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Aborto: quando inizia la vita per la legge e quando per la Chiesa?

Nella comunity di Pianeta Mamma dopo la notizia del feto di 22 settimane sopravvissuto ad aborto terapeutico ma poi deceduto, le utenti si sono divise. Facciamo chiarezza: quando principia la vita secondo la dottrina della chiesa e quando secondo la legge?

Nella comunity di Pianeta Mamma il tema dell’aborto è tra i più dibattuti. È un delicatissimo argomento di discussione; soprattutto quando si tratta di Interruzione Volontaria di Gravidanza, sconvolge e coinvolge profondamente ogni donna ed ogni mamma, ancorché non ne abbia mai avuto diretta esperienza.
Lo scorso 27 Aprile, nella sezione del forum dedicata alla IVG, una nostra utente, Inegiuli, ha messo a disposizione di tutte un articolo tratto da culturacattolica.it.
Il racconto è struggente: propone alla attenzione delle forumiste la storia di un piccolo di 22 settimane sopravvissuto ad un aborto terapeutico del quale vi abbiamo parlato qui.
Nell’articolo si legge: “il cappellano dell’ospedale, si era recato a pregare sul feto e si è accorto che questi aveva ancora il cuore che batteva“; stando al racconto successivo, malgrado la shoccante scoperta, i medici avrebbero ritenuto opportuno non intervenire in alcun modo.
feto-22-settimaneLa discussione si è subito accesa, in pochi post si è trasformata in un confronto \ scontro tra abortiste ed antiabortiste.
La questione dell’IVG è, senza alcun dubbio, innanzitutto morale. Ovvero, ogni persona, assumendo una posizione rispetto all’aborto, risponde alla propria etica. Tuttavia, non è raro che certi estremismi poggino su  radicate convinzioni religiose più o meno forti e condizionanti.
Al primo spunto di riflessione Inegiuli ne aggiunge un secondo proveniente da http://www.dueminutiperlavita.info. Da qui riporta un comunicato stampa, datato 27 aprile corrente anno, della stessa associazione Due minuti per la vita. All’interno del comunicato è ribadita la considerazione dell’aborto secondo i dettami della chiesa, ovvero la sua qualificazione come omicidio. Dinnanzi a questo documento diverse utenti sentono forte l’esigenza di esprimere la loro lontananza da tali interpretazioni.

Una nostra utente scrive “quando si parla di aborto lo stesso mondo femminile si spacca in due.
e la contrapposizione tra chi lo condanna e chi lo accetta è netta. […] la contrarietà all'aborto dipende quasi sempre da influenze religiose.
Diciamo pure che oggi la chiesa tende a prendere posizione in modo aperto non solo sulle questioni morali legate alla procreazione, all'aborto ed al controllo prenatale della salute del bambino. molto spesso le istituzioni ecclesiastiche fanno sentire il loro peso "politico" sulle scelte dello Stato e questo avviene tanto più in Italia, dove il papato ha sede, forti radici culturali e grande "portata". Per parte mia credo che una cosa sia il giudizio etico, compete alla chiesa pienamente, ed altra cosa sia il tentativo di influenzare le scelte di uno Stato laico, cosa questa che non solo esula dalle competenze della chiesa ma è in aperto contrasto col concordato [...] ma se i medici si fossero accaniti su quel corpicino provato dall'ivg, prematuramente fuori dal grembo materno, certamente afflitto da chi sa che patologia, cosa avrebbero ottenuto?
secondo me avrebbero aggiunto alla sofferenza di una madre solo altre sofferenze.
insomma quando si parla di aborto, malgrado l'adesione alle posizioni della chiesa, non bisogna mai cristallizzarsi, occorre valutare che coinvolge delicati sentimenti e a volte dolorose storie di vita.”


Un’altra utente, Alina, ci tiene a sottolineare la durezza di certe posizioni e dice: “No, rimango basita! L'aborto è sempre un omicidio anche se avviene nell'utero della donna??????
Io ho subito ben 4 aborti spontanei di cui uno con raschiamento e non certo per scelta mia. Chi avrebbe ucciso i miei cuccioli? “.

Qualche post più tardi, dopo che la discussione si è “confusa” tra rigide posizioni canoniche e disciplina giuridica, l’amica Chiocciolina domanda: “Ma quale differenza intercorre tra un bambino ucciso nell’utero materno e un bambino, della stessa età, lasciato morire in un locale ospedaliero?”.
Ebbene, proviamo a fare chiarezza.

Intanto identifichiamo il nervo scoperto della questione, ovvero l’origine della vita umana.
Quando principia la vita secondo la dottrina della chiesa e quando secondo la legge?
Per la prima la vita è tale sin dal concepimento. Secondo i dettami della religione cattolica la sacralità della vita è inviolabile; in tal senso, se il concepimento è da solo considerato capace di originare già la vita, va da se che non possa aprirsi alcun margine di discussione riguardo all’aborto.
Per la legge è persona giuridica il bambino che nasca vivo, laddove la vita si riconosce nella autonoma capacità di respirare. Infatti, si usa dire che la soggettività giuridica nasce con il primo vagito.

Ma cosa sono personalità e soggettività giuridiche? Esse indicano la generica attitudine del soggetto ad essere titolare di diritti e di doveri.
Avvalendoci di questi basilari dati possiamo risolvere la domanda posta da chiocciolina.
“La differenza che intercorre tra un bambino ucciso nell’utero materno e un bambino, della stessa età, lasciato morire in un locale ospedaliero“ è questa:
l’aborto, compiuto nel rispetto della vigente normativa, non incarna la fattispecie dell’omicidio per la legge italiana. Già solo per questo non si può parlare di bambino ucciso in utero, ma si deve, più correttamente dire bambino morto in utero. L’omicidio per realizzarsi pretende che la vittima sia quanto meno nata,  infatti, abbiamo visto come solo all’evento nascita sia subordinata la acquisizione della soggettività giuridica.
Pensate a quei casi di cronaca nera in cui uomini vili hanno ucciso donne incinte, ebbene l’omicidio non si configura come plurimo, neanche se la gestante era prossima al parto. In questi casi, che per quanto aberranti pure sono accaduti, l’imputazione per omicidio si sostanzia solo una volta: verso la mamma. E non può giuridicamente sostanziarsi anche verso il bambino perché non essendo egli ancora nato non ha neanche ancora acquisito soggettività giuridica.
Diversamente il bambino che si spegne in un locale ospedaliero dopo essere nato vivo, ovvero dopo avere respirato, ha acquisito con la nascita stessa personalità giuridica

Link della discussione su Pianeta mamma
http://forum.pianetamamma.it/interruzione-volontaria-di-gravidanza/70555-morto-feto-sopravvissuto-allaborto.html

Dottssa Federica Federico