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Bambini eccessivamente insicuri e inibiti. Cosa fare?

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Perché alcuni bambini risultano meno capaci di quanto siano in realtà? La pedagogista ci spiega come aiutarli a superare le loro insicurezze e lo scarto tra ciò che sanno e ciò che provano

Bambini insicuri cosa fare

A molti bambini capita, nel corso della loro crescita, di attraversare una fase in cui dimostrano un'eccessiva insicurezza: sembrano essere in preda ad un' "ansia da prestazione" che li fa risultare meno capaci di quanto non siano in realtà e li portano anche a chiudersi in se stessi e ad aver paura di affontare nuove esperienze.

Talvolta sono propri gli insegnanti o gli allenatori sportivi che segnalano il problema ai genitori, addirittura ipotizzando disturbi dell'attenzione, deficit cognitivi o altro. Molto spesso però ci si rende presto conto, con l'aiuto di esperti che possano valutare in maniera più tecnica e oggettiva la situazione, che il "problema" e la "fatica" del bambino risiedono altrove.

La causa è un deficit d'attenzione o un disturbo cognitivo?

Questi bambini ad un'attenta osservazione dimostrano spesso, al contrario di quanto ipotizzato inizialmente, un buon funzionamento cognitivo, una grande sensibilità, un'importante capacità di introspezione e di riflessione, in netto contrasto con fragilità emotiva e insicurezza. Si dice in questo senso che presentano un forte "gap", ovvero uno scarto, tra il cognitivo e l'emotivo, tra ciò che sanno e ciò che provano: avrebbero tutte le capacità e tutta la consapevolezza per riuscire con successo nella scuola o nelle altre attività extra-scolastiche ma poi, nel momento in cui si devono mettere alla prova, si ritirano e preferiscono non accettare la sfida. Scartata quindi l'ipotesi di un disturbo attentivo o cognitivo (con la consulenza di un team di esperti dell'educazione) ci si può concentrare sul focus della questione che riguada piuttosto l'area delle emozioni e delle relazioni.

Come crescere bambini educati e sicuri di sè

Perchè si comportano in modo eccessivamente infantile e/o con rabbia e ira?

Talvolta i genitori riferiscono che questi bambini hanno comportamenti eccessivamente infantili (pipì a letto, capricci, si fanno imboccare, vogliono dormire con mamma e papà, si disperano quando si devono separare dai genitori...) e alcuni mettono anche in campo vere e proprie "scenate di ira e rabbia", sia quando non sono accontentati nei loro capricci, sia quando si rendono conto di "fare fatica" e di non "riuscire" in qualcosa che viene loro richiesto. In generale quindi sono bambini che non sanno accettare il senso del "limite": il limite che danno loro i genitori con i loro "no" e le loro regole; ma anche il limite che loro sperimentano quando si rendono conto che non possono e non sono capaci di fare tutto e che potrebbero fallire.

Che ruolo hanno i genitori e quali strategie possono adottare?

A questo punto, come sempre, il ruolo dei genitori diventa fondamentale: sono loro che possono diventare decisivi, insieme ovviamente agli altri "educatori" coinvolti, per aiutare i loro figli nell'aumentare la loro autostima e la fiducia in loro stessi; possono cioè mettere in atto una serie di piccole e semplici strategie che agevolino i bambini in questo "salto" di crescita che hanno così paura a compiere.

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Il ruolo delle regole e la strategia preventiva 

Le regole assumono un ruolo centrale a questo proposito perchè "abituano" il bambino al senso del limite. Il bambino ha in mente in maniera evidente che non può essere onnipotente e che la sua azione è regolata dalle norme che i genitori fissano in modo chiaro, dei veri e propri "paletti" che delimitano ciò che lui può e non può fare. Le regole, per essere efficaci, devono però avere alcune caratteristiche fondamentali:

  • devono essere spiegate (in maniera univoca e semplice in modo che il bambino le possa comprendere bene e capirne il senso);
  • devono essere stabili (fisse, non possono cambiare a seconda di quello che il bambino dice o fa);
  • devono essere condivise (da entrambi i genitori), che devono essere in questo senso una vera e propria squadra, in quella che gli esperti chiamano "unitarietà di intenti". Con questi figli che hanno un certo grado di intelligenza e sensibilità può valere la pena, ovviamente in relazione alla loro età, condividere le regole come se si trattasse di un vero e proprio "contratto", di un accordo a cui genitori e figli devono attenersi nel rispetto reciproco.

In questo modo la regola, il "no", il "limite", sono fissati "prima", sono noti al bambino cioè già in precedenza, e non vengono "imposti" nel momento in cui lui mette in atto i suoi capricci, le sue lamentele e addirittura in alcuni casi le sue crisi di rabbia e ira. In questo senso si parla di una strategia preventiva: il genitore comunica e spiega al bambino le regole nel momento in cui il figlio è tranquillo e calmo, ovvero è nello stato emotivo che gli permette di comprenderle al meglio.

L'importanza della regola emerge anche in un altro aspetto: dando norme chiare, stabili, fisse e "giustificate", il genitore in un certo senso dimostra al bambino la propria forza e la propria autorevolezza: il bambino viene da questo rassicurato e trova quella che molti studiosi descrivono come "base sicura", ovvero quella stabilità emotiva e relazionale che gli permette di muoversi in maniera più sicura e disinvolta nel mondo (a scuola, con gli amici, nello sport...) Spesso infatti i nostri bambini perpetuano atteggiamenti infantili perchè gli adulti che li circondano sono ai loro occhi eccessivamente fragili e vulnerabili: questi bambini che, come abbiamo già sottolineato, sono molto sensibili, si fanno carico dell'ansia e dell'insicurezza dei genitori e si chiudono nel loro ruolo di "piccoli" perchè hanno paura di non essere adeguatamente sostenuti nel loro processo di crescita. Ecco che quindi l'autorevolezza dei genitori (non un'autorità dispotica) permette al bambino di sentirsi protetto da punti di riferimento stabili e saldi.

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Cambio di prospettiva: valorizzazione e quindi creazione di un circolo virtuoso

Oltre all'uso delle regole, un consiglio che si è rivelato efficace è quello di un "cambio di prospettiva": tralasciando quelli che sono i comportamenti più problematici (l'insicurezza, l'ansia da prestazione, la rabbia, i comportamenti infantili...) i genitori dovrebbero provare a concentrarsi su tutto "il positivo" del bambino, cioè gratificandolo, lodandolo, premiandolo per tutte le sue capacità, abilità e qualità. A questo proposito è importante fare sperimentare al bambino il "successo" nei vari ambienti di vita (casa, scuola, attività sportiva...) sottolineando con entusiasmo tutte le volte che è stato in grado di "riuscire" in un compito, di superare un ostacolo e in generale di "farcela". In qesto modo si cercherà di alimentare la sua autoefficacia ("io sono capace") e la sua autostima ("io valgo"). Si instaurerà così un circolo virtuoso tra esperienza del successo, gratificazione e accettazione di nuovi compiti e nuove sfide evolutive.

Il significato dello sbaglio e dell'errore 

Questo non significa che al bambino si dovrà sempre e comunque evitare l'esperienza dello sbaglio o del fallimento: non sarebbe possibile e non sarebbe reale! Sarà opportuno piuttosto che l'errore e quindi la frustrazione in cui il bambino potrà incappare gli vengano spiegati: inannzitutto è importante fargli capire che ad ogni sbaglio si può porre un "rimedio", ovvero si può fare qualcosa per recuperare e rimettere a posto le cose. In secondo luogo bisognerà sempre spiegargli che un insuccesso non significa che lui non valga in assoluto o che sia un incapace in tutto, ma solamente che ha avuto difficoltà in un particolare compito e che con pazienza, impegno e tempo imparerà a superarlo.

In questo senso non è opportuno per esempio togliere il bambino dalla squadra di calcio perchè non raggiunge ottimi risultati, o fargli smettere il nuoto perchè non è veloce come gli altri: anche questo è un modo per abituarlo al senso del limite. L'importante però è non fare mai mancare ai bambini esperienze invece di successo in cui si possano sentire capaci e perchè no, anche migliori degli altri. Un mix dell'esperienza di successo e fallimento farà prendere al bambino le misure di chi è e lo aiuterà nella costruzione della propria identità.

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