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Il primo giorno di scuola del principino George... “come tutti gli altri bambini”

Ecco perché il primo giorno di scuola del principe George non è stato come quello di tutti gli altri bambini

Primo giorno di scuola del principe George

Il principino George a due anni e mezzo ha iniziato una “school nursery” a tempo ridotto: le foto del suo primo giorno di scuola hanno fatto il giro del mondo. Il piccolo è sembrato contento e sicuro di sè nel suo giubbotto blu e zainetto azzurro, a differenza del padre William che era apparso invece piuttosto teso e accigliato nella foto ricordo della stessa situazione, che peraltro era stata caratterizzata da maggiore ufficialità: alle folle di giornalisti e fotografi intervenute era stato permesso anche di entrare a scuola per immortalare l’appendiabiti con scritto il suo nome. Invece, per quanto riguarda George, i siti internet che hanno commentato l’evento hanno rimarcato che, secondo il volere di William e Kate, tutto si è svolto come se si trattasse di un bambino comune.

Ma chi pensano di prendere in giro? Innanzitutto, se parliamo di bambini comuni e primo giorno di asilo bisognerebbe aggiornare la legge di Murphy: qui sì che se qualcosa può andare male lo farà. Perché è il "giorno zero", quello in cui le insegnanti si faranno una prima, importantissima impressione su te e tuo figlio, quello in cui lui è eccitato e magari un po’ impaurito, e perciò è assolutamente essenziale che tutto fili liscio. Ne consegue che, per la suddetta legge di Murphy delle mamme, qualcosa andrà storto, e sarà qualcosa di enorme. Enorme, ad esempio, come la cacca che farà una volta saliti in auto, imbrattando body, maglioncino nuovo acquistato per l’occasione, seggiolino auto, tuo cappotto mentre cerchi di estrarlo dalla vettura. Le conseguenze saranno 20 minuti di ritardo e, nonostante tutti gli sforzi, un inconfondibile aroma di naturale regolarità emanato da mamma e bambino. Cose che a Kate non succedono e non succederanno mai.

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La stessa cosa, tanto per stare in tema, vale anche per il riprenderlo all’orario prestabilito. Tu ti devi scapicollare in tangenziale inanellando una mezza dozzina di infrazioni ogni volta per essere sicura di arrivare in tempo dopo il lavoro. E la volta che nonostante tutto, arriverai con 5 miseri minuti di ritardo, lo troverai solo, con gli altri compagni che sono già andati tutti via, la maestra che lo consola e intanto ti schiocca un’occhiata assassina. Cose che a Kate non capitano, no. Quel che ci sta in mezzo, poi, lo sappiamo tutte, è l’inserimento. Sì, quella cosa che sembra infattibile per qualsiasi mamma che abbia un lavoro, perché se ce l’hai dovrai fargli fare l’inserimento con i nonni o con la tata, anche qui Unico Bambino Di Tutta La Scuola senza mamma - e vai con i sensi di colpa! Già, se hai un lavoro normale. Se stai salvando il mondo non ti senti da schifo perché mandi il bambino all’asilo con la babysitter (ma che dico, nanny pluripremiata!). Se stai cercando di pagare le bollette, sì.

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Detto ciò, può darsi che l’inserimento vada bene. Che voi genitori siate così orgogliosi del fatto che il vostro bambino si sia dimostrato così socievole e sicuro di sè da iniziare l’asilo senza pianti e capricci. Beh, di solito questo è l’inizio della fine. Se i capricci non li fa all’inizio, probabilmente li farà quando si renderà conto che veramente avete deciso di mollarlo in quel posto ogni giorno. Magari lo capirà dopo una settimana, dopo due, o dopo un mese: sarà sempre il giorno in cui hai un’importante riunione di lavoro e la sindrome premestruale. Dovrai lasciarlo lì mentre lui si attacca al tuo cappotto le le maestre lo portano via con la forza, urlante e piangente. Uscirai col cuore a pezzi, piangendo come una fontana e con i capelli sporchi di muco. Ce la vedete Kate in una situazione del genere? Ah, ecco. Ma la maestra buona che ti chiama dopo dieci minuti per dirti che si è calmato subito e sta giocando allegro con gli altri, beh, non la cambieresti nemmeno con un titolo nobiliare.

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