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Capricci addio: basta capire subito tuo figlio!

“Avete mai pensato quanti pianti e capricci dei bambini piccoli, potrebbero essere evitati se riuscissimo a capire immediatamente quali sono i loro bisogni? E' possibile grazie al linguaggio dei segni

sehgniHo letto questo articolo in una nota su Facebook e ne sono rimasta veramente colpita. Questo il testo:
“Avete mai pensato quanti pianti e capricci dei bambini piccoli, potrebbero essere evitati se riuscissimo a capire immediatamente quali sono i loro bisogni?
Cosa ne pensate di una situazione del genere?

All'ora di pranzo, la vostra bambina di 8 mesi di età è in grado di farvi dei segni con la mano per indicare che ha sete e vuole il latte (al posto del succo di frutta o dell'acqua) con il suo pranzo. Che ci crediate o no, il vostro bambino può dire ora se: la pancia fa male, o che vuole un biberon di latte, (e cosa ci vuole dentro!). Può chiedervi il ciuccio, il suo video preferito, una mela, una banana, un biscotto, un panino, anche la sua copertina blu, senza dover tirare ad indovinare ogni volta chiedendo: - "Questo? Questo? È questo che vuoi? "
Immaginate di poter evitare i potenziali capricci spesso causati della vostra incapacità di comprendere immediatamente che la vostra bambina di 13 mesi, vuole indossare i calzini rossi e non i calzini blu che avete già scelto!
Ma utilizzare il linguaggio dei segni con i bambini è una moda?
Sembra che tutti ne parlino di recente, ma non si tratta di una nuova tendenza! Sempre più genitori, asili, scuole materne e stanno utilizzando il linguaggio dei segni per trarre i benefici sorprendenti e meravigliosi.
Qual'è l'età giusta per insegnare il linguaggio dei segni?
Si puo' iniziare ad insegnare il linguaggio dei segni tra i 6 mesi e i 9 mesi. Oppure si può iniziare da quando nascono.
Per imparare i bambini devono essere in grado di mantenere il contatto con lo sguardo con i loro genitori ed è necessario che il bambino sia in grado di concentrarsi sul movimento della mano e abbia le capacità cognitive per collegare un gesto con un oggetto specifico. Ci sono innumerevoli modi per comunicare con il proprio bambino, qualche gesto può essere certamente utile per la comunicazione nei primi mesi di vita, senza però sottovalutare l'importanza di parlargli e consentire al bambino di emettere i primi suoni che poi col tempo diventeranno vere e proprie parole (fase della lallazione).”


Beh, sarebbe un idillio ma… c’è un ma.
Considero il linguaggio dei segni come un grande strumento di comunicazione ma sfido qualunque mamma del mondo ad impararlo (se non c’è bisogno) e ad avere la costanza di insegnarlo al proprio figlio neonato.
Penso che la naturale comunicazione che avviene tra la mamma e il neonato, fin dalla nascita, sia il metodo più efficace per comunicare con il proprio figlio. Di solito parliamo ai piccoli nuovi nati con un tono di voce superiore di un quarto rispetto a quello normale poiché, studi scientifici a posteriori, hanno dimostrato che è quello più facilmente avvertibile dal nuovo impianto uditivo del neonato.
E se imparassimo il linguaggio dei segni e lo insegnassimo ai nostri figli, cosa accadrebbe al linguaggio?
Il bambino va stimolato a parlare, tutti gli studi e le teorie pedagogiche raccomandano di esprimersi molto con il neonato perché le voci e i suoni hanno un forte impatto sul suo sistema neurologico.

Quando è nato Matteo volevo mettere in pratica il famoso metodo di Glenn Doman che insegna ai bambini a leggere e a far di conto prima dei tre anni.
Avevo comprato e preparato tutto l’occorrente ma ciò che non avevo messo in conto era il tempo e la costanza che mancavano alla mia routine quotidiana.
La teoria sembra sempre facile, veloce e altamente istruttiva ma la pratica è sempre più complicata di ciò che ci aspettiamo.

A cura della pedagogista dott.ssa Mariaelena la Banca
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