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Bambini che non parlano a due anni o più tardi

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Vediamo cos'è il ritardo fonologico. Cerchiamo di capire se si tratta di semplice pigrizia, e cosa fare per stimolare il linguaggio

Perchè i bambini non parlano

Molti genitori, nel vedere che i propri figli non proferiscono parole di senso compiuto verso i due anni o più tardi, si preoccupano e cadono nello sconforto. Vediamo allora cos'è il ritardo fonologico o quando invece si tratta di semplice pigrizia.
Se un bambino di 2 anni e mezzo, non riesce ancora a camminare possiamo essere sicuri che c’è qualcosa di patologico nel suo sviluppo motorio. Se a 2 anni e mezzo non parla siamo autorizzati a preoccuparci, ma non ad essere sicuri che vi sia qualcosa di patologico.

E’ importante ricordare che un ritardo nello sviluppo del linguaggio non è affatto un indice di ritardo nello sviluppo cognitivo.
E’ in parte ancora un mistero come il bambino riesca ad acquisire e a padroneggiare con destrezza un sistema così complesso in un arco di tempo relativamente breve. A sei anni infatti il bambino si esprime in modo corretto, dimostrando una competenza linguistica paragonabile a quella di un adulto. In tal senso la scuola agisce come un un contesto di ampliamento e di perfezionamento di un’abilità già fortemente presente e strutturata.

La prima forma di comunicazione è il pianto. Al terzo mese compare il sorriso sociale.
Tra i quattro e i sei mesi il bambino inizia a sillabare. Questo fenomeno, noto come lallazione, diventa gradualmente più complesso e variato fino alla ripetizione di sillabe, che tanti genitori scambiano per protoparole. In realtà non si può ancora parlare di linguaggio.

Paura di parlare: il mutismo selettivo

In genere nello sviluppo tipico le prime parole compaiono tra i 9 e i 13 mesi.Gradualmente il linguaggio assume la sua caratteristica peculiare: quello di essere un sistema simbolico ed astratto, utilizzato per descrivere oggetti assenti fisicamente, oltre che presenti, o eventi passati e futuri. A 16 mesi il vocabolario medio di un bambino italiano è di circa 50 parole.

Poi a 18 mesi si assiste al fenomeno dell’esplosione del vocabolario: i bambini cioè incrementano rapidamente il numero di parole prodotte, imparano anche più termini in una settimana, tantochè a 20 mesi il numero di vocaboli a disposizione del bambino è triplicato. A un anno si nota il fenomeno dell’olofrase, cioè il bambino con una sola parola esprime una frase più complessa. Ad esempio può dire “pappa” per esprimere “voglio la pappa”. Con l’espansione del vocabolario, a partire dai 18 mesi, aumenta anche la capacità di comporre frasi, che contengono, intorno ai due anni, anche due o tre parole.

Tra i 24 e i 36 mesi lo sviluppo grammaticale ha una rapida accelerazione, che conduce all’acquisizione dei meccanismi morfosintattici salienti nella propria lingua madre. Anche la lunghezza media delle frasi continua ad aumentare. Compaiono le prime proposizioni dichiarative, è presente l’accordo soggetto-verbo.

Dai tre anni in poi la struttura sintattica dei periodi si fa sempre più complessa, includendo le prime proposizioni subordinate, anche se sono presenti ancora delle difficoltà dal punto di vista grammaticale con gli articoli, con i plurali dei nomi e con l’uso dei pronomi, che in genere necessitano della scolarizzazione per essere completamente padroneggiati.

In ogni caso, soprattutto perché stiamo considerando l’età evolutiva, bisogna sempre ricordarsi delle differenze individuali. Esistono cioè bambini più precoci, come bambini che pur iniziando a parlare più tardi ugualmente a tre anni hanno uno sviluppo linguistico nella media. Molto infatti dipende anche dall’ambiente e dalle stimolazioni che si ricevono all’interno dello specifico contesto evolutivo.

I giochi per imparare a parlare correttamente

Ma cosa deve fare un genitore preoccupato se a due anni il figlio non pronuncia nemmeno una parola di senso compiuto, nemmeno i classici mamma o papà? C’è qualche “sintomo” che potrebbe far capire a un genitore se il proprio bambino recupererà prontamente il ritardo linguistico?

I bambini che parlano tardi vengono in genere identificati con questo criterio: producono meno di 10 parole diverse (nella fascia di età 18-23 mesi) o producono meno di 50 parole diverse e nessuna combinazione di almeno due parole (nella fascia di età di 24-34 mesi).

E’ importante escludere che ci siano fattori cognitivi, percettivi, neurologici, alla base del ritardo linguistico. Questo viene in genere appurato somministrando un test di efficienza intellettiva, compiendo un esame audiologico e neurologico, ed escludendo che il bambino abbia avuto frequenti episodi di otite purulenta, che potrebbero aver determinato occasionali perdite parziali di udito. La perdita, anche parziale, di udito potrebbe infatti essere una causa di ritardo linguistico.



Vengono definiti “bambini che parlano tardi” quelli che hanno un normale sviluppo intellettivo e socio-affettivo, e che non hanno alcun apparente danno neurologico.
C'è da dire però che molti bambini che a due anni parlano poco o niente, intorno ai tre anni sembrano aver recuperato il ritardo: hanno un lessico piuttosto ampio, molti dei loro enunciati sono comprensibili, e iniziano a combinare parole. Questi bambini sono definiti in inglese con una graziosa espressione, late bloomers ovvero bambini che sbocciano tardi.

A che età avete iniziato a parlare voi da bambini, ve lo hanno mai raccontato? E i vostri figli? Se volete potete raccontarcelo commentando qui sotto l'articolo, adesso noi vi diamo una serie di consigli per stimolare le capacità espressive e l’apprendimento linguistico.

  • E’ sicuramente un fattore stimolante per lo sviluppo delle capacità linguistiche parlare e comunicare molto con il proprio bambino. Questo è valido a tutte le età.
I bambini imparano a parlare già nel pancione
  • Tra i consigli dei logopedisti, in particolare dopo i tre anni, c'è anche quello di leggere racconti al bambino coinvolgendolo attivamente nel dialogo, facendogli delle domande. Non bisogna dimenticare che affinchè ciò che è determinato dal patrimonio genetico di ognuno possa giungere alla sua espressione è importante l’incontro con l’ambiente. In tal senso poter contare su degli stimoli ambientali adeguati facilita l’acquisizione di determinate abilità
  • La prima forma, la più spontanea, è quella delle filastrocche e delle ninne nanne che i bambini ascoltano sin dalla più tenera età. La presenza di rime e assonanze è in questo stadio più utile del significato delle parole stesse ma i concetti semplici che esprimono costruiscono un primissimo vocabolario di significati.
  • Quando parlate ai vostri bambini cercate di utilizzare un linguaggio fatto di parole reali, esistenti nell’uso, senza cadere nei cosiddetti mammese o bambinese. Indicate ogni cosa di cui parlate con il suo nome.
  • Parlando al vostro bambino mantenete sempre il contatto visivo. E cercate di avere intorno poche interferenze: no alla televisione sempre accesa, no alla radio, no alla confusione che non aiutano il bambino a comprendere la corretta pronuncia delle parole.

  • Ogni occasione è buona per parlare con vostro figlio anche da piccolissimo, lui conoscerà il mondo e il nome delle cose attraverso di voi, attraverso i vostri racconti e le vostre parole. Parlate, parlate, parlate, sforzatevi se non siete dei grandi oratori, per lui sarà una palestra di linguaggio intima e meravigliosa, oltre che utilissima
  • Anche le canzoni aiutano molto, e molto di più di un cartone animato, perchp non costringono alla passività e inoltre permettono a voi di cantare con i vostri figli. per quel che riguarda la scelta, ok canzoni per bambini, ma anche del pop o del rock andranno benissimo!
  • Molte librerie e ludoteche, ma anche asili nidi organizzano incontri di lettura collettiva di favole e corsi per genitori al fine di insegnare loro la meravigliosa arte del raccontare
  • Stimolate i bambini ad usare le parole perchè gli servono, ovvero rendetegli meno facile la vita: aspettate che vi chieda quel che vuole usando le parole giuste e non accontentatevi di un gesto, anche se avete capito cosa desidera
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