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Bambini bilingue

Il bilinguismo sta diventando sempre più un investimento per il loro futuro, in una società multietnica e variegata come quella attuale

cartelli-1222688914In Italia in fondo siamo un po’ tutti bilingue, soprattutto nella generazioni passate era la situazione più diffusa: dialetto a casa e italiano a scuola. Certo, qualsiasi dialetto ha affinità con l’italiano, ma chiunque lo parli può affermare tranquillamente che parlarlo significa molte volte sconfinare in un’altra lingua, spesso più colorita, con termini totalmente diversi dall’italiano.

I flussi migratori e le conseguenti unioni miste fanno sì che molti bambini nascano da genitori che parlano lingue diverse. Arabo, polacco, spagnolo, rumeno, tedesco, francese, cinese e altre lingue dell’Africa. Una vera ricchezza per un bambino che imparerà la lingua con la pronuncia perfetta, poiché la capacità di apprendere una lingua perfettamente dura fino agli 11 circa. Quindi per un bambino sarà un enorme vantaggio avere due lingue madri, che apprenderà senza libri per i primi anni e a cui si potrà affiancare la capacità di scriverla appena andrà a scuola.

Se la madre è straniera le verrà naturale parlarle nella sua madre lingua, senza isolarlo dall’italiano che apprenderà dagli altri bambini, dal padre, a scuola, in televisione.
Ma quando iniziare? Da subito. Non c’è un metodo standard, ma si usano gli stessi metodi che si userebbero per insegnargli l’italiano.
Ci vuole naturalezza: indicando un oggetto o una persona una volta lo si chiamerà in italiano e la volta successiva nell’altra lingua.
I bambini devono giocare e divertirsi, allora perché non insegnare loro a contare in tutte e due le lingue? Insegnare loro i nomi dei personaggi della Disney o degli animali nelle due lingue?

Si possono usare le filastrocche in inglese o francese (in qualsiasi altra lingua), facendo ascoltare le due versioni. Ai più grandini che guardano già i dvd possiamo selezionare la seconda lingua.
Tramite l’acquisizione simultanea i vocaboli vengono inizialmente immagazzinati e mischiati insieme per poi essere scissi e classificati nell’una e nell’altra lingua. Intorno ai 4 anni il bambino impara a distinguere chiaramente i due idiomi e a passare senza confusione dall’uno all'altro. Oppure si può ricorrere all’acquisizione sequenziale in base a cui i genitori insegnano al bambino prima una lingua, di solito quella di maggioranza, per passare, poi, intorno ai 3 anni all’altra. Il bimbo apprende così prima le regole di un idioma e poi quelle dell’altro.

In Italia nelle zone di confine esiste il bilinguismo amministrativo perfetto, cioè alle due lingue viene riconosciuta pari importanza e visibilità, ne è un esempio l'Alto Adige: nell'uso quotidiano prevale l'italiano a Bolzano e il tedesco negli altri centri. Diversa la situazione in Valle d’Aosta e in Friuli Venezia Giulia dove vige il bilinguismo amministrativo ma l’uso quotidiano del francese e dello sloveno è particolarmente limitato. Ma in fondo anche il dialetto, che soprattutto nelle grandi città si sta perdendo, andrebbe tramandato.

Accanto alla lingua andrebbero tramandate anche le abitudini, la cucina, le credenze del paese di origine del genitore. Da grandi i bambini bilingue avranno una marcia in più, per viaggiare, per divertirsi e soprattutto nel lavoro. Tutto ciò che viene appreso divertendosi rimane più a lungo nella mente

Paola Fabris
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