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Il back to school nei tempi che furono

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Due generazioni di mamme a confronto. Ecco come affrontavano il rientro a scuola le nostre madri e come lo viviamo noi ai giorni nostri

Primo giorno di scuola delle mamme

Anche per le nostre madri il back to school era così stressante? Come in molti campi del vivere mammesco, anche stavolta il passato ci sembra così tanto più semplice e naif che forse vale la pena prendere qualche spunto qua e là, giusto per arrivare a Natale ancora mentalmente stabili.

Il vestiario

All’epoca acquistare i vestiti per la scuola si riduceva essenzialmente ad un giro veloce alla Benetton o chi per lei. Si compravano un paio di jeans, un maglione, qualche camicia e gli scarponcini invernali, la tenuta per lo sport e poco altro, e poi via tutti a farsi un hamburger prima di tornare a casa. Tanto si poteva sempre andare di ripescaggio dai vestiti dell’anno prima, comprati ovviamente di una taglia più grande, mentre per quanto riguarda le tenute da casa o da campo giochi generalmente si utilizzavano i vestiti di seconda mano passati da qualche cugino - fratello - vicino di casa, e non sempre era roba che “sembrava nuova”, anzi. In alcuni casi l’effetto profugo era assicurato. Ma tanto erano per il campo giochi, no? (Spesa stimata: probabilmente non si arrivava a 100 euro attuali.)

Oggi inizi a fare shopping per il back to school ai saldi di gennaio; il gennaio precedente al back to school, ovviamente. A metà luglio ti ritrovi a fare un inventario dell’armadio dei bambini prima di partire per le ferie e ti prende il panico: non hanno più nulla da mettere! E così dedichi buona parte delle vacanze a incamerare roba ai saldi di luglio e negli outlet. Arrivi a settembre e ti accorgi che ora hai tutto, tranne ciò che c’è nella lista dell’asilo (lunga 3 pagine). Hai 10 t-shirt a maniche corte, ma nemmeno una borsa per il nuoto. Vorrai mica mandarli al nuoto con la tua borsa da palestra, leggermente sovradimensionata, a meno che tu non voglia infilarci dentro anche i diretti interessati? E così il giorno stesso dell’inizio della scuola nel pomeriggio li carichi in macchina e fai il tour dei centri commerciali della zona alla disperata ricerca di tutto ciò che manca. Ma cerchi di tornare in tempo per preparare la cena, che non sia mai buttare i soldi per le focaccine unte del bar.

Gli accessori

La mamma anni Settanta generalmente portava i bambini a scegliere lo zaino alla Upim o al cartolaio sotto casa “Avete cinque minuti: vado fuori a fumarmi una sigaretta e quando torno o avete scelto o scelgo io per voi”. Quando rientrava, afferra due o tre pacchi di matite e biro, qualche quadernone e quadernino, e fine della storia.
Per la mamma di oggi, il dramma ha inizio quando si rende conto che quando dici “zaino” non hai detto nulla. Deve essere ergonomico. Con le rotelle o meglio senza? In materiale naturale, resistente ma che non faccia sudare, eccetera. E in più c’è l’annosa questione del soggetto. Non se ne esce. Tanto vale rassegnarsi subito a trascorrere le nottate su Amazon.
E poi ti arriva la lista del materiale scolastico, da non confondere con la lista dei capi di abbigliamento di cui sopra: questa è lunga altrettanto e comprende, oltre alla dotazione standard, una mezza dozzina di app per il tablet, una calcolatrice scientifica, un microscopio elettronico, un bisturi chirurgico.

La merenda

La merenda tipica vintage è un panino solitamente ripieno di Nutella (brrrrrrr) o altri alimenti scandalosamente buoni (e poco sani, ci mancherebbe!). Ogni mattina, la brava mamma di trenta o quarant'anni fa tagliava a metà il panino, o il pane da toast, e ci spalmava dentro la Nutella; le più virtuose tagliavano una fetta della crostata fatta il giorno prima. Il tutto veniva avvolto in un foglio di carta d’argento e recapitato al destinatario/i.
Per la Millennium Mom risolvere la questione in 5 minuti (e al costo di 2 euro, forse) è pura utopia.

Rientro a scuola: consigli di una mamma per risparmiare

L’acquisto stesso degli ingredienti delle merendine richiede un intero pomeriggio di duro lavoro per leggere ogni singola etichetta e assicurarsi che si sta acquistando un prodotto biologico, di provenienza locale, non OGM, senza glutine, e con ingredienti allergy friendly. Per qualche misterioso motivo, riesce a spendere 80 euro.
Impensabile preparare la merenda la mattina: è un processo a cui viene dedicata la serata precedente - e che cavolo, ci vuole tempo per intagliare le fette di formaggio non caseario e senza glutine in forma di graziose creature marine. Il prezioso capolavoro viene assemblato in un bento box BPA-free, fotografatop e postato su Instagram.
E poi non chiedetevi perché le mamme degli anni Settanta nei film hanno sempre le unghie laccate perfettamente di rosso quando lo smalto semipermanente ancora non esisteva.

Il primo giorno

La mamma anni Settanta preparava la colazione (fette biscottate con marmellata quando aveva voglia di sbattersi, altrimenti biscotti Mulino Bianco presi direttamente dal sacchetto), ordinava ai bambini di vestirsi e lavarsi i denti e poi li accompagnava gentilmente alla porta da dove avrebbero raggiunto da soli la fermata dell’autobus.
Noi il primo giorno di scuola ci svegliamo alle quattro, per l’agitazione. Prepariamo una colazione che sembra più il buffet di un  hotel a cinque stelle. Vestiamo i bambini con i loro abiti più belli e scattiamo foto a nastro in modalità turista giapponese. Dopo averli lavati e pettinati, li carichiamo in auto, mettiamo il cd delle canzoni di Frozen, parcheggiamo vicino alla scuola e li accompagniamo a piedi fino al portone.
E quando li vediamo entrare a scuola, al sicuro nelle loro nuove aule, risaliamo in macchina e piangiamo per i successivi venti minuti.

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