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A Testa alta, la Recensione del film

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"A Testa alta", la recensione dell'ultimo film di Emmanuelle Bercot con Catherine Deneuve, Benoît Magimel e Sara Forestier, in uscita dal 19 novembre in Italia

"A Testa alta", la recensione

Quando le istituzioni diventano umane e vanno a sopperire le mancanze di affetto di figure familiari assenti o incapaci di comportarsi come tali, i risultati non possono essere che positivi sulla vita di un giovane adolescente delinquente, che rifiuta gli schemi sociali, non sa gestire e controllare le sue emozioni al punto da farsi male e fare del male a chi lo circonda. Un ragazzo che si ribella alle regole, ma che allo stesso tempo vorrebbe farne parte, e che soprattutto urla attraverso il corpo e la rabbia il suo bisogno di essere amato e accettato. 

"A Testa Alta" è un film che mostra quanto sia importante il lavoro dei giudici minorili e degli assistenti sociali nel difficile percorso di integrazione nella società di un adolescente destinato ad una vita di delinquenza e abbandono. L'empatia, la forza di volontà, la sensibilità e la passione con il quale svolgono il loro lavoro queste figure è ciò che può fare la differenza nel recupero di un ragazzo a rischio. Un film che affronta un tema delicato e triste, ma che lancia un forte messaggio di speranza e soprattutto un monito importante alle istituzioni, scuola inclusa. Non c'è futuro per un ragazzo che vive in una situazione familiare di disagio se manca il sostegno e l'aiuto di chi dovrebbe educare e trasmettere insegnamenti positivi per affrontare la vita.

Ed è quello che sottolinea anche la regista che dice "

Come si può salvare una società se non attraverso l'educazione nella più ampia concezione del termine? La giustizia minorile poggia sull’idea che nulla sia del tutto scolpito nella pietra per un bambino e che attraverso i programmi educativi e di sostegno, la discesa senza fine possa essere fermata. Com’è possibile mettere in pratica tutto ciò, senza arrendersi - perché i risultati, se arrivano, ci mettono molto tempo ad essere raggiunti? Questo è il senso del film.

L'argomento di questo film bellissimo si può riassumere in una frase che la regista ha letto su un testo scritto da un giudice: “Tutti i bambini hanno diritto a un’educazione. Questa dovrebbe essere gestita dalla famiglia, e se la famiglia è carente, allora la società ha il dovere di intervenire”.

Mio figlio non è più un bambino

Sinossi del film

Il film racconta la storia di Malony che, trascurato da una madre problematica, entra ed esce dai tribunali. Florence (Catherine Deneuve), una giudice minorile vicina alla pensione, e Yann, un educatore a sua volte reduce da un’infanzia difficile, tentano testardamente di aiutarlo. Quando Malony incontra Tess, una ragazza molto speciale, capirà che ci sono ragioni per guardare al futuro con ottimismo.

Emmanuelle Bercot racconta di essersi ispirata ad una storia vera per realizzare il film. Lo zio si era affezionato a un giovane criminale che aveva seguito per molti anni, insieme a un giudice minorile, una donna, ormai vicina alla pensione.

Mi sono ispirata a questa storia in maniera diretta. Il ragazzo si era molto attaccato a mio zio e al giudice. Mio zio mi ha raccontato di aver detto un giorno al giudice: “Per lui, tu sei sua madre ed io suo padre”. Lei aveva risposto: “No, tu sei sua madre ed io sono suo padre”. 

Quello che rende questo film originale, rispetto ad altre pellicole puramente documentaristiche, è il messaggio di speranza che vuole trasmettere. E' la storia di un ragazzo non amato dalla madre, che non ha ricevuto educazione e attenzioni, e all'improvviso si deve assumere la responsabilità di amare e crescere un bambino.

Come afferma Emmanuelle Bercot, questa parte più romantica del film era anche un modo per raccontare quanto le hanno detto gli assistenti sociali: il 95% delle volte, innamorarsi è lo stimolo che spinge i giovani a farcela. Questi ragazzi non hanno stima di se stessi. Hanno problemi ad amare e a farsi amare, è dura per loro, ma quando capita, salva la vita.

Inoltre il protagonista di " A testa alta" non è un ragazzo stereotipato, drogato, spacciatore o figlio d'immigrati. Non è un ragazzo membro di una gang e la storia è ambientata in una città di provincia invece che in una periferia degradata. La regista ha deciso inoltre di allontanarsi dal cliché del rap per enfatizzare l'universo delinquenziale, e ha scelto di utilizzare un mix di musiche e brani già esistenti. 

(...) Malony è un adolescente che non ascolta la musica. Ho preferito giocare sul contrasto tra questo mondo amaro e difficile e la musica classica, che reca con sé anche l’ispirazione lirica che cercavo per produrre emozioni.

A testa alta, la scelta del titolo

Il titolo del film è ispirato alle ultime frasi della sceneggiatura: “Malony attraversa le stanze del tribunale, oltrepassa l’ingresso, e scende le scale. Si ferma, a testa alta, tenendo il suo bambino tra le braccia.” “A testa alta” è proprio quello di cui parla il film

Informazioni sul film

A Testa alta uscirà nelle sale italiane il 19 novembre 2015 in concomitanza con la giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Il Giudice è interpretato da Catherine DENEUVE
 
Malony da Rod PARADOT
 
Yann è interpretato da Benoît MAGIMEL
 
La madre da Sara FORESTIER

Trailer del film

 

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