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Una scuola americana elimina i compiti a casa

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Una preside americana abolisce i compiti a casa: sono inutili e dannosi

Eliminare i compiti a casa

Quello sui compiti scolastici da fare a casa è un argomento a lungo dibattuto che non smette di essere al centro di riflessioni di pedagoghi, pediatri, insegnanti e genitori.

E mentre si discute qualcuno decide di abolirli del tutto. Accade a New York dove alla scuola elementare pubblica PS 116 di East 33rd Street di Manhattan la preside Jane Hsu decide di dire no ai compiti.

Era da qualche anno che presso questa scuola newyorchese si discuteva circa l’opportunità di abolire i compiti a casa. Da quando era nata una forte polemica a seguito del fatto che in alcune occasioni i bambini avevano saltato l’intervallo per svolgere i compiti che non erano riusciti a fare a casa.

Qualche giorno fa la svolta. La dirigente scolastica ha scritto e inviato a  tutti i genitori una lettera per rendere nota la sua decisione.
Nella missiva la Hsu chiede ai genitori di impegnarsi per limitare il tempo che i bambini passano davanti alla televisione ai videogiochi e al computer e di parlare di più con i bambini. Inoltre si incoraggiano i genitori a trascorrere più tempo con i bambini e far leggere più libri.

Perché decidere di abolire i compiti a casa?

La preside spiega che nni di studi hanno corroborato la tesi che i compiti abbiano effetti negativi sui bambini: “frustrazione, stanchezza, mancanza di tempo per dedicarsi ad altre attività”. Inoltre i compiti a casa sottraggono tempo per la famiglia e per molti sono la causa diretta della perdita di interesse per l’apprendimento.

La decisione della preside non è stata accolta con entusiasmo da tutti i genitori. Qualcuno ha minacciato di togliere i loro figli dalla scuola per timore che senza compiti a casa non si riesca a garantire lo stesso livello di apprendimento.
Ma la preside sembra del tutto intenzionata ad andare avanti e a non tornare indietro sui suoi passi, forte anche del fatto che tale provvedimento è stato preso su diretta indicazione dello School Leadership Team che ha esaminato la situazione giungendo alla conclusione che i compiti a casa non garantiscono nessun beneficio reale per gli studenti.

Anche in Italia il dibattito sull’utilità o meno dei compiti a casa è sempre acceso. Una recente indagine OCSE ha mostrato che i nostri studenti sono tra i più oberati d’Europa: passano più di nove ore la settimana a fare i compiti a casa contro le 4,9 ore dei colleghi europei.

Sono partire anche alcune campagne che mirano ad abolire i compiti, come quella chiamata “Basta Compiti” nata per iniziativa del preside Maurizio Parodi e portata avanti con il sostegno di colleghi e genitori. Oggi la campagna è forte già di circa tremila adesioni

Fare i compiti con i figli, ma perchè?

E in alcune occasioni presidi ed insegnanti italiani hanno evitato di assegnare compiti, ad esempio durante le feste natalizie, scrivendo lettere ai bambini e ai genitori invitandoli a stare più tempo insieme, giocare, leggere, scoprire il mondo.

E non mancano voci contrarie ai compiti anche tra i pediatri. Italo Farnetani si dice contrario da molti anni. L’esperto chiede  a gran voce di non assegnare compiti durante le vacanze e nemmeno durante i fine settimana.

Infatti secondo la cronobiopsicologia l’apprendimento è massimo dal martedì al venerdì mattina, per poi ridursi progressivamente al minimo sabato e domenica, risalendo il lunedì mattina». Quindi è inutile caricare gli zaini con esercizi, problemi, letture e altri compiti “casalinghi” quando si è meno predisposti a “fissare” ciò che si studia. Togliendo in più tempo prezioso alla famiglia

spiega il professore.

Ma forse sarebbe interessante cominciare a cambiare prospettiva, come consiglia Carlo Testi in questo interessante articolo e provare a

cambiare il modo di organizzare l’apprendimento delle materie scolastiche, sviluppando percorsi più esplorativi, producendo apprendimenti come in un laboratorio dove gli alunni imparano anche a collaborare nell’ottica di riuscire, quando saranno più grandi, a lavorare in equipe mettendo in relazione produttiva le proprie capacità con quelle di altri

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