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Il bambino non mangia? La mamma si preoccupa (troppo)

L'origine di un sano ed equilibrato rapporto con il cibo risale fin dalla primissima infanzia; una madre nella sua funzione di nutrice consolida nel figlio la possibilità di autoregolamentazione dei meccanismi fame/sazietà, all'inverso potrebbe essere alterata tale funzione

ciambL'origine di un sano ed equilibrato rapporto con il cibo risale fin dalla primissima infanzia; una madre nella sua funzione di nutrice consolida nel figlio la possibilità di autoregolamentazione dei meccanismi fame/sazietà, all'inverso potrebbe essere alterata tale funzione.
Durante l'epoca fetale l'alimentazione avviene attraverso il cordone ombelicale in modo continuo ed automatico. Alla nascita poi tale meccanismo fisiologico lascia il posto ad una modalità più complessa. Molte madri sanno correttamente interpretare il pianto del loro bambino: se ha fame, se ha le coliche o se ha sonno.

Le madri quando allattano loro per prime godono di un momento di profonda intimità perché si sentono soddisfatte poiché riescono a provvedere al benessere del proprio bambino. Questo equilibrio è tipico delle madri che a loro volta, nell'infanzia, hanno sperimentato un rapporto appagante con la propria madre. Se, invece, l'equilibrio rapporto madre e figlio per diversi motivi è disturbato anche la funzione nutrizionale può risultare compromesso.
Altre madri possono mostrare un'eccessiva preoccupazione che il bambino non si alimenti a sufficienza, oppure che il loro latte sia scarso, queste insicurezze generano un'ansia tale da mettere a rischio l'interpretazione dei bisogni reali del bambino. Ogni manifestazione di pianto potrebbe essere letta come richiesta di cibo per cui offre il seno o il biberon, quando magari poi il bisogno è solo quello di ricevere un'accogliente vicinanza a causa si una sensazione interna di mancanza.

Il bambino in questo modo impara erroneamente ad abbinare il cibo in risposta ad emozioni o tensioni, ossia il cibo diventa uno strumento per placare l'ansia conseguente ad un bisogno emotivo che non può essere colto. Non si favorisce un adeguato ricorso al cibo da parte del bambino.

Con la crescita intervengono diversi fattori che possono influire su questa situazione, tuttavia la relazione iniziale esercita una determinata influenza. Anche noi adulti quando proviamo un senso di vuoto e di insoddisfazione ricorriamo al cibo in modo disordinato e compulsivo, ciò significa che in quel momento c'è una confusione tra cibo ed emozioni. Il bisogno di coccole, nei piccoli e negli adulti, spesso non trova una risposta adeguata negli altri e ciò genera ansia. Il cibo diviene un ottimo surrogato per le sue capacità di “riempimento” rapido e per la sua piacevolezza. Al bambino piccolo deve essere garantita la possibilità di sperimentare l'assenza della madre o tollerata per un breve lasso di tempo tra l'emergere del suo bisogno e la risposta materna. L'assenza essendo temporanea deve poter essere tollerata dal bambino. Tutto ciò può avvenire se l'adulto di riferimento ha dentro di sé queste esperienze che poi verranno trasmesse al proprio bambino. Così facendo si garantirà anche la “nascita e crescita nel pensiero” poiché il bambino anticipa mentalmente l'incontro appagante e caldo con la madre!

D.ssa Giuliana Apreda

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