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Il bambino vuole stare sempre in braccio, cosa fare?

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E’ difficile scegliere se assecondare il desiderio dei piccoli di stare sempre in braccio o ascoltare chi afferma che può diventare un vizio poco educativo. Cosa fare se il bambino vuole stare sempre in braccio?

Cosa fare se il bambino vuole stare sempre in braccio

I bambini piccoli si fanno capire benissimo quando vogliono essere presi in braccio, ma anche quando non vogliono essere messi giù. A loro piace stare in braccio: vedono molte più cose, stanno vicino alla mamma, sentono il suo calore e provano di nuovo la sensazione di essere avvolti che hanno sperimentato nella pancia durante la gestazione. Ma cosa fare se il bambino vuole stare sempre in braccio?

Se per istinto e per amore una mamma terrebbe sempre in braccio il suo bambino, è il pensiero di fare qualcosa di sbagliato che la spinge a metterlo giù o non prenderlo del tutto. E’ difficile scegliere se assecondare il desiderio del proprio figlio di stare sempre in braccio o ascoltare chi critica che si tratta solo di capricci e che può diventare un vizio poco educativo. Fra pianti del neonato e sensi di colpa della mamma come si trova la soluzione?

La frustrazione di un bambino che piange perché non viene preso in braccio può essere pesante, soprattutto per una neomamma che soffre della stanchezza di notti insonni passate ad allattare. Tenere in braccio il bambino per non sentirlo piangere è una soluzione che regala quella pausa per prendere fiato, ma poi arriva sempre il dubbio che non sia il comportamento adeguato da insegnare.

Insegnare al bambino a dormire senza la mamma

Come abituare il bambino a non stare in braccio

  • Imparare a interpretare il pianto

Bisogna ricordare che il bambino ha solo il pianto come mezzo per comunicare un suo disagio. E’ vero che usa il pianto anche per molte situazioni diverse, ma si tratta pur sempre dell’unico modo a sua disposizione per dire ciò che non gli piace, ciò che lo rende triste e ciò che lo fa stare male. Ignorare il pianto di un neonato pensando che sia sempre una questione di capricci è una scelta rischiosa, che può portare a sottovalutare sintomi di disagio reale.

  • Convincersi che è una consuetudine culturale

In molte culture diverse dalla nostra i bambini crescono a stretto contatto con la mamma, portati sulla schiena, o avvolti nelle fasce.  Molto si è scritto sui benefici del “portare”. Se il bambino ha bisogno di un contatto fisico costante, la soluzione può essere utilizzare una fascia in cui potrà sentirsi ancora come nella pancia e la mamma avrà le mani libere per le sue attività.

  • Avere pazienza

I bambini molto piccoli percepiscono l’umore di chi si occupa di loro e reagiscono di conseguenza. Meglio piuttosto farsi aiutare, chiedendo la collaborazione di una nonna o di una tata, in modo che il senso di frustrazione e stanchezza dati dal pianto del bambino non portino a una condizione di disagio eccessivo nella mamma.

  • Attendere il momento giusto per lasciarlo solo

Come dicevano le nostre nonne, appena il bambino scoprirà qualcosa di interessante andrà alla scoperta del mondo dimenticandosi della mamma. Quando i bambini iniziano a essere interessati agli oggetti, ai colori, alle loro manine o al loro corpo apprezzeranno stare su un tappeto morbido per dedicarsi alle loro esplorazioni. Il trucco sta nel saper riconoscere il momento in cui il bambino è incuriosito da qualcosa per spostarlo dalle braccia al tappeto.

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