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“Fai la nanna”: come creare l’abitudine al sonno fin da piccoli

Cosa succede quando un bambino non dorme bene? I bambini che dormono male piangono di frequente senza motivo, sono di cattivo umore e manifestano un calo di attenzione. La conseguenza di tutto ciò è una maggiore dipendenza alle persone che li accudiscono

di Dott.ssa Giuliana Apreda
Psicologa-Psicoterapeuta


Cosa succede quando un bambino non dorme bene? Le conseguenze della carenza di sonno si manifestano nei bambini nell’atteggiamento vitale. Svegliarsi più volte durante la notte impedisce ai bambini di riposare bene, ciò genera inquietudine poiché nel bambino (a differenza dell’adulto) la stanchezza funge da eccitante.
 piangono di frequente senza motivo, sono di cattivo umore e manifestano un calo di attenzione. La conseguenza di tutto ciò è una maggiore dipendenza alle persone che li accudiscono. Questa eccessiva dipendenza rende i bambini insicuri, con difficoltà nei rapporti con gli altri e poco brillanti nel rendimento scolastico. Gli effetti della carenza di sonno sulla salute del bambino sono ancora oggetto di studio, tuttavia un bambino stressato non dispone delle stesse difese di un bambino che riposa bene.


10 cose che non sapete sul sonno dei bambini


L’ormone della crescita, è stato dimostrato, viene secreto soprattutto durante le prime ore di sonno. Se il sonno è irregolare la somatropina (ormone della crescita) può alterarsi e di conseguenza pregiudicare la crescita in termini di centimetri di crescita e di peso corporeo. I genitori poi vivono in uno stato di tensione insopportabile quando il loro bimbo manifesta difficoltà nel sonno.
 
Secondo le statistiche circa il 35% dei bambini soffre di insonnia, ha problemi all’ora di andare a letto e/o si sveglia più volte nel corso della notte. Quando si presentano questi problemi bisogna subito dire che non è colpa dei genitori, semplicemente il bambino non ha ancora acquisito l’abitudine al sonno. Verso il terzo o quarto mese di vita i bambini cominciano a mutare il loro ritmo sonno-veglia, abbandonando progressivamente il ciclo di tre o quattro ore per adattarsi pressappoco a quello dell’adulto. Il lattante comincia ad avere periodi di sonno notturno più duraturi. Per far funzionare correttamente l’orologio biologico occorre l’intervento di alcuni stimoli esterni, come l’alternanza di luce o oscurità e di rumore e di silenzio, gli orari dei pasti e le abitudini che favoriscono il sonno. La sera quando mettiamo il bimbo nella culla è normale che nella stanza sia al buio e che i rumori del giorni siano fortemente attenutati.


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Quando dorme durante il giorno è invece importante che ci sia un po’ di luce e che prendiamo poche precauzioni per i rumori esterni. Oltre all’oscurità e al silenzio risulta essenziale l’orario dei pasti. Fin dalla nascita il bambino associa sonno e pasto. Nell’apprendere l’abitudine a mangiare nel seggiolone al bambino trasmettiamo anche il nostro atteggiamento. Il bambino piccolo sente ciò che sente la mamma. Se colui che dà a mangiare il bambino si sente insicuro, di conseguenza si sentirà insicuro anche lui. Logicamente il bambino preferisce addormentarsi in braccio anziché nella culla da solo.

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La sicurezza nei genitori e conseguentemente nel bambino è la condizione necessaria per il bambino che riesce a rimanere solo nella culla e a conciliare il sonno con i propri mezzi.
Ecco alcuni atteggiamenti che consiglio di evitare per fare addormentare il proprio bambino: cantare, dondolarlo nella culla, cullarlo tra le braccia, dargli la mano, farlo passeggiare in carrozzina o in macchina, dargli il biberon o allattarlo, metterlo nel letto matrimoniale, dargli da bere.

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Tutti questi elementi esterni implicano sempre l’intervento dell’adulto. Quando si ripone il bambino nella culla o nel lettino non è necessario rimanergli vicino finché non si addormenta, altrimenti vi vorrà lì ogni volta che si risveglia durante la notte. Il bambino potrà avere con sé il ciuccio, un orsacchiotto, l’amata copertina, insomma tutto ciò che può rimanere con lui per tutta la notte al posto di mamma e papà. Concludendo mai prendere parte attiva ai suoi tentativi di addormentamento, il bambino che impara a dormire da solo non appena si risveglia troverà nella sua culla o lettino tutto come prima (l’orsacchiotto, la copertina etc) e tornerà a dormire senza problemi né per lui né per i genitori!


Testo consigliato:
“Fate la Nanna” di Eduard Estivill e Sylvia de Béjar, Mandragora, Firenze, 1996
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