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Fasi critiche: paura degli estranei

Intorno agli otto mesi i bimbi attraversano una fase denominata seconda nascita o fase simbiotica. hanno timore che la mamma possa scomparire e manifestano ansia e insicurezza

Finora il nostro bimbo è stato un bambino socievole ed affettuoso con tutti ma ad un certo punto, poco prima del compimento del primo anno di vita cambia tutto.. piange quando vede qualche estraneo o persona non familiare e vuole stare sempre con noi. Come mai? Il bimbo sta attraversando una fase fisiologica dove definisce la sua identità separata dalla figura materna e proprio per questo ha paura del distacco dalla mamma e che questa possa sparire.

Da poco, leggendo di una amica internauta che sta vivendo dei piccoli problemini con la sua bellissima bimba ,mi sono imbattuta nei classici problemi della fase fisiologica della cosidetta "seconda nascita" e proprio per questo ho deciso di scrivere qualcosa a riguardo, qualcosa che auti le mamme in difficoltà che quotidianamente si trovano a vivere le angosce dei pianti disperati dei bimbi che attraversano questa fase.... Niente di proccupante se la conosciamo, ma che ci riempie di ansia se non ne abbiamo mai sentito parlare...

Intorno agli otto mesi i bimbi attraversano una fase denominata appunto seconda nascita o fase simbiotica, durante la quale oltre a cominciare a riconoscere e distinguere chiaramente le figure familiari che non identificano più come un volto qualsiasi (purchè questo abbia bocca, naso e occhi), ma realizzano che si tratta effettivamente di determinate persone, familiari o estranee, i piccoli incominciano anche ad identificarsi come individui separati dalla figura materna e proprio questo porta loro ad aver timore che la mamma possa scomparire manifestando ansia e inscurezza.

Infatti grazie ai piccoli distacchi dalla mamma il bimbo si rende conto che è una persona a sè stante ed incomincia a fare le prime esperienze "autonome", e spesso, per "tamponare" l'assenza o il distacco della figura materna, si attacca ad un oggetto transizionale, che ha il ruolo di consolare e gratificare il piccolo nei momenti di "solitudine". L'oggetto transizionale può essere una copertina, un lenzuolino, una maglietta, un ciuccio o un peluche, o qualsiasi altro oggetto che riesca a dare l'illusione che sostituisca in modo gratificante la mamma. 
Inutile cercare di capire perchè accade tutto questo, perchè ad un certo punto il nostro docilissimo bimbo che fino a ieri adorava andare in braccio a tutti quelli che allungavano le braccia e rilasciava dolcissimi sorrisi a 4 denti a chicchessia, oggi non ne voglia proprio sentir parlare di andare in braccio alla zia che vede di raro o alla vicina di casa e anzi, piange disperato se accenniamo a lasciarlo due secondi..


La fase si può manifestare con scene di vero e proprio terrore accompagnate da pianti, urla e bimbo che si aggrappa alla mamma non tanto quando si incontrano estranei per strada quanto quando gli estranei invadono la "terra amica" ovvero casa, poichè si sentono invadere il territorio che li fa sentire protetti e ovviamente quando il bimbo vede la mamma allontanarsi o addirittura andare via, ma non solo, a volte la paura di essere abbandonati si manfesta anche quando, in compagnia di bimbi coetanei, li si lascia assieme in modo da permettere la socializzazione, con rifiuto drastico del bimbo in questione.
Sbagliatissimo ovviamente forzarlo ad andare in braccio all' "estraneo" o sgridarlo perchè ci sembra di offendere la persona che abbiamo di fronte o ancora avvilirlo perchè tutto ciò non servirà ad altro se non ad abbassare l'autostima del bimbo!

Piuttosto cerchiamo di stare comunque tranquille e cerchiamo sempre di tranquillizzare il bimbo, senza forzarlo nè ridicolizzarlo, parlando con voce serena e pacata.
Questa fase essendo fisiologica e fondamentale per la crescita del piccolo è inevitale e inutile sarebbe iperproteggere il bambino tenendolo sotto ad una campana di vetro perchè è vero che questo gli risparmierebbe il "dolore" del primo distacco ma è altresì vero che un bambino che non sperimenta il distacco e non ha modo di distinguersi come figura scissa e autonoma da quella materna, soffrirà molto di più da grandicello con dei veri attacchi di ansia quando questa si dovrà allontanare.

Quanto più mamma e papà vivranno serenamente questo momento mostrando fiducia verso chi si prende cura del piccolo ma sopratutto nelle capacità del piccolo di superare il distacco, quanto prima queste paure verranno superate serenamente.
Infatti, facendo un esempio banale, se all'inserimento del nido, che spesso, proprio come è capitato a me con la mia primogenita, avviene intorno all'ottavo mese, la mamma mostra diffidenza e sensi di colpa al momento di lasciare il piccolo tra le braccia dell'educatrice, questo, abituato a stare in simbiosi con la mamma e a percepirne tutti gli stati d'animo, non potrà non accorgersi che la mamma non è tranquilla e che "teme" che qualcosa non vada bene, assorbendo inevitabilmente gli stessi timori e mostrandoli con il pianto e quindi rifiutando il distacco dalla mamma.

Parole chiave della seconda nascita: paura
La paura nel piccolo scaturisce da una situazione incerta, da una sensazione di malessere, da un cambiamento o da un bisogno che non viene compreso (fame,sete,sonno).

Pianto: l'unico mezzo che ha un bimbo così piccolo per "comunicare" con noi è il pianto e quindi è normale che per mostrare una situazione che lo spaventa, un malessere o un bisogno, esso pianga. Quindi non interpretiamo i pianti come manifestazioni di capricci, ma anzi come un passo verso l'indipendenza del piccolo, che man man che cresce diventa più consapevole e che cerca quindi più sicurezza verso ciò cui va incontro

Estraneo: ora il bimbo riconosce e distingue i visi e ovviamente sa bene qual'è la mamma e quali sono le persone di famiglia, e incomincia a fare la distinzione fra chi conosce e quindi si può fidare e chi non conosce, manifestando paura e rifiuto

Nanna: fino ad oggi ha sempre dormito tranquillo, magari nella sua cameretta, ma ora proprio non ne vuole sapere... normale! Il bambino inizia ad avere paure concrete, paura dell'estraneo che può arrivare all'improvviso, paura del buio... bene. Teniamolo in camera con noi, quando sarà pronto tornerà nella sua cameretta! L'indipendenza non si ottiene da un giorno all'altro ma passo dopo passo, senza fretta nè ansia

Errori da evitare

Ricodiamoci che il piccolo non si rende conto del "tempo" e che quando noi ci spostiamo lasciandolo con qualcun altro, lui non ha assolutamente la facoltà di rendersi conto che magari quel distacco durerà soltanto 5 minuti, e quindi tranquillizzarsi!

Dobbiamo essere NOI con il nostro atteggiamento sereno a fargli capire che comunque è in buone mani e deve stare sereno, proprio come lo siamo noi, parlando in modo sereno ed essendo veramente serene e tranquille.

Giustificare i suoi pianti con un "è timido", "è capriccioso", "non è mai successo,ma come mai", è assolutamente controproducente. Molto meglio due coccole senza accentuare aggettivi che influenzano la sua personalità e la sua crescita.

La fase, come qualunque fase che interesa la crescita, durerà qualche mese, dopo la quale tutto tornerà nella norma, con un bimbo più forte e coraggioso che si districa tra i sentieri delle prime esperienze e i primi distacchi .
Soltanto se tale fase dura eccessivamente e se la paura degli estranei si protrae oltre l'anno e più di età, è il caso di parlarne con il pediatra e con uno specialista per risalire alla base del problema.

Ingrid Busonera
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