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I ricordi di scuola di una mamma

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Una mamma in Redazione ci racconta i suoi ricordi più belli di scuola, la "buona scuola" fatta di maestri appassionati, amicizie eterne, ricordi indelebili e foto da riguardare con tenerezza

Ricordi di scuola

Della scuola ricordo l'odore di mandorle amare della colla, i libri nuovi intonsi da aprire e sfogliare, le righe dei quaderni ancora bianche su cui tanto ci sarebbe stato da scrivere. Quei tempi avevano un senso di attesa, perché quando ad ogni inizio di anno scolastico i miei genitori mi compravano tutto l'occorrente – matite, pennarelli, penne, album per disegnare – io sentivo che stavo crescendo. Che nove mesi dopo non sarei stata la stessa: magari più alta, o con il viso più rotondo, con i capelli corti o con una piccola coda.

Soprattutto man mano che proseguivo con le classi, apprendevo sempre di più e a giugno mi piaceva guardarmi indietro all'inizio dell'anno e constatare con gioia che avevo imparato più di quanto immaginassi. Della scuola mi porto dietro i tanti diari su cui – tra le altre cose – segnavamo i compiti. La cura con cui lo sceglievamo prima di iniziare era davvero maniacale perché sapevamo che ci sarebbe stata la storia della nostra classe lì dentro: dediche, messaggi, piccoli scambi epistolari prima di whatsapp e facebook. Il diario era un oggetto di culto: ci si incollavano le foto degli idoli musicali o dell'attore preferito, ma era anche il confidente a cui spesso tra compagni di banco si affidavano i pensieri di bambini prima e di adolescenti poi, quando ad un certo punto sognare di essere una ballerina o un'astronauta lascia spazio al nome trapunto di cuoricini del ragazzo o della ragazza che ti piace.

Speciale Rientro a Scuola

Della scuola mi ricordo gli insegnanti: beh, non proprio tutti, solo quelli che ancora oggi a distanza di svariati anni mi hanno fatto amare la loro materia perché la trattavano come una cosa viva. La mia professoressa di italiano delle medie che ci faceva recitare per farci imparare la Divina Commedia, il mio professore del liceo che ci insegnava letteratura greca paragonandola alla nostra realtà. Persone che amavano i ragazzi, ci parlavano, li ascoltavano anche al di fuori dei banchi, perché sapevano che – al di là dei genitori – avevano il compito di formare gli adulti di domani e lo prendevano seriamente.

E' a scuola che ho imparato il significato delle emozioni: quella dell'amicizia prima di tutto, che in quel periodo è il sentimento più puro che possa esistere, e più tardi quello dell'amore. Ho imparato che per avere dei risultati positivi bisogna impegnarsi, perché non si ottiene nulla senza studiare. Ho però imparato che non bisogna sempre considerare i voti come unico strumento per capire l'intelligenza di una persona. Ho imparato che una ragazza curiosa di apprendere può diventare chiunque voglia: è il sapere l'arma per evadere da tutto ciò che non ci piace.

Le mie figlie sono ancora piccole per andare a scuola, ma quello che auguro loro è di viversi gli anni tra i banchi come i più belli della loro vita. Perché io credo ancora nella “buona scuola”, quella fatta di maestri appassionati, di amicizie eterne, di ricordi indelebili e di foto (non selfie) da guardare con tenerezza. So che la scuola – nonostante tutto – potrà aiutarle a diventare quelle donne libere e forti che un giorno lasceranno la casa di mamma e papà per dare il proprio contributo nel mondo.

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