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Enuresi notturna: quando fa la pipì a letto

L'enuresi notturna non è una malattia bensì un disturbo che colpisce il 10/15 % dei bambini intorno ai 5/6 anni e consiste nella perdita involontaria delle urine durante il sonno in soggetti che hanno già acquistato il controllo completo degli sfinteri

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di Ingrid Busonera

L'enuresi notturna non è una malattia bensì un disturbo che colpisce il 10/15 % dei bambini intorno ai 5/6 anni e consiste nella perdita involontaria delle urine durante il sonno in soggetti che hanno già acquistato il controllo completo degli sfinteri. In Italia attualmente ben un milione di ragazzi tra i 5 e i 14 anni soffre di questo disturbo.

Parlando con altre mamme mi sono confrontata su particolari situazioni, si parlava del famoso "spannolinamento" che io ho concluso felicemente da qualche mese anche col più piccolo dei miei figli che ha 33 mesi e abbiamo preso l'argomento parlando soprattutto dello spannolinamento notturno (LEGGI). Quando ho detto che il piccolo Stitch era senza pannolino anche la notte sono rimaste meravigliate, ma come fai, ma che bravo e via dicendo. Di risposta io sono rimasta un pò stupita che alcuni bambini loro, molto più grandi del mio piccolino avessero ancora il pannolino per la notte perchè fanno la pipì a letto.
Infatti anche se lo spannolinamento diurno è andato a buon fine, non hanno ancora raggiunto il momento di quello notturno e quel benedetto pannolino la mattina è perennemente bagnato e quelle mamme quasi hanno perso la voglia di provare a toglierlo per il timore di trovare il bimbo per l'ennesima volta bagnato. E allora via con domande e risposte e l'argomento, abbastanza caldo per parecchie mamme, mi ha incuriosita molto e mi ha fatto nascere il desiderio di saperne qualcosa in più, perchè parlare di un problema è sempre la maniera migliore per affrontarlo.


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L'enuresi notturna (LEGGI) come abbiamo detto non è una malattia ma un disturbo quindi sarebbe meglio nei limiti del possibile evitare le terapie farmacologiche e provare con quelle comportamentali. In sostanza infatti le terapie farmacologiche sono atte ad accellerare il processo di maturazione della vescica e a ridurre il volume dei liquidi, per far sì che il problema si risolva nel minor tempo possibile in modo tale che non abbia risvolti psicologici negativi sul bambino stesso, che a causa del disturbo può avere degli impedimenti nella vita sociale, come per esempio andare a dormire da amichetti, partecipare a gite ecc.
Comunque sia la terapia comportamentale è sempre la migliore anche perchè comunque sia ,il disturbo tende a scomparire spontaneamente. Tra la terapia comportamentale vediamo l'esigenza di non somministrare liquidi al bambino prima di andare a letto, far svuotare la vescica prima di dormire e magari utilizzare un sistema di allarme, un piccolo congegno a pile che inserito nelle mutandine, appena scappa la pipì, attiva un'allarme sonoro che sveglia il bimbo e blocca lo stimolo della minzione, facendo prendere coscienza di quanto è successo.
Durante il giorno può essere utile far caso ad alcuni atteggiamenti del bimbo ovvero se trattiene le urine perchè distratto dal gioco, se scappa qualche gocciolina e bagna le mutandine perchè va in bagno "tardi" , se si accovaccia per trattenere la pipì: tutti questi atteggiamenti andrebbero rivisti e possibilmente corretti per una sana educazione dei bisognini.


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In Italia ci sono molti più casi di quanti crediamo, io stessa ricordo di aver sofferto di questo disturbo e se è vero che l'ereditarietà incide, anche i miei figli potrebbero soffrirne .Fortunatamente per adesso a parte qualche raro e sporadico episodio, non abbiamo a che fare con questo problema, ma può essere molto utile per quelle mamme che quotidianamente (o quasi) si trovano a fare i conti con il pargolo bagnato perchè ha fatto la pipì a letto, sapere perchè accade e come affrontarlo.

Per poter dire che un bimbo soffre di enuresi notturna (LEGGI), non basta trovare sporadicamente il letto bagnato: per la diagnosi infatti pare che si debbano avere almeno 2 episodi alla settimana per 3 mesi consecutivi o 3 episodi alla settimana per 2 settimane consecutive, dopo tali periodi si può dichiarare che il problema è effettivamente enuresi notturna .

Esistono diversi tipi di enuresi notturna, che si distinguono per alcune caratteristiche:

- enuresi primaria: si ha nei bambini oltre i 4 anni che non hanno ancora acquisito il pieno controllo notturno degli sfinteri e per ritardo di maturazione della vescica o problemi ormonali, non riescono tuttavia a controllare la minzione;

- enuresi secondaria: si parla di enuresi secondaria quando il bambino dopo un periodo di almeno 6 mesi di controllo degli sfinteri vescicali, ricomincia a fare la pipì a letto; in genere è data da un forte stress o comunque situazioni emotivamente e psicologicamente stressanti e pesanti: traumi, nascita di un fratellino, trasloco, grandi cambiamenti;

- enuresi sintomatica: a differenza dalle altre due, questo tipo di enuresi compare come conseguenza di una malattia, diabete, infezione alle vie urinarie, epilessia ecc.



Cosa non dobbiamo fare noi mamme?
Sembrerebbe la cosa più normale eppure sgridarlo dopo che fà la pipì a letto oltre che sbagliato è anche controproducente (LEGGI). E' noto infatti che un atteggiamento di comprensione migliori la situazione mentre il rimprovero la peggiora. Evitiamo di svegliarlo durante la notte, piuttosto mettiamo una mutandina assorbente che lo faccia dormire pulito e asciutto!

Come aiutarlo?
Prima regola: evitiamo di far vedere il nostro dispiacere e la nostra frustrazione al bambino, che di riflesso immancabilmente ne soffrirà anche lui. In genere i pediatri, benchè il pieno controllo della vescica si acquisisca ai 4 anni, decidono e consigliano di intervenire non prima dei 7 anni d'età; è proprio a quell'età però che il bambino, introdotto in una società ricca di confronti qual'è la scuola, che può presentare disagio e sofferenza per questo disturbo, perchè si rende conto che il problema che ha lui è isolato e non interessa invece gli altri bambini "normali".


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Per questo è molto utile valorizzare i suoi pregi e fargli notare quanto è bravo in alcune discipline dove magari altri compagnetti non brillano, per fargli capire che nessun bambino è uguale e soprattutto ognuno può esser più o meno abile in determinate cose. Altra cosa importante, possiamo raccontargli di persone (se è successo a noi per esempio) che come lui ne hanno sofferto da piccoli e hanno risolto benissimo il problema, rassicurandolo che anche per lui sarà esattamente così. Importante è anche informarlo tramite disegni e piccole storielle sulla funzionalità dei reni e il viaggio della pipì, per fargli capire come funziona e facendogli capire che la sua vescica è solo un po' in ritardo o non riesce a contenerne tanta e così scappa. Se il pediatra ce lo consiglia insegnamogli una sorta di ginnastica per la vescica utile a trattenere l'urina e a non farla scappare, praticamente gli stessi esercizi che abbiamo eseguito dopo il parto, per riacquistare la capacità dello sfintere vescicale.

Incoraggiamo il bimbo a partecipare a gite o magari ad andare a nanna dall'amichetto del cuore, facendo presente alla mamma /maestra del problema del piccolo, che starà attenta a non somministrare troppi liquidi prima dell'ora della nanna e magari lo convincerà ad indossare uno speciale pannolino per i bimbi grandicelli che fanno pipì a letto, senza vergogna ne imbarazzo