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Stimolare lo spirito collaborativo e l'aiuto reciproco

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I consigli della pedagogista per stimolare nei bambini lo spirito collaborativo e la sensibilità nei confronti degli amici in difficoltà

Educare i bambini alla collaborazione

Come possono fare le mamme per sensibilizzare i loro figli all'aiuto degli amici in difficoltà, a collaborare con i coetanei e a sostenersi l'un l'altro? Ecco alcune considerazioni e indicazioni a riguardo che possono agevolare questo apprendimento. 

Lo sviluppo dell'empatia

La prima competenza che il bimbo deve avere per poter sviluppare una sensibilità verso l'altro e un'attenzione ai suoi bisogni e al suo stato d'animo è l'empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell'altro. Questa abilità non è immediata nei bambini, il pensiero dei quali è prevalentemente ego-centrato, ovvero centrato su di sé, sulle proprie emozioni, pensieri e stati d'animo. Il bambino fatica insomma ad assumere il punto di vista altrui. Per questo motivo è importante che i genitori aiutino il figlio a riflettere sulle situazioni attraverso domande, suggerimenti, considerazioni che lo portino a considerare cosa potrebbe provare, pensare o fare l'altro in una determinata situazione, provando a cioè a farlo immdesimarse nell'altro (se fossi in lui...?)

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La riflessione quindi dovrà riguardare non solo l'AZIONE (come l'altro si comporterebbe) ma anche il PENSIERO (cosa penserebbe) e l'EMOZIONE (come si sentirebbe). A questo proposito può essere utile partire proprio da esempi concreti, da esperienze quotidiane che vive il bambino, da discussioni o scambi che ha con i coetanei e parlarne con lui provando prima a chiedergli “come ti sei sentito? Cosa hai pensato? Cosa hai fatto?” e poi, allo stesso modo in riferimento al compagno “E lui come si è sentito? Cosa avrà pensato? Cosa ha fatto?”. Attraverso queste domande si abituerà il bambino a non riferirsi solo a se stesso e al proprio vissuto, ma lo si aiuterà ad aprirsi maggiormente al punto di vista degli altri.

Lo sviluppo dell'autostima

Oltre alla capacità empatica, affinché il bambino possa sviluppare l'attitudine e la sensibilità dello spirito collaborativo, è necessario che abbia una buona dose di autostima. Per questo motivo è importante che il bambino abbia consapevolezza delle proprie competenze e delle proprie risorse: perché si senta di poter dare qualcosa agli altri deve essere convinto di avere qualcosa di bello e di importante da offrire. A questo proposito un compito importante dei genitori è quello di sottolineare e rimandare al figlio tutte le sue capacità, competenze, abilità, in modo che lui aumenti la consapevolezza del proprio valore.

Sviluppare l'autostima è un gioco per i bambini

Dandogli fiducia nelle proprie competenze e rendendolo sicuro del fatto che è bravo in determinati ambiti, lo si potrà anche gradualmente abituare a pensare che proprio perché possiede delle risorse importanti le potrà mettere anche a disposizione degli amici che in quell'aspetto sono in difficoltà. Anche in questo senso a partire da situazioni reali il genitore avrà il compito di far riflettere il bambino sulle difficoltà che ha un suo amico o compagno e provare a pensare insieme a lui come potrebbe aiutarlo e quali delle sue abilità potrebbe mettere a disposizione per offrigli il proprio sostegno.

La capacità di chiedere aiuto

Ma poiché lo spirito collaborativo non è unidirezionale, ma anzi è proprio basato sullo scambio e sull'arricchimento reciproco è importante che il bambino sviluppi non solo la consapevolezza delle proprie risorse, ma anche delle proprie fragilità. Accorgendosi di “fare fatica” in determinati ambiti, il bambino si renderà conto che non ha solo la possibilità di dare agli altri ma anche di chiedere loro aiuto. Se è molto più semplice per un genitore sottolineare al bambino i suoi meriti e i suoi pregi, molto più delicato è l'accompagnamento alla consapevolezza dei propri limiti e delle proprie fragilità.

Tuttavia anche questo è un passaggio fondamentale perché il bambino costruisca in maniera armonica la propria identità e perché prenda consapevolezza che come tutti gli altri ha sì dei grandi punti di forza ma anche qualche piccola o grande difficoltà che può essere ovviata nel momento in cui accetta di farsi aiutare. E' importante quindi che anche in famiglia si sostenga l'importanza del chiedere aiuto quando si è in difficoltà, sottolineando che la bravura di una persona non sta nel saper fare tutto ma nella consapevolezza di ciò che si può fare da solo, ciò che si può fare con l'aiuto degli altri e ciò che si può fare per gli altri.

Responsabilizzare

Infine, è importante che i genitori promuovano la sua responsabilizzazione; nel momento in cui il bambino si mette a disposizione per aiutare l'altro è fondamentale che porti a termine il proprio compito con impegno e responsabilità: il prendersi cura dell'altro comporta pazienza, attenzione e costanza. A questo proposito è fondamentale che si abitui il bambino innanzitutto ad avere piccoli e semplici compiti di responsabilità all'interno del nucleo domestico utili per tutta la famiglia (anche semplici quali aiutare a preparare la tavola, riordinare i giochi, ma anche perché no per esempio coccolare un po' chi è triste, o aiutare un pochino chi è ammalato...) e poi soprattutto a mantenere e portare a termine sempre questi piccolo-grandi compiti. Già in famiglia è importante che il bambino si abitui a pensarsi non solo come una persona che riceve passivamente ma che è anche capace di dare attivamente il proprio prezioso contributo.

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