gpt skin_web-bambino-0
gpt strip1_generica-bambino
gpt strip1_gpt-bambino-0
1 5

Bambini plusdotati: sono otto su cento e spesso sono incompresi

Troppo spesso questi bambini vengono trattati con i farmaci o misconosciuti e abbandonano la scuola. Per sostenerli e sensibilizzare genitori e insegnanti nasce la rete Ulisse

Otto/dieci bambini italiani su cento sono plusdotati, cioè hanno abilità linguistiche e competenze particolarmente sviluppate e ciò spesso provoca delle difficoltà di relazione con i coetanei nonché delle difficoltà a scuola. A far luce sul fenomeno è stata Anna Maria Roncoroni, presidente dell'Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione (Aistap) che ha preso parte alla presentazione, presso l’Università Bocconi di Milano, della Rete Ulisse, che mira a sensibilizzare genitori, insegnanti e opinione pubblica sulle difficoltà cui vanno incontro i bambini plusdotati.


Spesso vengono etichettati come “iperattivi”, irritabili, soggetti a sbalzi di umore e ansia e sempre più frequentemente si ricorre all’uso di psicofarmaci, come denuncia  Luca Poma, portavoce nazionale del comitato di farmacovigilanza pediatrica Giù le mani dai bambini: “i piccoli plusdotati sono bambini più intelligenti della norma, e con un approccio diverso a se stessi e a ciò che li circonda”. Spesso non vengono compresi e ciò può provocare stati di irritabilità, iperattività e ansia che vengono “troppo frequentemente affrontati con visite psichiatriche e trattate con psicofarmaci”.
Insomma, plusdotati ma incompresi, al punto tale che alcuni di questi bambini particolarmente talentuosi abbandonano la scuola perché incapaci di stabilire vere relazioni con i compagni e perché non vengono adeguatamente supportati dagli insegnanti.

E proprio agli insegnanti è destinato il primo corso organizzato dall’Aistap nell’ambito del progetto Ulisse, che vede la partecipazione di sei partner internazionali e ha l’obiettivo di mettere in rete le varie associazioni e istituzioni che si occupano dei bambini plusdtati.

Daniela Meazza, psicologa e specializzata nella formazione dei docenti spiega che “si tratta di un corso molto approfondito che non si vuole limitare a dare agli insegnanti indicazioni sui segnali che possono presentare i bambini più dotati di talento”. Gli insegnanti sono chiamati in prima linea perché difficlmente questi bambini particolarmente dotati vengono riconosciuti e, anzi, spesso vengono considerati bambini in difficoltà, bambini da aiutare. Al contrario, questi bambini hanno un talento particolare e potrebbero raggiungere traguardi interessanti se solo le loro abilità venissero riconosciute e sostenute: se questi bambini hanno alle spalle un disagio familiare o un rischio sociale è più facile che abbandonino la scuola, bruciando così  il loro talento.
 

gpt native-bottom-foglia-bambino
gpt inread-bambino-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-bambino-0