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Come aiutare i "bambini terribili"

"I bambini terribili" sono bambini iperattivi, o con disturbi comportamentali o di apprendimento. Come aiutarli e come comportarsi con loro?

I BAMBINI TERRIBILI - Bambini che disturbano in classe, che distraggono i compagni quando non seguono più la lezione, bambini che fanno qualche dispetto pur di sentirsi padroni della situazione. Sono iperattivi? Hanno disturbi comportamentali o di apprendimento? Forse la loro capacità di relazionarsi con gli altri non è sufficientemente matura per l’età che hanno? Sembrano bambini con il destino segnato: “Non cambieranno mai!” direbbe qualcuno.

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Sono i bambini terribili che le mamme dei compagni sarebbero felici di non trovare in classe l’anno successivo, desiderio condiviso da qualche insegnante. In ogni classe ce n’è uno, dalla materna in avanti, anche se il numero sembra in crescita creando preoccupazione ai vertici scolastici che da tempo cercano un rimedio. Possibile che tutti abbiano già dimenticato la lezione di Don Lorenzo Milani?

Nel 1967 venne pubblicato il libro “Lettera a una Professoressa”, scritto dagli alunni della Scuola di Barbiana sotto la supervisione di Don Lorenzo Milani che in quegli anni si dedicò a restituire dignità e fiducia a ragazzi svantaggiati. La sintesi della lettera è un motto diventato simbolo della Scuola di Barbina “I care”, dall’inglese “mi prendo cura”. In un passo della lettera si legge una delle citazione più famose (rivolgendosi alla professoressa): “L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile (riferito ai ragazzi terribili). Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

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Se cercassimo tra i libri di pedagogia non ne troveremmo uno che non sostenga la teoria che questi bambini apparentemente così ostili abbiano in realtà solo bisogno di molta fiducia e affetto. Serve fiducia perché le difficoltà della crescita sono tante, compaiono in momenti diversi e si possono superare con il sostegno educativo degli adulti di riferimento, a scuola come in famiglia e in tutte le occasioni sociali in cui frequentano coetanei, dal parco giochi al centro sportivo.

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L’invito di Don Milani, “I care”, si traduce in pratica con una strategia ben più semplice di quanto si possa credere. Il primo passo è di non etichettare ingabbiando un bambino in un giudizio così stretto che non permetterà mai di uscirne e migliorare. Il secondo passo consiste nel cercare di capire cosa è mancato a quel bambino, dove e perché non ha ancora avuto quell’attenzione necessaria a fare crescere la sua autostima al punto tale da renderlo sicuro di sé in mezzo agli altri, senza che senta il bisogno di ricorrere ad atteggiamenti ostili. Il terzo passo è la fase della fiducia, data senza condizioni, fatta di sostegno, pazienza e capacità di immedesimarsi negli altri perché in fondo, se ci pensiamo bene, nessuno vorrebbe trovarsi tutte le porte chiuse quando è in difficoltà

a cura di Daniela Poggi

BAMBINI CAPRICCIOSI (FOTO)





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