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Zuccheri veleno moderno: ecco cosa succede a consumarne troppi

Lo zucchero raffinato che diamo ai nostri bambini che effetti può generare nel corpo e nella psiche? Ecco la spiegazione della nutrizionista che ci parla senza mezze misure dello stretto legame tra zuccheri e turbe psichiche come l'attacco di panico e l'ansia anche negli adulti

Nutrizione in età pediatrica: LO ZUCCHERO RAFFINATO CHE DIAMO AI NOSTRI BIMBI CHE EFFETTI PUO' INGENERARE NEL CORPO E NELLA PSICHE? ECCO LA SPIEGAZIONE DELLA NUTRIZIONISTA

Componente straordinariamente ricercato, lo zucchero trasforma gli alimenti in qualcosa di inebriante. Per alcuni una vera tossicodipendenza, perché di tossico si tratta. Pochi sanno che c'è una relazione netta con l’attacco di panico. Ce ne parla la Dottoressa Fabiola Menon, Nutrizionista e Specialista PNEI:


4_zuccheriLo zucchero è un veleno moderno. Ha un legame netto con l’iperattività dei bambini, ma non solo: ci sono adulti che si muovono e parlano come trottole, con una componente ansiosa che supera tutti i limiti. Si pensa sempre ad un fatto caratteriale. Mai si pensa al cibo.
L’iperattività dei bimbi è un fatto assolutamente snervante per i genitori e per gli insegnanti. Massacrante per i nonni. Ma i bambini non restano tali per sempre, si dà il caso che crescano. Diventano adulti, e la loro iperattività cambia nome e diventa nevrosi. A volte ossessiva, a volte compulsiva. Una volta si chiamavano soggetti isterici, oppure li si etichettava come “esauriti”, termine ampiamente in disuso.

Attualmente, molti di questi atteggiamenti hanno una nuova definizione, più pomposa: si chiamano “attacco di panico”. Che definito così, non so come, ma sembra meno grave. Nel senso che, una volta, il soggetto esaurito potevi anche chiamarlo matto. Oppure fissato. Oppure maniaco. Non nascondiamoci dietro ad un dito, diciamocele queste cose. Attualmente, chi si sognerebbe di etichettare, in questo modo sempliciotto, forse anche arrogante, una persona che dichiara solennemente di soffrire di attacchi di panico? Nessuno, ovviamente.
Con questa definizione sembra quasi una bella malattia. Di quelle che si possono raccontare senza segreti. Quasi come un elemento distintivo. Qualcosa da fare sapere agli altri, perché in questo modo vengono giustificati moltissimi atteggiamenti di paura. E di deresponsabilizzazione, aggiungo. Ad ogni buon conto, da un certo punto in poi, si sono fatte delle ipotesi circa l’origine di questi atteggiamenti. Che si tratti di bambini o di adulti, quando si prende in causa l’ipotesi che il cibo abbia un ruolo, si pensa sempre alla carne.

Massì, prendiamocela con la carne. Prendersela con la carne è comodo. In primo luogo perché, normalmente, non è oggetto di golosità. Secondo, perché a molti non piace. Terzo, perché a taluni risulta lunga da digerire. Con queste premesse è facile rinunciare alla carne. Anzi, rinuncia è una parola troppo grossa: la si mette da parte e basta, senza tante storie. Allo stato attuale si fa, con grande frequenza, il binomio carne-rabbia. Carne-nervosismo. E via così.
Peccato, però, che la carne non c’entri proprio niente.
Infatti, se eliminandola, per taluni si possono ottenere degli alleggerimenti digestivi, è pacifico che non scompaiono né le nevrosi né l’iperattività, né l’attacco di panico.

Che invece sono iperalimentati dallo zucchero, vera e propria benzina per i disturbi di origine psichica. Lo zucchero raffinato è letale per gli esseri umani in quanto fornisce quelle che i vecchi dietologi chiamavano calorie “vuote” o “nude”. Per di più esso è peggio di niente, perché porta via al corpo vitamine ed elementi minerali preziosi, che vengono impiegati (sprecati?) per la sua digestione, detossificazione ed eliminazione. Tutto questo meccanismo impone una grave richiesta di elementi nobili all’intero organismo. Il delicato ed efficiente equilibrio del nostro corpo vive una sorta di shock ogni volta che non introduciamo zucchero. Minerali come il sodio, il potassio, il magnesio ed il calcio vengono “mobilitati” dalle loro sedi e ed utilizzati nel processo chimico di neutralizzazione dello zucchero stesso. In questo modo vengono prodotti elementi neutri, nel tentativo di riportare alla neutralità il pH del sangue.

Lo zucchero consumato ogni giorno causa una condizione continua di iperacidità. Ed occorrono sempre più minerali, da riserve sempre più profonde del corpo, nel tentativo di correggere lo squilibrio. L’acidosi, si sa, toglie calcio dalle ossa (e dai denti). E non solo calcio, come abbiamo visto. Alla fine ci ritroviamo con dei soggetti demineralizzati, bisognosi di apporto minerale, che non arriveranno mai a compensare a causa del continuo depauperamento delle riserve operato dallo zucchero.
Inizia così un decadimento ed un indebolimento generale del soggetto. Troppo zucchero ci rende addormentati e letargici e ci fa perdere la capacità di ricordare o calcolare.

L’eccesso di zucchero, prima o poi, colpisce ogni organo del corpo. All’inizio questo viene immagazzinato nel fegato sotto forma di una molecola complessa che si chiama glicogeno. Poiché la capacità del fegato è limitata, un consumo quotidiano di zucchero raffinato (superiore alla quantità necessaria di zucchero naturale) rende ben presto il fegato gonfio come una palla; quando il fegato si riempie al massimo della sua capacità, l’eccesso di glicogeno viene rimandato al sangue sottoforma di acidi grassi. Questi vengono trasportati in ogni parte del corpo ed immagazzinati nelle zone più inattive: ventre, natiche, petto e cosce.
Una volta che queste zone relativamente inoffensive sono state saturate, gli acidi grassi iniziano a distribuirsi come il cuore ed i reni. Questi cominciano a rallentare la loro attività ed, infine, i loro tessuti iniziano a degenerare ed a diventare adiposi (esempio la steatosi del fegato). Il corpo intero viene colpito dalla riduzione della loro attività e si viene a creare una pressione sanguigna anomala (sia eccessivamente alta che il contrario).
La capacità di tolleranza e di immunizzazione del nostro corpo diventa più limitata e non riusciamo più a rispondere, come dovremmo, agli attacchi estremi di freddo, caldo, microbi. Il sistema immunitario diventa debole.

Tengo a dire che l’abolizione dello zucchero dalla dieta ha guarito, in taluni casi, sintomi reumatoidi. In questi casi si è proprio visto che il dolore (infiammazione) dipendeva largamente dal consumo di zucchero, e ne era direttamente proporzionale. Una nota storica: Sir Frederick Banting, co-autore della scoperta dell’insulina, notò, nel 1929 a Panama, che il diabete era molto comune tra i proprietari delle piantagioni di canna, che mangiavano molto del loro prodotto raffinato. Invece, non riscontrò il diabete tra i tagliatori di canna indigeni, che masticavano e succhiavano la canna grezza.

Ed ora qualche appuntamento se siete interessati all'argomento

Venerdì 28 maggio a Lugagnano (VR) per parlare di Cibo
Ci ritroveremo nell'ambiente confortevole e raffinato dell'Hotel Antico Termine. Un venerdì sera dedicato al ritrovamento della salute attraverso il Cibo.

Sabato 22 maggio a Montegrotto (PD) per parlare dei Fiori di Bach
Fiori di Bach: come, quando e perché. Scopriamo insieme la forza nella loro delicatezza.

Sabato 24 aprile a Caerano San Marco (TV) per parlare di Cibo
Ci ritroveremo nella splendida cornice settecentesca di Villa Benzi. Un sabato mattina dedicato al ritrovamento della salute attraverso il Cibo

Antonella Marchisella

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