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Bambine in un mondo rosa: clichè e discriminazioni sin da piccole?

In UK l'associazione PinkStinks ha lanciato una campagna di boicottaggio contro i giocattoli "pink" che trasmetterebbero alle bambine idee e stereotipi negativi riguardo ai ruoli delle donne

senza-nomeNel Regno Unito è guerra al rosa. E non si tratta di una vaga recrudescenza di manie veterofemministe. E' stata messa in piedi una vera e propria campagna, lanciata da un'associazione che si chiama, guardacaso, PinkStinks. L'obiettivo? Boicottare tutto ciò che è rosa e che è destinato alle bambine. Non importa che si tratti di libri, giocattoli o gadget. E il motivo è molto semplice: queta massiva imposizione del rosa come colore in cui identificarsi trasmette un messaggio sbagliato a bambine e ragazze, comunicando loro una serie di stereotipi dannosi.
Secondo il sito in questione l'offerta di giochi e abiti destinata ai maschi è molto più ampia e variegata di quella per bambine e ragazzine, troppo spesso vittime dei soliti clichè sin da bambine.

Come sostiene anche il sito francese Webmaman, nemmeno noi di Pianetamamma abbiamo nulla contro il rosa ma siamo d'accordo sul proporre alle nostre figlie modelli di donne reali, forti,donne che hanno fatto grandi cose non solo cantanti pop, modelle o veline. Anche nella scelta dei costumi di Carnevale, fateci caso, per le bambine è quasi tutto virato sul rosa e fucsia, simboli perfetti dei travestimenti da fata, principessa, fatina, Winx, Hannah Montana e l'eterna Barbie.

La teoria della guerra al rosa è sostenuta da PinkStinks, e viene ben spiegata nel loro sito, dove possiamo leggere un disclaimer decisamente interessante: "Crediamo che l'ossessione per l'immagine cominci sempre più in giovanissima età, e le radici di questa ossessione vengono dalla "fase rosa", quella in cui le bambine vengono istruite sui limiti entro i quali devono crescere, e in cui vengono loro inculcati concetti ristretti e dannosi relativi a cosa significhi essere una ragazza"

L'associazione è stata fondata dalle sorelle Abi ed Emma Moore, una ex giornalista della Cnn, e l'altra amministratrice di una società di assistenza all'infanzia. Emblematico il motto dell'associazione: "Io non sono una principessa". Questa guerra al rosa non è una sterile polemica, ma è una vera e propria operazione di sensibilizzazione dedicata a genitori ed educatori, e non solo. L'intenzione di PinkStinks è creare una forte mobilitazione attorno a questo tema, in modo tale da influenzare realmente il mercato e i media sul problema dei modelli negativi sui ruoli di genere trasmessi alle ragazzine.

La questione sollevata da PinkStinks non è irrilevante a ben vedere. In effetti, ognuna di noi può testimoniarlo, i giocattoli e i libri destinati a bambine e ragazze sono da sempre permeati di quest'aura rosa. Le eroine delle fiabe da imitare sono per lo più fate o principesse, leggiadre e inoffensive, le cui maggiori ambizioni sono trovare un principe azzurro e sposarselo. Insomma, il sistema vuole vederci "sistemate", e poco importa se non abbiamo nostre ambizioni o voglia di sentirci realizzate in altri campi. E' forse un'esagerazione? Può darsi, ma il rischio di trasmettere un messaggio sbagliato rispetto ai ruoli di genere esiste realmente. Il fatto che sia considerato normale che le bambine giochino solo con bambole e pentole per cucinare oggettivamente influenza la formazione della loro visione dei ruoli di genere. Il messaggio che passa nelle giovani menti è: il tuo ruolo è stare a casa a cucinare, o al massimo farti bella per trovare un marito. E' ovvio che poi il risultato non è diretto. Non tutte quelle che da piccole giocavano con le bambole ora sono casalinghe frustrate o aspiranti top model con disturbi alimentari. Ma questi messaggi rappresentano comunque un condizionamento negativo.

44420_princesaIntanto nel Regno Unito la campagna PinkStinks ha trovato una grossa risposta, tanto che anche Bridget Prentice, sottosegretario alla giustizia, la sostiene in maniera convinta. La sottosegretaria ha infatti dichiarato che è dannoso incanalare le bambine in certi modelli statici e antiquati, bisogna bensì fornire loro attività stimolanti, che le spronino a dare voce alle loro aspirazioni e alla loro creatività, abbandonando i vecchi modelli.

Ma accanto ad accaniti sostenitori, la campagna Pink Stinks ha trovato anche duri oppositori, scatenando un dibattito di proporzioni nazionali. Intanto la pagina Facebook dell'associazione conta più di tremila sostenitori. Perchè i giocattoli rosa e le principesse in cerca di marito altro non sono che l'altra faccia della medaglia delle top model denutrite e delle veline che mirano a sposare calciatori. Tutto un insieme di fattori che crea un contesto sfavorevole soprattutto per la formazione caratteriale delle più giovani. Perchè tutti questi modelli vacui e superficiali non farebbero che rovinare l'autostima delle donne di domani.  E i sondaggi appoggiano queste preoccupazioni. Secondo una ricerca Mintel, più della metà delle ragazzine inglesi comincia a truccarsi anche prima dei 10 anni. E salendo d'età la situazione si fa più preoccupante: il 73% delle ragazze tra i 15 e i 17 anni danno più peso all'aspetto fisico che alle loro capacità. Gli idoli dei giovani britannici sono personaggi come Paris Hilton, Victoria e David Beckham.

Un panorama decisamente sconfortante, a cui PinkStinks ha deciso di rispondere a voce alta invitando i genitori a non acquistare per le figlie regali di Natale "pink" , e di evitare in genere tutti i giocattoli che promuovono stereotipi negativi relativi ai ruoli di genere, in maniera tale da lanciare un messaggio forte contro i giochi "divisi per genere". E voi cosa ne pensate? Davvero il rosa è così dannoso per la crescita delle bambine? Diteci la vostra nei commenti.

Per maggiori info visita il sito dell'associazione: http://www.pinkstinks.co.uk/

Fonte: Girlpower.it

 

 


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