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Cosa fare degli abiti usati?

Molto spesso, in occasione del cambio degli armadi o delle grandi pulizie, noi mamme dobbiamo affrontare il problema di come destinare gli abiti, le scarpe e gli accessori vari che non usiamo più

Se nella famiglia sono presenti dei bambini piccoli è molto probabile che, periodicamente, gli armadi e gli scaffali si riempiano di capi che ai nostri bimbi non stanno più. Spesso, nel caso delle famiglie numerose, o comunque con due o tre figli, l’utilizzo dei vestiti ancora in buono stato viene ottimizzato perché vengono “passati” ai fratelli o sorelle più piccoli. Può succedere anche che abbigliamento e scarpe che non usiamo più vengano offerti a cugini e parenti prossimi anche se questo modo di fare è sicuramente più diffuso nei piccoli centri di provincia che nelle grandi città, dove le relazioni sociali hanno una connotazione più individualista.

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Molto spesso si opta per la soluzione che sembra la più semplice, ossia buttare via i capi che decidiamo di non usare più, ma prima di farlo dovremmo pensare che ci sono delle soluzioni migliori che possono tradursi in gesti di altruismo o che ci consentono di trarre un qualche profitto.
Ma procediamo con ordine. Pensiamo anzitutto che buttare semplicemente i vestiti che non usiamo più è una scelta sbagliata da vari punti di vista, anche sotto il profilo ecologico. Gli indumenti e le scarpe che buttiamo perché non stanno più ai nostri figli, o perché sono vecchi, ingombranti o considerati fuori moda vanno ad aggiungersi all’enorme quantità di rifiuti solidi che vengono prodotti ogni anno da ciascuna famiglia.

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Questo si traduce in un danno per l’ambiente che in molte città d’Italia viene evitato grazie all’attuazione di politiche di raccolta dei rifiuti che includono anche la raccolta di vestiti usati. In varie zone delle nostre città è possibile perciò trovare degli appositi contenitori per la raccolta differenziata degli indumenti usati che permettono anche il recupero e il riciclaggio dei capi ancora in buono stato. Queste politiche si legano spesso ad iniziative di carattere sociale ed umanitario in cui spesso viene coinvolta la Caritas ed altre associazioni simili. La Caritas ad esempio organizza periodicamente delle giornate dedicate alla lotta allo spreco in cui si raccolgono indumenti usati da destinare alle famiglie con difficoltà economiche e in generale a quelle persone che vivono in condizioni di disagio economico e sociale.



Un’idea che coniuga praticità e altruismo potrebbe essere quindi quella di raccogliere i nostri indumenti usati e destinarli ad iniziative di questo genere. Un’altra soluzione, che per molti versi sta diventando una vera e propria tendenza, è quella di vendere on line o nei magazzini appositi gli abiti e gli accessori che noi, o i nostri figli, non indossiamo più.

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L’idea di provare a trarre un po’ di profitto dallo “smaltimento” degli abiti sorge spesso quando ci troviamo a mettere via dei capi costosi e in ottimo stato indossati magari pochissime volte; tra l’altro il mercato degli abiti usati sta attraversando un momento molto positivo, basti pensare a quanto sia di tendenza la moda vintage! Se decidiamo di provare a vendere alcuni abiti dei nostri bambini è importante riordinarli ed eliminare quelli più usati o in cattivo stato, magari coinvolgendo i bambini stessi, se sono abbastanza grandi, chiedendo loro di scegliere se vogliono tenere qualche capo in particolare. Se abbiamo qualche vestito che non è mai stato usato e ha ancora il cartellino possiamo sicuramente pensare di venderlo ad un buon prezzo.

Una volta deciso quali vestiti vendere è utile classificarli per tipo e genere, lavarli accuratamente e, se decidiamo di venderli on line, scattare delle foto per ogni capo, o insieme di capi, aggiungendo un descrizione dettagliata che includa taglia, modello, marca etc.

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Lo stesso modo di procedere si può applicare anche agli accessori o ad altri oggetti in generale. Come abbiamo detto possiamo optare per la vendita on line, che richiede solo un po’ di tempo nella preparazione della presentazione dei capi e degli accessori che decidiamo di mettere in vendita. In alternativa ci si può rivolgere ai negozi e magazzini dell’usato che sono sempre più numerosi nelle nostre città e si basano su un meccanismo molto semplice ed efficace: gli indumenti che arrivano nei moderni mercati/magazzini dell’usato non passano attraverso i percorsi che trasformano la beneficenza in oggetto di mercato, ma arrivano direttamente dagli armadi dei tanti utenti che per vendere (e per comprare) li portano in negozio. Qui cliente e negoziante decidono insieme il prezzo del bene e, una volta venduto, dividono a metà l’incasso. Con questa formula di conto vendita si stanno diffondendo in molte città negozi, magazzini e franchising declinati per target, offerta e clientela.

Beatrice Spinelli
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