Che fare se ha la mammite?
Sono molti i bambini che sviluppano un attaccamento esasperante ed esasperato nei confronti della figura materna
di Isabella Ricci
Sono molti i bambini che sviluppano un attaccamento esasperante ed esasperato nei confronti della figura materna. Non si deve dimenticare però il fatto che questo particolare stile comportamentale nasce all’interno di una relazione, che vede coinvolti la mamma e il bambino, ed è quindi una condizione attribuibile alle abitudini che la diade ha instaurato nel corso del primo anno di vita.
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Non ci si può aspettare cioè che un bambino che sia sempre stato tenuto sotto lo stretto controllo della madre, che sia stato allattato al seno (LEGGI) oltre il primo anno di vita, che si sia abituato a prendere sonno (LEGGI) nel letto dei genitori, diventi improvvisamente un bambino autonomo.
Una volta che si sono instaurate determinate abitudini si può anche temere le conseguenze del tornare indietro: se per esempio un bambino è stato allattato oltre il periodo normativo, non tanto per la funzione nutritiva, ma perché per esempio la madre è abituata ad attaccare il bambino al seno per calmare il pianto del figlio, anche in momenti in cui la nutrizione non è necessaria, potrà sviluppare il timore che l’interruzione di questo comportamento possa far sentire il bambino rifiutato.
Lo stesso si può dire in relazione all’abitudine di far addormentare il figlio nel lettone per trasportarlo solo successivamente nel suo letto. Certe indulgenze, che generalmente vengono accordate per lecita preoccupazione di soddisfare nella migliore delle maniere possibili i bisogni del bambino, rivelano la loro natura di arma a doppio taglio nel tempo.
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Se nel presente infatti consentono di ottenere rapidamente la tranquillità del bambino e di trasformare il suo stato dall’agitazione alla calma, nell’immediato futuro possono generare dei problemi ancor più difficili da risolvere: disturbi dell’addormentamento, paura del buio, ansia di separazione (LEGGI), e persino alcune forme precoci di disturbi dell’alimentazione sono alcuni tra i quadri sintomatologici che possono derivare da uno stile relazionale iperaccudente, che accorda poca o nessuna autonomia al bambino.
Il primo anno di vita è invece il periodo più importante per lo sviluppo del piccolo: anche la tradizione psicoanalitica attribuisce intorno a questo momento il compimento del processo di emancipazione psicologica del bambino dalla relazione simbiotica con la madre. E’ il momento in cui si conquistano le prime autonomie: in primo luogo l’alimentazione attraverso il compimento dello svezzamento (LEGGI) passa dal solo latte materno all’alimentazione solida. Il bambino impara gradualmente ad utilizzare le stoviglie e da che è imboccato tenterà di mangiare da solo. E’ importante non ostacolare questi momenti di emancipazione.
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Inoltre nel primo anno di vita si assiste alla manifestazione di due nuove competenze: la deambulazione autonoma e lo sviluppo del linguaggio (LEGGI). I primi passi e le prime parole fanno la loro comparsa proprio in questo periodo. Parallelamente allo sviluppo della deambulazione si assiste ad un intensificazione del comportamento esplorativo: l’esplorazione dell’ambiente e di tutti gli oggetti che vi si incontrano è tipico di questa fase di sviluppo in cui in maniera sempre più consapevole il bambino incontra il mondo. Anche questi tentativi devono essere incoraggiati, sempre sotto lo sguardo vigile dell’adulto, che dovrebbe porsi nei confronti del piccolo come una “base sicura”, per citare una famosa espressione di Bowlby, a cui fare ritorno in caso di bisogno.
Un altro metodo per incoraggiare il bambino verso una minore dipendenza assoluta dalla figura materna è quello di incoraggiare un care-givering multiplo (), ovvero di ricorrere spesso all’affidamento del bambino ad altre figure che fanno parte del nucleo familiare, come il padre, i nonni, i fratelli e le sorelle maggiori. Consentire l’inserimento nella scuola materna o all’asilo, occasioni eccezionali di scambi socio-affettivi con i pari e con altri adulti significativi, vivendo questo momento come un’opportunità di arricchimento per il proprio bambino e non come defraudante sottrazione di tempo da trascorrere con quest’ultimo
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"mammite"?
Solo il fatto che si parli di "mammite", che è una parola inventata, dovrebbe far intuire che non si parla di un disturbo reale, che medici/psichiatri si sono presi la briga di studiare e catalogare. quindi sono tutti blablabla, che avrebbe potuto scrivere anche il fruttarolo sotto casa mia, questo articolo di scientifico non ha nulla. "un attaccamento eccessivo", cosa sarebbe eccessivo? quello che disturba la mamma, ma che è perfettamente normale per un bambino piccolo? mi sa di sì. però fa comodo avere l'alibi di una "psicologa".
la laurea della psicologa
Ma la "dottoressa" la laurea dove l'ha presa?
Le fonti
Mancano totalmente fonti e studi a suffragio di quello che scrive mentre posso dire di rileggere la teoria dell'attaccamento di Bowlby (giusto per dare un riferimento che non sia un'opinione) o la posizione dell'OMS sulla durata di allattamento oppure gli sudi di McKenna sul sonno, oppure molto più semplicemente fare una ricerca sul sito di UPPA rivista di pediatri per genitori per capire che quanto afferma, non solo è scorretto e fuorviante, ma anche pericoloso (questo si) per una felice relazione di attaccamento genitori/figli. Sarebbe utile capire, x' alla luce di tante fonti consolidate si continui a fornire questo tipo di approccio
la scienza e l'esperienza vanno nel verso opposto a quanto citato nell'articolo....
Chi scrive queste cose e chi le commenta oltre ad avere la responsabilità di fare cattiva informazione (l'attaccamento ad alto contatto è nella natura umana nonchè sostenuto da una miriade di pubblicazioni scientifiche e oggetto pure di master universitari vedi Padova)semplicemente non lo ha provato.
Io ho un bimbo di due anni e mezzo portato, allattato ancora che dorme nel lettone, non al nido ed è indipendente e sereno sta con tutti non piange quasi mai e non ha nessun problema di socializzazione...mentre per ignoranza il primo non portato, dormito in cameretta sua, allattato ma non così tanto, non cresciuto nel distacco certo, massaggiato e ascoltato nei suoi bisogni ha meno sicurezza del fratello!quindi prima di giudicare e parlare di certe cose è sempre meglio conoscerle bene!non alimentiamoci di preconcetti e pregiudizi non fa bene a nessuno nemmeno ai nostri bambini...
anche lei al cepu
ormai siete diventati ridicoli,i vostri commenti/pareri non li sopporta piu' nessuno. Ma vi fa tanto schifo sostenete l'alto contatto? Se voi ,che dispensate queste perle di saggezza,lo fate perche' vi pesa accudire i vostri figli,a noi no. La prossima volta certi discorsi stupidi tieniteli per te