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Se il bambino gioca con le bambole

Cosa distingue allora un comportamento dettato dalla semplice curiosità e desiderio di esplorazione, tipico di questa età, dall’esordio di una condizione che testimonia una difficoltà nell’orientamento sessuale?

Bambini che giocano

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    Redazione PianetaMamma 11 maggio 2012

    di Isabella Ricci

    Può accadere, soprattutto se vi è la presenza di una sorella quasi coetanea in casa, che il bambino, intorno ai due o tre anni di vita manifesti una preferenza per passatempi e giochi tipici dell’altro sesso, generando nei genitori dubbi e preoccupazioni sulla futura identità di genere del proprio figlio.
    Cosa distingue allora un comportamento dettato dalla semplice curiosità e desiderio di esplorazione, tipico di questa età, dall’esordio di una condizione che testimonia una difficoltà nell’orientamento sessuale? Esiste infatti una condizione clinica nell’infanzia, che esordisce intorno ai due o tre anni, molto più diffusa nei maschi che nelle femmine, che riguarda un’alterazione della normale coincidenza tra identità sessuale ed identità di genere. 


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    Con la prima si fa riferimento all’identità biologica, dovuta ai cromosomi sessuali, mentre la con la seconda ci si riferisce ad un costrutto psicologico relativo al sentirsi individuale dell’individuo all’interno del proprio corpo, che si esplica successivamente nell’atteggiamento corrispettivo di femminilità o di mascolinità. Quando si verifica la mancata coincidenza di questo senso di sé con l’identità sessuale dell’individuo si è in presenza di quello che in clinica è noto come disturbo dell’identità di genere (LEGGI), un quadro sintomatologico con forma di idea prevalente, non delirante, che ha come contenuto il persistente rifiuto per le caratteristiche del proprio sesso ed un’identificazione con quelle del sesso opposto, che dal punto di vista comportamentale si traduce nella preferenza per attitudini ed attività tipiche di quest’ultimo.

    A due o tre anni sono molto frequenti comportamenti imitativi dell’altro sesso: l’imitazione è un comportamento diffuso fin dai primi mesi di vita ed è una strategia che facilita i processi di apprendimento. Può anche essere presente un desiderio ambivalente di appartenere e entrambi i sessi. Questo perché il processo di formazione dell’identità di genere è lungo e complesso e il suo compimento definitivo si ottiene solo alla fine dell’adolescenza. Pertanto non c’è da allarmarsi in presenza di comportamenti isolati, come il prediligere acconciature, abiti o passatempi tipici del sesso opposto.

     

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    Anche un bambino con alcune attitudini femminili, come la danza o la cucina, non è da considerarsi in una luce negativa, ma anzi, in termini di una flessibilità di genere, indice positivo di un buon adattamento dell’Io. Ciò che dovrebbe destare attenzione è invece la presenza rigida e pervasiva di questi comportamenti, con disagio riguardo al proprio sesso o senso di inappropriatezza nel ruolo sessuale (LEGGI) ad esso connesso e manifestazioni di disgusto nei confronti dei propri attributi corporei.
    Ma ancora, trattandosi di età evolutiva, anche la presenza di un disturbo siffatto in infanzia non permette di afferamare con certezza l’esito della scelta riguardo l’orientamento sessuale dell’individuo in età adulta. Sarà infatti l’adolescenza il momento cruciale durante il quale determinate scelte verranno messe alla prova e anche del tutto modificate



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