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Voti alti a scuola? Ecco i soldi!

Premiare un buon voto a scuola con il denaro è un'abitudine sempre più diffusa tra i genitori. Ma voi siete d'accordo?

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Pranzo tra colleghi/e. Si parla del più e del meno, sino al momento in cui una di loro ci rende partecipi della sua “ansia” da attesa del voto della figlia sul compitino di matematica. Arriva la tanto sospirata telefonata che dice “mamma ho preso 7” con i complimenti dell’orgogliosa mamma. A questo punto Valeria dice: ha fatto solo il suo dovere, ma lo ha fatto bene, sono contenta. Orgoglio di mamma!

Esordisce a quel punto un collega-papà che dice: “a me il dovere di mio figlio la settimana scorsa mi è costato 80,00 euro”. Un po’ sorpresa gli domando quale fosse il rapporto voto/costo. Non vi nascondo che la risposta mi ha lasciata un po’ di stucco (non me ne vogliano le lettrici che a loro volta hanno scelto di fare quello che sto per raccontarVi): in pratica a partire dal sei (che vale 10,00 euro) ogni voto in più vale 10,00 euro… voto 10 = euro 50,00….

La cosa mi ha incuriosita a tal punto che ho chiesto alle altre mamme come si comportano… e con mia sorpresa (sono bigotta?) ho scoperto che 6 mamme su 10 che erano a tavola premiano ogni voto positivo del figlio con un corrispettivo in denaro. E se il figlio prende l’insufficienza? Beh è un voto positivo pagato in meno… E nella settimana in cui compiti e interrogazioni non ci sono, subentra comunque la paghetta settimanale, che personalmente non disdegno. Stiamo parlando di ragazzi che frequentano tra la 1ma media e la 3a superiore.

E io che ho sempre pensato che i figli andassero responsabilizzati e non premiati per un qualcosa che in fondo corrisponde al loro dovere…. Vada il regalo una tantum per un bel voto, vada certamente il regalo a fine anno che, per carità, può essere anche in denaro. Ma che questo si ripeta sistematicamente ad ogni bel voto no, su questo non sono d’accordo. Anche se devo dire che ad un certo punto me l’hanno messa talmente bene che quasi quasi convincevano anche me.


Concordo pienamente con le parole di uno psicologo (Di Liberto) secondo il quale un grande compito educativo per i genitori è far apprendere ai figli un corretto rapporto con i beni di consumo e con il denaro. E’ giusto che sin da piccoli ai bambini vengano consegnate piccole quantità di denaro che devono gestire in proprio, al fine di renderli consapevoli del valore del denaro in sé e del valore che gli attribuiscono gli altri. Ma è sbagliato premiare i figli con beni materiali piuttosto che con riconoscimenti affettivi. Devono essere gli stessi genitori con l’esempio a non dare eccessivo valore all’apparenza e al consumo di beni. Altrimenti tutti i discorsi sarebbero percepiti dai figli come ipocriti e moralistici.

Mi è capitato anche di leggere un documento di Adiconsum nel quale il mio pensiero ha trovato un po’ di conforto: “Educare i giovani all’uso responsabile del denaro è un preciso dovere dei genitori: non solo per abituarli a condividere le possibilità economiche della famiglia, ma soprattutto in vista del loro futuro di uomini e donne coscienziosi. Non c’è molta speranza di ottenere risultati efficaci in questa direzione, se non si parte dalla presa di coscienza, ovviamente graduale e rispettosa dell’età, di far parte di una famiglia.
Oggi, educare i giovani ad utilizzare con responsabilità il denaro è diventato indispensabile! Sempre più frequentemente si assiste a comportamenti di spesa disinvolti e sconsiderati, causati da una spianta a consumo a tutti i costi, favorita oltre che dalla pubblicità, anche dalla continua offerta di nuove forme di pagamento che facilitano l’acquisto di beni indipendentemente dalla propria condizione economica. I bambini di oggi sono i grandi del futuro, purtroppo stiamo perdendo il concetto dell’educazione familiare e lasciamo questo compito alla TV, facendoli bombardare di immagini e stili di vita che non sempre sono la realtà”.

Alessandra Ferrando