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Crisi di pianto del bambino: come affrontarle?

I bambini piangono spesso. E ad ogni età il pianto va gestito in modo diverso. Ecco qualche consiglio utile

Nei giorni scorsi Katie Holmes (LEGGI), fresca mamma single, è stata avvistata per le strade di New York insieme alla sua bambina, Suri, di sei anni. La piccola, nota in tutto il mondo per i giocattoli, gli abiti e i vizi cui è abituata sin dalla nascita, ha una vera e propria crisi di pianto.
Il motivo è sconosciuto, ma la reazione della madre qual è? All'inizio la ignora, poi la prende in braccio ma senza cambiare strada o atteggiamento. Insomma, lascia che il momento passi e non cede al capriccio.


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Quante volte abbiamo assistito a crisi di pianto improvvise ed esagerate da parte dei nostri bambini?
Gestire questi momenti può essere difficile e a volte molto frustrante.
Ma è bene distinguere tra pianto e pianto, così come tra età ed età.

Se a piangere improvvisamente e senza sosta è un bambino di pochi mesi, il pianto non va ignorato. E' sempre l'unico strumento di comunicazione che il piccolo ha a sua disposizione per manifestare un disagio o un malessere (LEGGI). In genere il pianto del neonato ha motivazioni semplici da capire: ha fame, è stanco, è bagnato, si annoia, ha mal di pancia.
Risolto il problema, il pianto si spegne.


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A volte il neonato vuole essere solo rassicurato e coccolato ed è giusto che questo bisogno d'affetto e protezione venga soddisfatto.

Anche i bambini più grandicelli possono sentire il bisogno di essere rassicurati. Quando crescono i bambini cominciano ad avere paure di molti tipi (LEGGI) e spesso questa sensazione stressante può manifestarsi con il pianto. E' importante quindi rassicurare il bambino della nostra affettuosa  e costante presenza, invitandolo, però, ad esprimere i propri sentimenti - di rabbia, paura, frustrazione o altro - con le parole e non con il capriccio (LEGGI).



Le crisi di pianto possono anche presentarsi in momenti della vita particolarmente delicati: è arrivato un fratellino (LEGGI), ha iniziato la scuola, avete traslocato. In questo caso ci vuole una dose di pazienza e comprensione in più, gestendo le diverse situazioni nel modo più appropriato, ma in ogni caso non lasciando libero spazio al bambino e ai capricci che fa.

In certi casi il pianto è causato da un capriccio che non viene soddisfatto e il bambino capisce molto bene che se piange e si dispera, il genitore lo accontenterà pur di farlo smettere, soprattutto se ci si trova in pubblico, una circostanza che spesso mette in forte imbarazzo gli adulti.
E' importante, invece, non cedere e nemmeno alzare la voce.

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I bambini che piangono vanno ascoltati: "non piangere e dimmi con calma qual è il problema", oppure "così non capisco cosa vuoi dirmi".
E se il capriccio resta un capriccio, meglio fargli una carezza o dirgli con parole semplici e con tono pacato che piangendo non otterrà quello che vuole.

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