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Il primo giorno di scuola elementare di un bambino e della sua mamma

Ci sono tanti primi giorni di scuola nella vita di una persona, e dopo aver terminato i propri, a volte si ha la fortuna di poter assistere a quelli dei propri figli. A me è andata così

PRIMO GIORNO SCUOLA ELEMENTARE DI UN BAMBINO E LA SUA MAMMA - Io mi ricordo il mio primo giorno di scuola elementare. Perché mi viene sempre di chiamarla così, scuola dell'infanzia ancora mi risulta un po' ostico.

Abitavo in un piccolo paesino ed eravamo cinque. In tutta la scuola, una pluriclasse, stile telefilm "La casa nella prateria". In prima solo io. Conoscevo tutti gli altri eppure ricordo l'emozione, la paura, l'eccitazione.

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Disegnai le mie vacanze, scrissi il mio nome con la guida della maestra, sorrisi molto e al ritorno a casa avevo i miei primi aneddoti, i primi di una lunga serie di prime volte scolastiche.

I primi esami, la scuola media, il liceo, la maturità, il test di ammissione all'università, fino alla laurea e ai colloqui di lavoro. Tante prime volte fino ad oggi.

La prima volta più emozionante, e non è un'esagerazione. Il primo giorno di scuola di mio figlio alle elementari.

Emozionante di un'emozione diversa, che io sentivo dentro ma che non doveva trasparire fuori. 

Dentro non lo nego: c'erano ansia, preoccupazione, paura del cambiamento dal mondo ovattato, dolce e protetto di una scuola dell'infanzia privata (per scelte di orari e posizione, non per altro) alla prima vera scuola da grandi, con tutti bambini 'nuovi', zona nuova (finalmente vicino a casa) e pubblica.

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Durante l'estate gli abbiamo parlato tanto della scuola elementare, io, il papà, i nonni e pure gli amichetti più grandi che mi stupisco come non sia sbottato con un "Che pizza con queste elementari!".

Gli ho raccontato di com'era quando ci andavo io, dei banchi, dei compiti per le vacanze ma soprattutto gli ho raccontato di quanto sia fortunato ad iniziare il viaggio più bello della sua vita, checchè se ne dica.

Il viaggio dell'apprendimento, della scoperta di lettura e scrittura, della matematica, dei temi e dei libri da leggere. E' una fortuna, è un privilegio, non è (solo) un dovere.

E lui ci è arrivato così davanti a quella porta. Sereno. Curioso. Guardingo. Con uno zaino troppo grande e i sandali dell'estate sotto il grembiule blu.

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E' stata una bella partenza in una scuola dove né io né lui conoscevamo nessuno, ma è la scuola del nostro quartiere, ce ne hanno parlato bene e andare a scuola per mano, a piedi, in una grande città, è una cosa da non sottovalutare.

I bambini delle due prime sono stati accolti e accompagnati in classe da quelli (che mi son sembrati giganti) delle quinte, in una sorta di passaggio del testimone davvero emozionante, confusionario, allegro.

Già dal primo giorno ha mangiato a scuola, lui farà tempo pieno, fino alle 16.30, che è sempre meno di quello che faceva alla materna.

Questa scuola pubblica grande, complessa, un po' imbrattata, con le maestre che già al secondo giorno chiedono se, gentilmente, possiamo portare da casa carta igienica, scottex e sapone, non fa certo dormire sonni tranquilli. Invece di andare sempre meglio, le basi dell'apprendimento dei piccoli scricchiolano sulle assi malferme di chi, proprio sui bambini e sui giovani vuol tagliare fondi già precari.

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Ma fanno ben sperare i sorrisi, le prime amicizie con i compagni, quelle pagine a quadretti riempite di nuove parole e disegni, quei voti scritti a penna con la calligrafia che mi ricorda quella della mia maestra (che le maestre abbiano tutte la stessa calligrafia?).

Fa ben sperare il voler insegnare e il piacere di apprendere. Sempre. E io prometto, nel più piccolo, di aiutare il più possibile questo scambio, senza intromettermi, ma vigilando, senza sostituirmi a maestre né facendo io i compiti. Prometto di esserci.

PRIMO GIORNO DI SCUOLA

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