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Usato per bambini: una scelta di vita

Con la crisi si fa molta più attenzione a come e dove si spende e le famiglie cercano stratagemmi per limitare le spese rinunciando al meno possibile. Comprare articoli di seconda mano è una valida alternativa ai soliti negozi

Vi vogliamo proporre oggi un’intervista a Nicoletta Cantarelli, titolare del negozio “Il Baule di Rebecca” a Roè Volciano. Un negozio di usato nato con l’intenzione di fornire abiti e attrezzature per bambini in ottimo stato e a prezzi vantaggiosi.

Come nasce l’idea di aprire un negozio di articoli usati per bambini?
All’estero è molto facile trovare negozietti o mercatini che trattano accessori usati per bambini, partendo dal principio che i bimbi, specie se piccolissimi, non sfruttano ciò che indossano, perciò abitini, coperte, scarpine, e attrezzature varie restano come nuove. In Italia invece questo fenomeno è poco considerato. Numerosi sono i negozi dove si possono comprare abiti vintage per adulti, scarpe e borse di seconda mano senza però dover rinunciare alla qualità. La mia intenzione era quella di creare un luogo dove far rivivere articoli di vestiario e attrezzature che altrimenti sarebbero rimaste chiuse in qualche scatolone. In questo modo ogni persona può venire qui, mettere in vendita ciò che non usa più e con il ricavato acquistare nuovi prodotti per i propri figli.

Cosa significa usato garantito?

Significa poter comprare articoli di seconda mano senza però dover rinunciare alla qualità. I capi o le attrezzature sono come - nuove, niente macchie, strappi o segni d’usura. Chi compra articoli usatati sa che sono prodotti di marca, alla moda, magari delle passate collezioni. Una coppia che opta per un trio usato ad esempio, lo fa sapendo che potrà portare a casa un buon prodotto senza dover pagare cifre eccessive, il gesto che compie si riveste di un valore ecologico, in quanto il riutilizzo delle risorse fa bene al pianeta, si vanno ad evitare gli sprechi e per ultimo permette anche di fare “guadagnare” un altro genitore. Infatti per ogni oggetto messo in vendita si ha un ricavato del 50% per i vestiti e del 70% per le attrezzature.



Compratori abituali?
All’inizio erano più incuriositi soprattutto gli stranieri, che erano già abituati a vedere nei loro paesi d’origine dei negozietti dell’usato per bambini, poi si è sparsa la voce ed ormai la mia clientela è omogenea. Ho clienti che scelgono il mio negozio soprattutto per una questione di risparmio e altri che, pur essendo benestanti, preferiscono per motivi ideologici optare per gli articoli di seconda mano. La scelta è ampia, perciò è possibile soddisfare sia chi desidera un completino a 5 euro, sia la persona che cerca qualcosa di più particolare, magari l’abito di Ralph Lauren o di Burberry e che è disposto a spendere anche 80-100 euro.

Hai incontrato dei pregiudizi o dei problemi aprendo la tua attività?
All’inizio c’erano molti pregiudizi, perché in molte persone è radicata l’idea che l’usato sia una seconda scelta, che si tratti di oggetti di scarto.
Invece non è vero, moltissime mamme si scambiano i vestiti e le attrezzature dei figli, ma chi non ha parenti che sono già mamme cosa fa? Il negozio dell’usato è una valida alternativa, perché è vero, non si conosce di persona chi ha portato un oggetto, però ci sono mamme che tramite il codice dei prodotti selezionano un altro genitore vedendo che hanno gli stessi gusti e mi chiedono di tenere da parte per loro i vestiti che queste mamme portano.

Qui c’è la possibilità di comprare anche scarpe e giocattoli di seconda mano, dando anche un messaggio forte ai propri figli: il denaro ha un valore, costa fatica portare a casa uno stipendio a fine mese e quindi non si deve mai sprecare. Ci sono ragazzini già grandicelli che incoraggiati dai genitori portano qui i giochi che non utilizzano più e con i soldi ricavati dalla vendita ne prendono degli altri. E’ bello poter constatare come le persone si siano aperte e queste iniziative, permettendo anche che l’invenduto a fine stagione venga donato a qualche associazione. Sarebbe bello poter fare capire ai futuri genitori che esiste un’alternativa ai soliti negozi, che si può dare al proprio figlio ciò di cui ha bisogno senza dover spendere cifre eccessive che non tutti possono permettersi

Chiara Zambelli
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