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In Svezia i colloqui con le maestre li fanno gli alunni

L'insegnante parla con ogni alunno per capire quali sono le sue potenzialità o i suoi problemi e fissare gli obiettivi da raggiungere nel corso dell'anno scolastico

Tutti i genitori che hanno bambini che frequentano la scuola sanno cosa vuol dire andare ai colloqui con le insegnanti. Le riunioni iniziano fin dall'asilo nido, anche se in questo caso più che altro si tratta di un momento in cui le educatrici vogliono condividere con i genitori quello che fanno con i bambini durante il giorno ed i progressi che il bambino sta facendo nel suo percorso di crescita.



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Con l'inizio della scuola vera e propria, iniziano i colloqui in cui, le maestre prima e i professori dopo, espongono ai genitori i successi o i problemi del bambino nello studio. In Italia i colloqui si svolgono esclusivamente tra i genitori e gli insegnanti. Gli insegnanti parlano del bambino, di come si relaziona con gli altri compagni, del suo livello di attenzione in classe e di quanto si impegna nello studio, esponendo ai genitori i risultati raggiunti e gli eventuali problemi da risolvere.

Ma nel resto del mondo avviene lo stesso? A quanto pare no. Serena di Genitori crescono racconta come avviene il colloquio in Svezia. Già da una settimana prima del colloquio all'alunno viene consegnato un foglio di domande che riguardano la vita del bambino a scuola. Domande a cui rispondere per prepararsi al colloquio. E sono domande di vario genere, da come l'alunno si trova a scuola a quanto trova difficile le materie scolastiche o i compiti per casa, da come è l'atmosfera in classe a cosa fa l'alunno durante la ricreazione.







E poi la scoperta: il colloquio, che in genere dura circa mezz'ora, avviene tra l'insegnante e l'alunno, con la presenza dei genitori. Ma il protagonista del colloquio è in assoluto l'alunno. La maestra legge le risposte del questionario insieme al bambino e le commenta con lui/lei, cercando di capire se ci sono problematiche da affrontare e risolvere. Il tutto avviene in una atmosfera molto rilassata. La maestra non si trova lì per rimproverare il bambino, ma vuole incoraggiarlo ad impegnarsi sempre al massimo. E per tutto il tempo la maestra si rivolge direttamente all'alunno e non ai genitori, che sono dei semplici "spettatori".



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Alla fine del colloquio la maestra stabilisce con l'alunno quali obiettivi dovrà raggiungere nei mesi successivi. Obiettivi che riguardano solo l'alunno e non tutta la classe, perché ogni alunno avrà i suoi obiettivi da raggiungere in base a quelle che sono le sue potenzialità. In questo modo il bambino non si sente sempre in ansia perché magari ci sono altri alunni più bravi di lui, ma sa quali obiettivi deve raggiungere e si impegna per rispettarli. E viene così responsabilizzato rispetto ai suoi studi, ai suoi progressi e al suo comportamento in classe e con i compagni.
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