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Emergenza scuole dell'infanzia. Mamme in rivolta

Le scuole dell'infanzia sono sempre più strette tra la morsa dei tagli da parte delle amministrazioni locali e la richiesta crescente delle famiglie. Cresce il numero delle domande, ma anche quello dei bambini che non riescono ad entrare

Sempre più emergenza in Italia per le scuole dell'infanzia. Cresce il numero delle domande per gli inserimenti, e anche quello dei bambini che per mancanza di posti disponibili non possono frequentare l'asilo. La capacità di nidi e materne di ospitare i bambini è al minimo storico. Il problema riguarda sia il nord che il sud Italia e non fanno eccezione quelle città che in passato erano considerate dei modelli per le srutture disponibili.



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Le scuole dell'infanzia sono sempre più strette tra la morsa dei tagli (LEGGI QUI) da parte delle amministrazioni locali e la richiesta crescente delle famiglie. A Reggio Emilia, esempio di scuola dell'infanzia nel mondo, negli ultimi due anni i finanziamenti comunali sono scesi di un milione di euro. Alcuni comuni di Emilia e Toscana non hanno più i soldi per mantenere i loro istituti e avrebbero stretto accordi per passare allo stato il mantenimento di alcune sezioni. Inoltre anche laddove i bimbi riescono ad accedere all'asilo, molte volte manca personale adeguato o semplicemente manca personale, ma anche materiali didattici per rendere proficua la frequentazione dei bimbi in un'età fondamentale per l'apprendimento. Non ci sono insegnanti di sostegno per i portatori di handicap, denuncerebbe la Cgil scuola. La situazione negli istituti del centro è al collasso; manca molto materiale necessario per il normale svolgimento delle lezioni e per i bisogni dei bambini, come gessi, plastilina, carta igienica. Il calendario docenti non prevede supplenze.


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Ma come rispondono le famiglie a questa emergenza? In molti istituti i genitori si sono organizzati acquistando materiale carente nelle strutture. A Pescara le famiglie improvvisano asili fai da te in casa (e in giardino), con nonne e nonni a disposizione. Giocattoli, libri con figure e una didattica all'impronta. A Modena protesta chi non è entrato. Anche nella capitale i "fuori asilo" sono diventati più di quelli che entreranno nelle scuole comunali e il rapporto tra educatori e bambini passerà da uno ogni sei a uno ogni sette


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