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Capricci: ignorarli funziona!

Cosa sono i capricci? A che servono? Perché si fanno? Esistono davvero? Cerchiamo di venire a capo della questione in maniera mammesca, lasciando per un attimo da parte la pedagogia e la pedagogista

di Mariaelena LaBanca

Cosa sono i capricci? A che servono? Perché si fanno? Esistono davvero?
Cerchiamo di venire a capo della questione in maniera mammesca, lasciando per un attimo da parte la pedagogia e la pedagogista.
Il capriccio c’è e si vede. Nasce nel momento in cui la mamma è troppo indaffarata e troppo a lungo, per poter dare retta al suo piccino (LEGGI).


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Il capriccio si manifesta sottoforma di una richiesta strampalata, a volte ripetitiva, di solito snervante (voglio l’acqua, voglio l’acqua, voglio l’acqua)... da parte del bambino che, pur di ottenere l’attenzione della mamma, farebbe qualunque cosa.

Non importa che età abbia il piccolo capriccioso: i nostri figli sanno perfettamente dov’è la piaga e come girarci dentro il ditino!!!

Infatti fanno i capricci quando siamo al telefono col nostro capo, mentre non li fanno se siamo al telefono con la suocera, fanno i capricci al supermercato quando sono insieme a noi, ma non con altri nella stessa situazione.


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Insomma, loro sanno come ottenere ciò che vogliono (LEGGI), puntando sulle situazioni che per noi sono più stressanti.
Innanzitutto dobbiamo prevenire il capriccio. Se sappiamo che dovremo stare a lungo al telefono o al pc, diamo al piccolo delle alternative di gioco che non gli proponiamo spesso e che per lui sono una novità. Sicuramente giocherà più a lungo che con i “soliti giochi”.

Se al supermercato il nostro piccolo piange per avere le caramelle, diciamogli prima di partire da casa che avrà le caramelle solo se ci aiuterà a fare la spesa. Coinvolgiamolo e, compriamo le caramelle solo se si sarà comportato bene.
Ma se neanche questi suggerimenti sono efficaci, la pedagogia e la pedagogista ci vengono in aiuto.

ignorare-i-capricci-funziona



Premettiamo subito che ignorare un capriccio non vuol dire ignorare il bambino. Solo vuol dire ignorare il metodo in cui il piccolo chiede attenzione spostandolo su un’altra strategia.
Allora, il metodo è abbastanza semplice e può essere o no condiviso e condivisibile. Con mio figlio treenne funziona alla grande ma non è detto che con altri bambini sortisca lo stesso effetto.


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Se un bambino esplode in un capriccio che noi non vogliamo accontentare (tipo venire in braccio mentre cuciniamo, stendiamo la lavatrice..) non guardiamolo nemmeno, cambiamo stanza e aspettiamo qualche secondo… di solito, vedendo che la mamma non assiste ad una scenata degna di una telenovelas, il piccolo smetterà di piangere. Se, invece, come nel mio caso, il piccolo Merola in erba, continua imperterrito a piangere, chiamatelo dall’altra stanza e chiedetegli di aiutarvi in una operazione semplice che lo gratificherà.
Il mio piccolo diavoletto non fa quasi mai i capricci. A tre anni ha imparato che non otterrà nulla da me piangendo o rotolandosi sul pavimento.

Qualche tempo fa l’ho sentito rimproverare un orsacchiotto che non voleva rimettere a posto i giochi dicendogli: ”è inutile che piangi. Le cose si pa(r)lano, non si piangono!!!”
Per qualsiasi consiglio, chiarimento o suggerimento, per qualsiasi capriccio ostinato e irrisolvibile, sono disponibile al chiarimento e all’eventuale soluzione!!!

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