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Alla scoperta delle mutazioni genetiche con le Tartarughe Ninja

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Come spiegare genetica ai bambini? L'uscita del nuovo film sulle Tartarughe Ninja in home video, può essere un'occasione per parlare di questo argomento ai bambini

Tartarughe Ninja e Genetica

Il nuovo film delle Tartarughe Ninja arriva finalmente in home video distribuito da Universal Pictures Italia. Dopo l’enorme successo al botteghino, possiamo rivivere l’ultima avventura dei 4 supereroi mutanti dal in DVD, Blu-ray, Blu-ray3D e digital downoload.

Un film per tutta la famiglia che con la travolgente simpatia delle quattro tartarughe mutanti ed i suoi i mirabolanti effetti speciali e sequenze adrenaliniche non solo farà divertire i più piccoli, ma riporterà mamma e papà indietro di qualche anno…

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Ma qual è il segreto dei 4 verdi supereroi? Da cosa derivano la loro forza e le loro abilità nelle arti marziali? Secondo il fumetto originale, in seguito ad un incidente stradale, nelle fogne di New York si riversò del liquame radioattivo, da quel momento le quattro piccole e smarrite tartarughe diventarono, grazie anche al supporto di Shredder, 4 fenomeni delle arti marziali ed in particolare i nuovi supereroi di New York.

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Ma nella realtà possono esistere delle mutazioni genetiche? Esistono dei casi simili a quello delle tartarughe Ninja? E come spiegare tutto questo a d un bambino, magari approfittando proprio della visione di Tartarughe Ninja in famiglia? Abbiamo posto queste domande a Marco Tilotta, laureato in Genetica e Biologia Molecolare, attualmente impegnato in un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare presso il laboratorio di Microbiologia nell’Istituto di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università di Roma “Sapienza”. Ecco cosa ci ha raccontato…

Tutto quello che siamo (il colore degli occhi, la forma del naso, etc..) è contenuto in una “raccolta di ricette” che è dentro ogni nostra singola cellula; questa raccolta è chiamata informazione genetica. Come succede per le ricette usate in cucina dalla mamma o dal papà, anche questa speciale raccolta è stata annotata in una molecola chiamata DNA. L’informazione genetica contiene quindi tutte le istruzioni per preparare un organismo, e per farlo funzionare nel modo migliore. I nostri ingredienti però non saranno la pasta frolla o il cioccolato ma acqua, sali, zuccheri, grassi e proteine. Tutte queste informazioni ci sono state date metà dalla mamma e metà dal papà.

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Infatti ognuno dei nostri genitori ci ha donato una lunga molecola di DNA contenente tutte le informazioni necessarie e questo vale per quasi tutti gli esseri viventi. Le informazioni contenute nel DNA sono scritte in una lingua particolare chiamata codice genetico e usa solo quattro lettere. Queste lettere sono piccole molecole chimiche che tutte insieme formano il DNA e che si chiamano adenina (A), timina (T), citosina (C) e guanina (G) – A,T,C e G. Le parole della nostra raccolta di ricette sono quindi formate da queste lettere e si chiamano geni.

Esistono ovviamente tante raccolte diverse di ricette, una per ognuno di noi e questo perché ognuno di noi è un mix di quello che ci ha donato la mamma e quello che ci ha donato il papà e così come loro (il papà e la mamma) sono il mix di quello che gli hanno donato i nonni. Questo però non è l’unica cosa che ci porta ad essere unici.

Può capitare infatti che alcuni dei geni possano essere scritti usando qualche volta delle parole leggermente diverse e quando questo succede si parla di mutazione. Alcune mutazioni possono essere utili nella nostra vita e per questo il nostro organismo decide di conservarle come quando si cambia un po’ la ricetta di partenza e viene fuori una torta più buona. Quando una mutazione viene conservata, si parla di evoluzione. Le mutazioni sono fondamentali per l’evoluzione e possono formarsi per caso o perché la nostra raccolta di ricette, il DNA, è stata modificata da qualcosa.

Per esempio se nel nostro ricettario è stato scritto che per fare la torta ci vogliono 100 gr di zucchero e poi quando andiamo a prepararla leggiamo 200 gr di zucchero allora abbiamo la nostra mutazione. Magari abbiamo visto male noi e in realtà c’era scritto 100 gr o forse qualcuno molto goloso l’ha cambiata scrivendo 200 gr. Dopo aver preparato la torta e averla mangiata si decide se quella modifica l’ha resa più buona o no. Quando a modificare il DNA è qualcosa di esterno si parla di agente mutageno, cioè di qualcosa che favorisce le mutazioni.

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Nel mondo ci sono tanti agenti mutageni. Per esempio nelle Tartarughe Ninja l’agente mutageno è il liquame radioattivo. Non sempre le mutazioni sono utili. Alcune volte purtroppo le mutazioni possono non essere utili bensì pericolose quindi bisogna cercare di stare attenti a non entrare in contatto con questi agenti mutageni.

Esistono tanti esempi di mutazioni utili che sono state conservate e che hanno portato all’evoluzione degli esseri viventi. Per esempio alcune farfalle hanno subito una mutazione nel loro colore e si sono ritrovati ad assomigliare molto ad altri insetti velenosi. Gli animali che prima le mangiavano, dopo la mutazione, hanno smesso di farlo per paura di mangiare gli insetti velenosi a cui assomigliavano. Questo ha permesso a tante farfalle di non essere attaccate e di potersi riprodurre di più rispetto a quelle che invece avevano ancora il vecchio colore.

Questa è l’evoluzione, cioè il diffondersi di un gene mutato più utile rispetto a quello di partenza, nel tempo. Io mi sono appassionato alla biologia fin da giovanissimo grazie fondamentalmente a due cose; la prima è stata un cartone animato, “Esplorando il corpo umano”. La seconda, ben più importante, è stata la presenza di più di un familiare che mi ha dedicato attenzione ascoltando le mie domande e che magari ha perso del tempo a cercare con me le risposte.

In conclusione credo che la mia fosse una propensione già presente in me ma l’attenzione dei miei cari sicuramente mi ha permesso di prendere coscienza di questa passione. Secondo me la propensione di un bambino è qualcosa che alla lunga uscirà naturalmente allo scoperto. Probabilmente il modo migliore è stimolare molto i bambini in tanti modi diversi, così da aiutarli a capire cosa realmente gli possa piacere senza “abbandonarli” davanti ad una console di videogiochi o alla televisione.

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