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La ludoteca: luogo alternativo di educazione

Obiettivo fondamentale di un centro per l’infanzia con valenza psico-pedagogica è quello di consentire al bambino di raggiungere la sicurezza necessaria per sentirsi libero di sperimentarsi, comprendere attraverso le sue possibilità cognitive chi è, a chi può rivolgersi con fiducia e come vivere nella collettività in cui è inserito

ludoteca3Nell’ultimo decennio l’attenzione all’infanzia ed una rinnovata cultura di tutela dei minori e del loro sano sviluppo si è concretizzata nei testi della legge quadro 328/00 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e della legge regionale 18/02 per la tutela del gioco infantile e disciplina delle ludoteche. In particolare la Legge 285/97 sottolinea la necessità di “creare servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero al fine di realizzare una efficace azione di prevenzione delle situazioni di crisi e di rischio psico/sociale”.

L'individuo in via di sviluppo non può mai essere lasciato solo ad assorbire passivamente il suo contesto, ma ha bisogno di essere contenuto almeno quel tanto che gli consenta di costituire e mantenere la sua integrità psichica e maturarla in modo sano. Ad oggi i bambini lasciano la casa molto precocemente, a volte dopo soli 3 mesi, mediamente prima dell’anno di età. Fino all’ingresso nella scuola superiore i nostri bambini vivono la loro settimana in luoghi altri, con “personale specializzato”, e, al ritorno a casa, proseguono sovente questi momenti di estraneazione per qualche ora, perché i tempi dei bambini e delle scuole non sono mai i tempi degli adulti e del lavoro.

Diffusissima la condizione del figlio unico, che non trova in casa l’alleanza e il precoce confronto tra pari, di necessità sostituiti da adulti impegnati, tecnologia, fiction.
Da qui la necessità da tempo di attivare luoghi e modi alternativi di educare e ricreare il bambino, in un contesto che sì non è la casa e l’affetto primario, ma non è neppure la regola scolastica ed il compito, ma è la scelta ponderata di gestire il tempo secondo le necessità evolutive dei piccoli, offrire loro la libertà di esprimersi in un contesto di gioco guidandoli cautamente in un percorso di graduale percezione del proprio valore e del conseguente raggiungimento dell’auspicabile autonomia.

ludotecaObiettivo fondamentale di un centro per l’infanzia con valenza psico-pedagogica è quello di consentire al bambino di raggiungere la sicurezza necessaria per sentirsi libero di sperimentarsi, comprendere attraverso le sue possibilità cognitive chi è, a chi può rivolgersi con fiducia e come vivere nella collettività in cui è inserito.
Tale obiettivo è raggiungibile attraverso, l’individuazione, l’adattamento, la solidarietà tra i bambini e tra le famiglie nella loro funzione educativa.

Gli ambienti sono strutturati a misura di bambino, per accogliere i bisogni di contenimento e di esplorazione, ma anche per fornire gli stimoli adeguati allo sviluppo di competenze motorie e cognitive.
La ludoteca è dunque pensata come luogo dei bambini: nella scelta dei colori, degli arredi e nell’organizzazione accurata degli spazi e si esprime il desiderio di offrire ai bambini protezione e vivacità, ambienti per il gioco e per l’indipendenza. Due concetti di base imprescindibili guidano tutte le attività: il rispetto e l’autonomia. Il rispetto disegna la figura di un educatore impegnato nell’interazione con il bambino, attiva da entrambe le parti, così da comprendere i bisogni e farvi fronte, ma anche guidarlo nell’attività, farsi conoscere, far conoscere le regole etc.
 
La possibilità di essere autonomi per i bambini è funzionale ad una crescita armoniosa, permette loro di acquisire sicurezza e quindi di far fronte in modo efficace alle difficoltà della vita.

L’individuazione è la scoperta di sé. Questo processo inizia molto precocemente, quando un bambino fa il suo ingresso in un ambiente di ludoteca, prescindendo dall’età, ha già una suo modello interno di riferimento, acquisito nell’interazione con le figure genitoriali.
Tuttavia questo va confermato e rafforzato, ma soprattutto, deve essere riconosciuto. Il personale della struttura deve essere formato all’osservazione partecipante e non, ossia deve saper osservare un bambino nell’interazione con sé e con gli altri, per comprendere quali meccanismi di risposta agli stimoli ambientali vengono agiti e quale è il modello interno che il bambino ha appreso.
Qualora le risposte si dimostrino incongrue per età, modalità, aggressività, passività ecc.. sarà possibile ed auspicabile fornire al bambino un’alternativa: l’educatore può fungere da nuovo modello, si impegna ad instaurare un rapporto di fiducia con i piccoli affinché si arricchiscano di nuove possibilità di interazione, funzionali allo sviluppo e all’implementazione delle loro capacità.
Una buona interazione e un buon adattamento vanno di pari passo: il primo segnale di disagio in un contesto di gioco è proprio l’auto-esclusione o l’eccessiva irruenza, il dimostrarsi elemento di disturbo, rompere le regole di gioco, non rispettare l’altro.

Il rispetto per sé e per gli altri in ogni età e ruolo sono alla base della vita nello spazio di gioco, l’accettazione delle regole di convivenza fa parte di un modello educativo che mira alla libera scelta delle regole, laddove anche il più piccolo percepisce che senza ordine non ci può essere gioco.
E ancora, senza la comunità di bambini non ci può essere gioco: la solidarietà può diventare una faccia del rispetto e una regola di gioco.
Se un bambino non si trova a suo agio nell’attività proposta tutti i bambini noteranno la mancanza di una parte del gruppo, si sentiranno valorizzati per l’aiuto prestato, e l’altro si sentirà protetto dai pari.
Non è impresa ardua quella di rispettare un bambino come persona, riflettere su di lui, le sue peculiarità offrendogliene la consapevolezza. Più difficile è oggi avere il tempo, lo spazio, la passione e una cultura dell’infanzia per seguire i passi dei bambini e non far loro percorrere le orme preformate dei grandi, correre il rischio di rivedere i propri piani educativi, di sentire la frustrazione di un errore.
La ludoteca dovrebbe accogliere il bambino con tutto il suo mondo, il giocattolo, il pianto, la mamma e il papà, la maestra e lo sport.
Nel confronto con tutti questi attori sarà possibile organizzare l’intervento educativo, spronare le famiglie al dialogo tra loro e con i servizi, chiedere il sostegno quando ne sentano il bisogno, anche solo per essere rassicurate.
Non devono essere esclusi quindi momenti di condivisione partecipati dallo staff, dai bambini con i loro familiari e con le figure di maggiore riferimento, per renderli parte di una comunità presente, integrata e più solidale

Dott.ssa Giuliana Apreda
Psicologa Psicoterapeuta
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