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I maltrattamenti a scuola

Come comportarsi se un bambino dice di essere stato schiaffeggiato a scuola? Ecco la risposta della Dott.ssa Emmanuella Ameruoso, psicologa e psicoterapeuta

MALTRATTAMENTI A SCUOLA, COSA FARE - Come comportarsi se un bambino dice di essere stato schiaffeggiato a scuola? Una domanda rivolta da una pianetina alla nostra psicologa, la Dott.ssa Emmanuella Ameruoso.

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"Gentilissima Dott.ssa sono una mamma di una bimba di 2 anni e 11 mesi. Per esigenze lavorative già da settembre scorso ho iscritto mia figlia presso un asilo nido privato. All'uscita da scuola ogni giorno le chiedevo cosa avesse fatto e mi ha sempre descritto la sua giornata parlando molto bene delle sue maestre. A luglio,in vacanza, giocando con lei (io ero la maestra), mi dice che la maestra A. è brava, la maestra L. è brava e la maestra P., ovvero la direttrice, è cattiva. Le ho chiesto il perché e mi ha risposto che le dà sempre gli schiaffi e per un motivo che mi ha raccontato. Può immaginare me solo al sentire queste parole...a distanza di una settimana e poi di quindici giorni mi ha ripetuto l'esatta sequenza...Sia io che il papà abbiamo notato un suo comportamento strano (dava morsi e schiaffi al volto quando si arrabbiava)..atteggiamenti che non può aver visto né dai nonni né a casa ed infatti abbiamo iniziato a insospettirci..sono andata dai carabinieri che, ovviamente in questo caso non possono far nulla, mi hanno consigliato di iscriverla alla stessa scuola e di stare più attenta ai suoi atteggiamenti. Io non vorrei toglierla da quella scuola ma per me è come dare mia figlia in pasto ai lupi...e poi sapesse io come sto...mia figlia è vivace ma molto educata e dolce...inoltre pensavo magari all'inizio dell'anno scolastico di parlare dell’accaduto a questa direttrice e nel momento che mi dice chi è stato ad avere questi atteggiamenti - perché così farà - lo faccio dire da mia figlia che sicuramente indicherà lei e poi io chiederò spiegazioni dell'accaduto...mi aiuti non so come fare ma ho una rabbia dentro...come si può...".

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Tante volte gli adulti hanno la convinzione che i bambini non siano in grado di testimoniare. Ma questo è assolutamente errato!

Sono, infatti, perfettamente in grado di riportare l’accaduto di quanto subiscono. I segnali tipici di chi è vittima di abusi o maltrattamenti sono manifesti attraverso dei comportamenti “strani” e “insoliti” del bambino che prima dell’accaduto non aveva:

- scatti d’ira, aggressività,
- incubi notturni,
- inappetenza,
- tic e disturbi d’ansia,
- disagio all’ingresso a scuola,
- realizzazione di giochi che simulano la situazione che hanno visto o che stanno vivendo,
- disegni rappresentativi ( il disegno è tendenzialmente proiettivo e quindi può riflettere lo stato d’animo del bambino, le sue paure e scene che ha visto o subìto).

L’indicatore principale è l’assenza degli stessi al di fuori del contesto in cui si manifesta il maltrattamento. Ciò sta a significare che quando è a casa per un lungo periodo (per es. durante le festività o se volutamente ritirato da scuola) non mostra tali disagi.

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Che fare?

La decisione di affrontare direttamente “il lupo” sembra la più giusta poiché permette di indagare sulla situazione e approfondirla: in tal caso bisognerebbe lasciar libero il bambino di agire da solo per capire cosa succede in presenza di questa persona. Evitare, quindi, di suggerire qualsiasi comportamento o dialogo.
In questo caso, dar fiducia al piccolo permette di conoscere realmente ciò che è avvenuto e, soprattutto, di osservare contemporaneamente le reazioni del bimbo e del vessatore.

Ci si può confrontare con gli altri genitori, per sapere se vi sono altri bambini che manifestano gli stessi disagi o che hanno visto scene di maltrattamento, e con le maestre con cui si ha maggiore confidenza.
L’intervento della polizia dovrebbe, comunque, essere garantito dato che si tratta di forme di abusi e maltrattamenti all’infanzia come citato dall’art. 571 del Codice Penale che punisce:
“Chiunque commette il delitto di abuso dei mezzi di correzione o disciplina, chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte”.

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Molte scuole richiedono, inoltre, la presenza di psicologi in modalità costante all’interno dell’istituto. La loro permanenza, infatti, permette di far fronte a molte situazioni di abuso, di difficoltà degli insegnanti e come sostegno alle famiglie che affrontano situazioni di disagio: le reazioni di rabbia, di incredulità, di sconforto e impotenza dei genitori sono assolutamente lecite di fronte a tali episodi poiché il bambino non è in grado di difendersi da solo. Di contro, il desiderio di giustizia prende il sopravvento.

È, quindi, indispensabile l’ausilio di un esperto che possa consigliare su come agire e aiutare a contenere e gestire al meglio il senso di frustrazione che ne deriva

A cura della Dott.ssa Emmanuella Ameruoso
Psicologa e Psicoterapeuta

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