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La balbuzie, un disturbo del linguaggio

La psicologa Emmanuella Ameruoso ci parla dei disturbi del linguaggio nel bambino, e in particolare della balbuzie. Quali sono le cause e come affrontarla?

BALBUZIE NEI BAMBINI - Se il bambino ha difficoltà a pronunciare bene le parole non c’è da preoccuparsi soprattutto all’inizio quando comincia ad apprenderle. Ciò che deve suscitare attenzione nei genitori è piuttosto l’impedimento del piccolo a parlare liberamente dopo i 3 anni d’età.

I primi segnali di sviluppo del linguaggio nel neonato sono le sue grida in grado di suscitare attenzione nella mamma e capaci di esprimere le prime sensazioni di collera, soddisfazione, dolore. Nell’arco del primo mese, poiché il bambino è capace di coordinare meglio la respirazione, compare la lallazione, ossia l’emissione di suoni senza che vi siano stimoli ben precisi. Il piccolo sembra capace di produrre tutti i suoni possibili!

Balbuzie nel bambino: gli interventi più giusti

Tra i 6 e gli 8 mesi appare l’ecolalia, un dialogo che il bambino ha con la mamma e col papà senza che emetta specifiche parole ma emissioni di vocali e consonanti molto più complesse della semplice produzione di suoni.

Nella crescita, la successione regolare del linguaggio segue tre distinte fasi:

  1. il prelinguaggio che evolve tra i 12-13 mesi fino ai 18;
  2. il piccolo linguaggio progredisce dai 10 mesi ai 3 anni;
  3. il vero e proprio linguaggio si perfeziona dai 3 anni in poi.

Può succedere che nel corso di questi step si realizzi un’alterazione delle articolazioni in particolare deformazioni fonetiche che riguardano più comunemente le consonanti delle vocali. I disturbi del linguaggio non sono da prendere alla leggera giacché possono essere difficili da vivere per i bimbi in questione. Tra questi, la balbuzie o tartagliamento, considerata più un’alterazione dell’eloquio che del linguaggio, riguarda molto spesso lo stesso fonema o lettera. I maschietti sono più colpiti delle femminucce con una percentuale tre volte maggiore.

Si pone una distinzione tra la balbuzie tonica e la balbuzie clonica. La prima determina l’impossibilità di emettere un suono per un certo periodo e la seconda è caratterizzata dalla ripetizione interrotta di una sillaba spesso nell’eloquio della prima frase.

La balbuzie è ereditaria?

Inoltre, prolungamenti di suoni, blocchi udibili o silenti, circonlocuzioni o parole emesse con eccessiva tensione fisica producono un disagio notevole in chi le vive. Ai primi segni di balbuzie è quindi importante chiamare un professionista e farsi consigliare dal pediatra poiché può essere considerato un vero e proprio handicap. Si ripercorre la storia familiare per valutare una possibile ereditarietà del sintomo, anche se gran parte delle teorie considera la balbuzie un disagio psicologico legato a elementi emotivi di fragilità nella relazione sociale.

Per questo la balbuzie tende a manifestarsi maggiormente in situazioni emotivamente impegnative e tende a scomparire quando il soggetto è rilassato e calmo. I bambini balbuzienti hanno un’intelligenza pari a quella dei coetanei ma soffrono di alcune “mancanze” legate prevalentemente alla relazione madre-bambino. Una mamma ansiosa e iperprotettrice o distante e anaffettiva, insicura o insoddisfatta manifesterà ambivalenza nei confronti del suo piccolo che, a sua volta, rivelerà un malessere attraverso la difficoltà a comunicare.

Mio figlio è balbuziente, come posso aiutarlo?

Le caratteristiche salienti di questi soggetti sono l’introversione, l’ansia, la sottomissione e la passività con tratti di aggressività e impulsività. Un intervento mirato e tempestivo eviterà un’evoluzione del disturbo in età adulta. Tendenzialmente il programma di recupero prevede sessioni di riabilitazione fonetiche ma anche e soprattutto un lavoro mirato a ritrovare fiducia in se stessi e rivalorizzare la propria autostima.

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