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Nanna: il metodo Estivill o metodo Ferber

Prima o poi, come è accaduto a me, tutti i genitori di bambini con difficoltà nell’addormentamento, incappano in questo “metodo” e provano a metterlo in pratica sperando che funzioni…

A cura della pedagogista dott.ssa Mariaelena La Banca

Prima o poi, come è accaduto a me, tutti i genitori di bambini con difficoltà nell’addormentamento, incappano in questo “metodo” e provano a metterlo in pratica sperando che funzioni…
Estivill promette il 98% di successi se viene pedissequamente seguito il suo metodo.


La nanna ideale, i problemini dei primi mesi


Il sonno viene definito un'abitudine, e come tale deve essere appreso. Questo apprendimento non è un fatto endogeno, ma esogeno, ossia avviene in maniera corretta se viene costruito correttamente dai genitori.
Ritorna il mito dell'educabilità assoluta, di prussiana memoria, una specie di utopia pedagogica basata sull'idea dell'assoluta plasmabilità dell'essere umano. Indubbiamente questo è l'elemento più inquietante del metodo, in quanto non è basato sui principi dei grandi metodi del Novecento, quali il metodo montessoriano o il metodo scoutistico, per fare soltanto due esempi, che hanno nella libertà (e quindi nell'elemento endogeno) il loro punto di forza.


Fai la nanna, come creare l'abitudine al sonno fin da piccoli


Qui è il contrario: il punto di forza è l'esterno. Occorre far apprender il sonno, è un'abitudine, ribadisce Estivill, e quindi necessita di essere inculcata in maniera ben definita. L'elemento che più denota questa accentuazione è il fatto che Estivill non dà nessuna importanza all'età del bambino o della bambina: per lui è irrilevante. Dice testualmente che “non c'è nessuna differenza tra un bebé e un bambino di quattro anni”. Questa connotazione appare il tratto più a-scientifico del metodo, in quanto è noto che il primo anno di vita del bambino presenta caratteristiche di dipendenza assolutamente incommensurabili rispetto alle età successive. Quindi nella gestione del bambino fino a un anno, proprio per favorire un buon attaccamento primario, la presenza della madre è un fattore ben diverso che non nei periodi successivi.
Non solo, egli cita un esempio che fa rabbrividire: come una mamma insegna al bambino a mangiare con gesti meccanici come: mettere il bavaglino, mettere il bimbo sul seggiolone, proporgli cucchiaio, forchetta e coltello e così via, nello stesso modo deve insegnare al bambino il sonno!!!

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Il metodo Estivill in poche righe
I genitori organizzano la cameretta del bambino, affidandogli un pupazzo, e costruendo quello che Estivill chiama un'immagine favorevole, come può essere una giostrina, o una luna. Inoltre, se il bambino lo usa, gli si lascia il ciuccio.
A quel punto i genitori fissano l'orario dell'inizio del sonno, che rimarrà sempre lo stesso, e mettono il bambino nella sua cameretta, dopo un breve momento affettivo (una decina di minuti) fuori dalla camera.
I genitori salutano i bambino, rassicurandolo sulla presenza dei genitori e quindi escono. Il bambino piangerà.
Estivill elabora una tabella di rientri genitoriali nella camera, che vanno poi progressivamente scemando, finché il bambino, nel giro di una settimana, si abituerà a restare da solo.
Estivill è ben consapevole della difficoltà non tanto del bambino, quanto dei genitori di reggere il pianto infantile, e si affida alla determinazione dei genitori.
A p. 39 dice: “Basta che il bambino sgarri una volta perché il metodo fallisca”. Questo dimostra lo scaricamento colpevolizzante sui genitori stessi, che, nel caso (probabile) in cui il metodo fallisca, si trovano oltre al danno anche la beffa.


Di quante ore di sonno ha bisogno il tuo bambino?



Il metodo è molto semplice, ed è costruito su un principio tecnico molto preciso, ossia che il bambino non deve associare il sonno alla presenza dei genitori, ma agli elementi simbolici fornitigli. Se lo associa alla presenza dei genitori, Estivill dice che gli stessi si troveranno costretti per anni a stare vicini al bambino.
L'effettiva sostenibilità di questo metodo viene scarsissimamente considerata, se non continuando a ribadire la necessità di una ferrea determinazione nel non lasciarsi trascinare nei pianti infantili, pena il decadimento dell'efficacia del metodo stesso.

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C'è una frase che sintetizza il metodo Estivill: “Il bambino è troppo piccolo per imparare quanto è importante dormire da solo, vorrebbe semplicemente sentirsi protetto in vostra compagnia.” Questa frase dà l'idea della sostanziale esternalizzazione di questo approccio, che non consente ai genitori di poter elaborare i loro dubbi e trovare delle strategie adeguate.
Può essere comprensibile che in un periodo di forte incertezza ci sia un ritorno a posizioni medico-pedagogiche veramente arcaiche. Questo non toglie la necessità di fare chiarezza e anche di tutelare i genitori da un approccio così meccanicistico.

Dalla parte del bambino

Cosa impara il bambino? Impara a dormire da solo? Indubbiamente si…ma a quale costo?
Il pianto è l’unico modo che ha nostro figlio di comunicare con noi. Con il pianto il bimbo comunica tutto: paura, freddo, dolore…
Egli penserà: ho freddo e piango: mamma vieni a coprirmi…ma la mamma non arriva…
mamma ho paura e piango vieni a consolarmi…ma la mamma non arriva…
la notte successiva non piangerà più ricordando che tanto la mamma non arriva

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