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Maturità 2013: come insegnare a non copiare

In Italia i bambini che copiano, anche in occasione dell'esame di maturità, arriverebbero al 34% già alle elementari. Ma come bisogna comportarsi con i bambini che copiano a scuola?

In occasione dell' esame di maturità 2013 l’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola ha scritto al nuovo ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, ricordando che la maturità è un momento importante, la cui credibilità negli ultimi anni è stata intaccata dalla segnalazione di casi in cui non è stato garantito il corretto svolgimento delle prove. Tra questi ci sarebbe anche l'indulgenza dei prof, che girano la testa per non vedere chi copia (LEGGI).



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In Italia i bambini che copiano (in modo abituale o saltuario) arriverebbero al 34% già alle elementari. Ma a differenza di altri paesi l’atteggiamento diffuso è ben più tollerante. I raggiri scolastici verrebberro considerati gesti insignificanti, o sporadici, come denuncia il sociologo dell'Università di Urbino Marcello Dei.  Per non parlare di chi, addirittura avrebbe fatto l'elogio del copiare. Ma come bisogna comportarsi con i bambini che copiano a scuola? Come può intervenire un genitore? Sono in molti ad essere permessivi e dare poco importanza a questo gesto. Per non parlare di molti professori che spesso sono indulgenti in occasioni importanti, come la maturità, dove girano la testa per non vedere chi copia.



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Così nei giorni scorsi, in vista della maturità 2013, l’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola è stata costretta a scrivere al nuovo ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: "Fra poco avranno inizio gli esami di Stato — rimarcano i presidi —. Un momento importante, previsto dalla nostra Costituzione, la cui credibilità negli ultimi anni è stata fortemente intaccata dalla segnalazione di numerosissimi casi in cui non è stato garantito il corretto svolgimento delle prove. (…) Pesa anche, purtroppo, una abbastanza diffusa mancanza di fermezza nel far rispettare le regole, che, insieme a una malintesa “comprensione” nei confronti degli studenti, ha indotto alcuni a tollerare e anche a giustificare indebiti aiuti".



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E ci sono associazoni e gruppi attivi su questo argomento e lanciano appelli, battendosi per la scuola del merito e della responsabilità. Quel che emerge, forse, è che finora c’è stata troppa indulgenza. Il sociologo Marcello Dei è categorico: "Tra gli imbrogli scolastici e l’illegalità diffusa nella vita pubblica e privata del Paese sussiste un filo di continuità — ribadisce —. Il rispetto della legalità incomincia fra i banchi di scuola". Ogni mamma e papà dovrebbe quindi spiegare fin dalla tenerà età come resistere alla tentazione di copiare dal vicino, cercando di fargli capire che non solo è un reato, ma è contro produttivo per la sua formazione scolastica e personale. Copiare in effetti è come "tappare" le ali alla propria personalità, non aiutandola a crescere ed esprimersi.


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Il suggerimento di Emanuela Confalonieri, psicologa dello sviluppo dell’Università Cattolica è questo: "Il mio suggerimento è di non colpevolizzarlo mai, soprattutto quando ha 5/6 anni e difficilmente attribuisce al copiare il significato che gli danno gli adulti. È meglio fargli capire che ce ne siamo accorti e trovare insieme un modo originale per (ri)fare il compito copiato". Dopotutto uno studio del 2008 di Sara Staats, Julie Hupp ed Heidi Wallace, ricercatrici di psicologia della Ohio State-Newark University, aveva dimostrato che «Chi non copia ha più personalità»
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