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Baciare i bambini in bocca. Farlo o non farlo?

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La psicologa ci parla del bacio in bocca ai bambini. Quando la necessità di effusioni particolarmente esplicite perdono di significato?

Baci in bocca ai bambini

"Il bacio riveste un’importanza eccezionale anche nella nostra vita affettiva. “Momento culminante nei capolavori cinematografici, Che sia quello materno, o il primo la cui attesa fa fremere, o quello dell’amore, o quello di condoglianza, è sempre il bacio a prendere il sopravvento, quando le parole non sono più in grado di esprimere l’emozione”. nel registro dell’inespresso, (Xavier, Noerzlin, 1987)"

In sanscrito bhadd significa “aprire la bocca” e sembra che i gallo-romani abbiano adottato il termine basiare che ha attinenza con la radice celtica bad. I romani usavano il termine suavium per indicare il bacio amoroso, osculum il bacio di amicizia e religioso e basium, parola quest’ultima che si è imposta sulle precedenti. Indicava il bacio tra amanti e quello di saluto. Secondo Voltaire la specie umana, i piccioni e le tortore sono i soli che conoscano il bacio.

Coccole, baci e abbracci dei bambini

La teoria “maternalista” di Lombroso considerava l’origine del bacio come trasformazione di un atto materno, intendendo

l’atto con cui gli uccelli sostentano i loro piccini...è noto anche il metodo abituale degli abitanti della Terra del Fuoco per dar bere ai loro poppanti

mentre i più grandi si dissetano direttamente dal ruscello attraverso l’utilizzo di una cannuccia, i neonati ricevevano l’acqua direttamente dalla madre

immettendogli direttamente in gola, bocca a bocca, l’acqua che lei sta succhiando. Penso che da  questo atto che vediamo ripetere dagli uccelli e come retaggio atavico dalle nostre madri e dagli amanti, sia nato il primo bacio, che certamente fu più materno che amoroso. (Xavier, Noerzlin, 1987).

Si parla di kiss feeding cioè di necessità prevalentemente legata alla sopravvivenza. Tale gesto, compiuto reclinando la testa verso destra, è rimasto nella nostra abitudine poiché la maggior parte delle donne allatta il proprio bambino dal seno destro. E pertanto anche il bacio richiede tale azione. È così che l’atto assume le caratteristiche di uno scambio affettuoso e al bimbo piace poiché ricorda il contatto con il corpo materno.

Per molte mamme continuare a offrire le proprie labbra per creare il contatto intimo con i loro piccoli è anche sinonimo di possesso e amore incondizionato. È quindi una prerogativa dei genitori e della loro intimità. Pertanto andrebbe evitato dagli estranei. Capita sovente che i bimbi rifiutino categoricamente di baciare amici o parenti dietro richiesta dei genitori poiché l’azione racchiude in sé un significato profondo e condividerla con gente sconosciuta può essere un’invadenza e pertanto il loro tentativo di svincolarsi va rispettato. Non è poi così semplice baciare tutti!

E questo si comprende soprattutto crescendo. Il gesto infatti racchiude in sé tanta tenerezza. Ma è giusto che nell’arco del tempo anche la consuetudine tra genitori e figli si perda. Infatti, per quanto sia considerato “sano” e “istintivo” bisogna considerare l’eventualità di poter trasmettere infezioni tramite la saliva. Una tra tutte è la mononucleosi, la cosiddetta malattia del bacio. Anche se si è raffreddati, se si è appena terminato un pranzo o se si è fumato il gesto va eluso in maniera significativa.

Dopo una certa età (dopo i 3 anni) i piccoli cominciano a definire e a comprendere meglio le differenze tra i sessi, a notare le componenti erotiche di azioni similari anche tra gli adulti. Quando l’analogia diviene evidente si rischia di generare in loro confusione. 

Infatti, dai 4 anni, periodo della fase edipica, che secondo la psicanalisi è un momento nel quale il bambino coglie le differenze anatomiche e dirige la sua attenzione inizialmente verso il primo amore (il genitore del sesso opposto) e poi verso l’esterno della famiglia poiché sarà l’adulto dello stesso sesso a definire il suo ruolo, coglie già le diversità e manifesta i suoi sentimenti. Può succedere però che gli adulti rimangano spiazzati dinanzi alla loro crescita e, continuando a considerarlo ancora piccolo e seguitando ad essere ancora fortemente seduttivi nei suoi confronti, metteranno in atto atteggiamenti che dovrebbero riguardare invece il/la partner.

Un bambino che continua ad avere un ascendente sulla madre non avrà timore del padre poiché saprà di averla conquistata e manterrà il diritto di prelazione non avvertendo minimamente la presenza dell’altro e non percependo in lui un modello nel quale identificarsi. La seduttività diverrà il suo modus vivendi e tenderà a conquistare e a possedere tutte le altre donne senza legarsi realmente a loro poiché nessuna sarà come la mamma: è il caso specifico del Don Giovanni.

Altresì una madre che non ha risolto il problema della propria solitudine cercherà di tenere legati a sé i figli non permettendo loro di crescere. Una donna non ancora matura, cioè infantile e non ancora separata lei stessa, non potrà offrire ai suoi pargoli ciò che lei stessa non possiede. Così preoccupata di restare sola incatenerà a sé i figli. Molto spesso la necessità inconsapevole di conservare queste abitudini trova il suo nodo gordiano nella coppia dove alcune dinamiche relazionali vengono riversate e sostituite da altri componenti.

Il bambino viene investito di un ruolo che tenderà a mantenere fino a quando i due genitori non ristabiliranno la propria dimensione intima, profonda e comunicativa. Un esperto potrebbe dirigerli verso l’assunzione di una maggiore consapevolezza favorendo il recupero di quelle parti di sé, come individui e come coppia, disperse e abbandonate.

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