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Perché i bambini non mangiano?

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Perché i bambini non mangiano? E' normale o bisogna preoccuparsi? Ecco cosa ne pensa la nostra psicologa Emmanuella Ameruoso

Perché i bambini non mangiano

La nostra psicologa, la Dott.ssa Emmanuella Ameruoso, riceve ogni giorno lettere di mamme disperate che raccontano la difficoltà che incontrano ogni giorno nel far mangiare i propri figli. Dopo aver provato in tutti i modi, si chiedono preoccupate se è normale o se si tratta di una patologia.

Già a partire dai due anni, i bimbi cominciano ad opporsi manifestando la capacità di discernere ciò che vogliono dalle richieste genitoriali. Spesso, però, il comportamento di rifiuto è legato ad un momento di transito e può sia evolvere in qualcosa di più specifico che scomparire del tutto. 

“Mio figlio mangia pochissimo!” Cosa fare?

Ecco il racconto di una pianetina e la risposta della Dott.ssa Ameruoso:

Cara dott.ssa, mia figlia ha 27 mesi e da circa tre mesi farla mangiare è diventata una lotta. Le frullo tutto, verdura, carne o pesce perché diversamente li rifiuta. È comunque una difficoltà immensa dato che devo distrarla con qualcosa di diverso ogni volta. Va alla ludoteca e dicono che mangia sempre la pasta volentieri. Ultimamente però ogni volta che le metto da mangiare inizia a dire “no no” con la testa e appena le do la pappa anche se è la sua preferita fa il gesto del rigetto. Poi magari mangiucchia, ma tutto il tempo continua in questo modo. A volte credo voglia solo attirare attenzione ..... Che mi consiglia di fare? Faccio bene a non darle troppa importanza e secondo lei cosa vuol dimostrare con questi suoi atteggiamenti? 

Sin dalla nascita il neonato possiede una serie di riflessi, tra cui quello della suzione, che gli permettono di sopravvivere. La suzione ha, quindi, una sua funzione. Diviene il modo per esplorare l’ambiente e tutto ciò che lo circonda. L’allattamento è, infatti, una dinamica di scambio tra neonato e mamma, poiché oltre alla nutrizione viene gratificato sensorialmente attraverso il contatto corporeo, il calore e le coccole. 

I primi giorni sono indispensabili per stabilire un primo adattamento reciproco tra i bisogni del piccolo e la capacità della mamma di rispondere alle sue esigenze. È quindi un momento molto importante poiché da questa relazione si definisce la sua crescita e l’atteggiamento nei confronti del cibo.

Tra i 5 e gli 8 mesi, periodo in cui avviene lo svezzamento, può comparire l’anoressia, cioè un atteggiamento di rifiuto nei confronti del cibo in concomitanza al cambiamento del regime alimentare. È così che comincia la lotta, conseguenza di stati di apprensione, preoccupazione e agitazione che il bimbo suscita nella genitrice tanto da tentare qualsiasi cosa pur di farlo mangiare. 

Ma se la sua volontà è un’altra, ogni sforzo sarà vano. Tali episodi, non singolari, possono verificarsi anche in seguito, cioè quando il bambino entra a scuola o in altre circostanze specifiche (la nascita di un fratellino, l’allontanamento da un genitore, il cambiamento d’ambiente). Spesso si manifestano solo con la mamma mentre con la maestra, la nonna, l’educatrice. Generalmente il rifiuto del cibo tende, però, a scomparire con la crescita.

Se il bambino non mangia, cosa fare?

È facile comprendere che il comportamento è legato alla relazione, alla richiesta di attenzioni: la tendenza a regredire è la manifestazione di un disagio in cui il piccolo avverte la paura dell’abbandono (viene affidato ad altri-estranei).

È una contesa volta a detenere il potere, la gestione della relazione, il richiamo ad una precedente situazione. Va, infatti, lasciato libero di scegliere. Non vi deve essere né forzatura, né punizione. Inoltre, supplicarlo o trovare delle strategie specifiche per nutrirlo, induce maggiormente al rifiuto. Spesso è proprio l’indifferenza (o la giusta attenzione) a portarlo a percepire la sua necessità, proprio perché del cibo non si può far a meno.

Un modo per stimolare la sua attenzione è fargli scegliere l’alimento che più preferisce, anche nella sua quantità. Se piace, infatti, ne chiederà dell’altro!

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