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L'amico immaginario dei bambini

Gli psicologi hanno studiato già da molto tempo il comportamento dei bambini che inventano compagni di gioco inesistenti. Ecco cosa scatena questa fantasia

a cura di Daniela Poggi

Se nostra figlia iniziasse a parlare con un amico immaginario, pretendendo un posto a tavola per il nuovo arrivato, sapremmo avere la stessa calma di Juliette Binoche in Chocolat di fonte all’immaginario Pantoufle?


I bambini e il loro amico immaginario



Nell’immaginario collettivo chi parla da solo suscita non poche perplessità nelle persone che lo frequentano e l’idea che possa farlo un bambino spesso preoccupa molto i genitori tanto da spingerli a chiedersi se il bambino stia cercando nella fantasia un mondo migliore di quello che trova nella realtà. Molti spettatori avranno dedotto che la bambina rappresentata nel film Chocolat abbia sentito la necessità di un amico immaginario per compensare la mancanza di un fratello, del riferimento fisso di amici di lunga data, ma forse non è così.

Gli psicologi hanno studiato già da molto tempo il comportamento dei bambini che inventano compagni di gioco inesistenti, considerato che è un fenomeno tanto frequente da interessare quasi il 70% dei bambini. Il primo dato che interesserà i genitori è che dagli studi non risulta che l’invenzione dell’amico immaginario sia la conseguenza di una carenza da parte della famiglia. E’ interessante invece capire cosa scateni questa fantasia nei bambini. Piaget ha analizzato le diverse funzioni che arrivano ad assumere i vari amici immaginari. La sua stessa figlia ne aveva inventato uno durante l’età prescolare.


Amico immaginario: fantasia o disagio?


Il compagno immaginario può avere funzione consolatoria, può rassicurare, può sgridare il bambino come un genitore o stimolarlo a compiere azioni. E’ un aiuto nei momenti di bisogno, è il sostegno, ma anche quello che potrebbe prendere colpe per azioni sbagliate. Verrebbe da commentare: “Che gran fantasia hanno i bambini!” e infatti è attorno al loro potere di immaginazione che ruota il motivo che scatena l’insorgere dell’amico immaginario. Durante l’età prescolare sono molte le occasioni in cui i bambini inventano giochi di simulazione, in cui sembrano imitare i grandi, mettendo alla prova quanto hanno appreso su come si parla in certe situazioni, ad esempio in un negozio, o al telefono. Nei giochi del “fare finta” ritroviamo la voglia dei bambini di parlare, o imitare chi parla, inventare situazioni in cui si dialoga.

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L’altro aspetto che caratterizza la presenza dell’amico immaginario, oltre al dialogo, è l’attaccamento affettivo per cui sembra che questa nuova figura compaia nei momenti di bisogno. E’ un attaccamento che nei bambini notiamo anche verso pupazzi o altri oggetti detti “transizionali”, che li accompagnano nel prendere sonno.  Riconoscendo le caratteristiche della relazione con l’amico immaginario anche in altri giochi dei bambini i genitori possono affrontare senza timori il nuovo arrivato, assumendo l’atteggiamento di complicità e partecipazione che avrebbero di fronte a una finta tazzina di cioccolata, esattamente come Juliette Binoche in Chocolat

Daniela Poggi
La scuola in soffitta
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