Essi dovranno accogliere i suoi cambiamenti umorali e comportamentali mantenendo un atteggiamento morbido e comprensivo. Non è certamente un compito facile quello a cui essi sono chiamati. Non è affatto semplice accettare che il proprio figlio stia crescendo e che assuma sempre più le fattezze di un adulto: ad ogni madre o padre dispiace constatare che il tenero bimbo si sta trasformando in uomo! Queste trasformazioni, il più delle volte, si prevedono tumultuose e sarà necessario che la famiglia comprenda la criticità del momento al fine di affrontare al meglio una fase così delicata dello sviluppo, soprattutto psichico, del proprio figlio.

Comunicazione tra genitori e figli adolescenti

Stabilire una comunicazione empatica è sempre una strategia vincente nella relazione educativa con un figlio adolescente. Il livello di conflittualità si configura spesso molto alto: il genitore tende a minimizzare lo stato emotivo del ragazzo e, addirittura, a ironizzare su fatti e vissuti del giovane stesso. A volte l’adulto dimentica che è stato adolescente a sua volta e si pone come giudice assoluto, sentendosi in diritto di giudicare, anche in modo pungente, gli atteggiamenti e le azioni del figlio. Il genitore accetta mal volentieri che il proprio bambino, che non ha mai dato problemi, durante l’infanzia, ora è al centro di situazioni di vita che richiedono maggior attenzione e applicazione per la risoluzione. Le tensioni che nascono tra adolescente e mamma o papà sono, dunque, frequenti.

Cose da dire alle figlie quando saranno adolescenti

Come affrontare i conflitti con i figli

Quando il livello di conflittualità è molto alto, sarà bene che gli adulti imparino a mitigare i sentimenti di collera verso il ragazzo, anche quando quest’ultimo è chiaramente dalla parte del torto. Assumendo un atteggiamento oppositivo, l’adulto non fa che acuire il contrasto con il figlio. Sarà importante attivare uno stesso canale di comunicazione, basato innanzitutto sul rispetto degli stati emotivi del ragazzo. Il conflitto nasce spesso proprio per l’incapacità da parte dell’adulto di mettersi nei panni del figlio. Questo non vuol dire che il conflitto va abolito, anzi. Un sano livello conflittuale è necessario perché sottolinea i ruoli imprescindibili di genitore e figlio. Il genitore deve fornire stabilire alcune regole che siano capisaldi dell’educazione del figlio, tenendo ben presente che spesso il conflitto nasce proprio perchè i principi vengono violati. Appare, però, necessario ribadire le regole con fermezza e mai pretendere una confidenza quasi amichevole con il figlio. Il momento di contrasto serve all’adulto a capire meglio le ragioni del figlio e al figlio a capire quelle dell’adulto. 

Adolescenza, cosa fare quando i figli sono apatici

Accade di frequente che alcuni adolescenti vivano momenti di apatia comportamentale e affettiva: si chiudono in se stessi, parlano poco, si rintanano nella loro stanza e limitano le interazioni anche con il gruppo dei pari (gli amici). Spesso il ragazzo avverte un senso di inadeguatezza, affronta con fatica la realtà di ogni giorno, nutre poco interesse per ciò che gli accade intorno. Escluse cause di matrice psichiatrica, si può ritenere che la responsabilità di un comportamento apatico risieda proprio nel delicato periodo dell’adolescenza. Il ragazzo si sente inadeguato, incapace di agire positivamente, affrontare le difficoltà, anche quelle piccole. Un modo per aiutare un figlio apatico è stabilire un contatto, anche fisico, con lui: un abbraccio stretto, una carezza, un bacio può fargli comprendere più di tante parole quanto il proprio padre o madre lo capisca. Anche usare un modo di parlare calmo e pacato può aiutare, unitamente a parole rassicuranti: “Caro Marco, ti vedo poco sereno e svogliato da un po’di tempo… ti va di parlarne? Potrei capirti se mi racconti anche solo un po’ quello che ti sta succedendo” Il ragazzo deve sentire di poter contare sui propri genitori, ancora di salvezza in un mare in burrasca e pieno di insidie come il periodo adolescenziale.

Adolescenza difficile, cosa fare quando è aggressivo

Accade pure che l’adolescente maturi atteggiamenti che possono prendere la forma di aggressioni fisiche (botte, calci, morsi) o verbali (turpiloquio, espressioni sgradevoli e offensive). Dietro a questo modo di comunicare violento c’è un silenzioso urlo di aiuto che il ragazzo rivolge alla famiglia, alla scuola, a chi lo circonda nella quotidianità. Il genitore dovrebbe parlare apertamente con il proprio figlio di quello che gli sta accadendo, sottolineando la nocività di tali comportamenti.

Data la delicatezza del problema, per non innescare reazioni violente sarà opportuno:

  • Mantenere la calma
  • Non affrontare il ragazzo con forza e supponenza

Laddove il genitore non riesca ad ottenere chiarimenti esaustivi sull’origine del comportamento aggressivo, potrà essere utile:

  • Coinvolgere una terza persona, un esperto nel settore o un parente/amico in cui il ragazzo ripone generalmente fiducia.

Adolescenza difficile, consigli della pedagogista

In una società fortemente individualista come quella in cui viviamo, alcuni atteggiamenti di “chiusura” possono essere normali e poco preoccupanti. Occorre, tuttavia, che un genitore sia sempre attento ad individuare un campanello di allarme nel proprio figlio. Per far ciò deve:

  • Ascoltarlo
  • Osservarlo
  • Dedicargli attenzioni e tempo

L’adolescente spesso sfugge all’autorità dell’adulto e proprio per questo si pone in netto contrasto con i genitori.

Sarà loro cura, quindi:

  • Cercare momenti di intimità con il proprio figlio
  • Creare situazioni che lo coinvolgano e ne attirino l’attenzione (scarsa in questa fase di vita verso le cose che non sono le proprie).
  • Organizzare una gita insieme
  • Mangiare un panino al pub o semplicemente gustare un pezzo di torta sul divano di casa
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