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Da dove nasce la conoscenza?

Da dove nasce la conoscenza? Parliamone con i bambini

di Jessica Cancila

Molto probabilmente sarà accaduto anche a voi qualcosa di simile. La supplente entra in una classe di studenti liceali con alcune fotocopie di storia. In una foto, si vede una statua e la didascalia dice “Amazzone ferita. Autore Policleto”.

Una delle ragazze sfogliando il libro di testo, vede la stessa statua, ma la didascalia la attribuisce ad un altro autore: “Amazzone ferita. Autore Fidia”

In classe si scatenano discussione e turbamento: un po' per fare confusione, un po' per turbamento vero. Com'è possibile? Come può accadere che un libro 'sbagli'? Chi avrà ragione? Quale autorità ne uscirà vincitrice: il libro del professore o la fotocopia della supplente?

L'insegnante prova a spiegare che l'attribuzione non è certa, va a verificare su un testo universitario dove si trova conferma dell'incertezza (come anche su Wikipedia). I ragazzi e le ragazze rimangono con il sospetto, con il dubbio, che in tutta questa faccenda ci sia qualcosa di losco.E forse non hanno torto.


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Qualcosa di losco c'è ed è il fatto che, fino a questo pasticcio della statua di Non-si-sa-chi, sono stati abituati a pensare alle conoscenze come a prodotti finiti, cibi pronti da consumare per strada, senza chiedersi: da dove vengono le informazioni, di chi è questa idea, chi ha fatto questa scoperta, come si è arrivati a questa conoscenza?

In molti casi, le conoscenze vengono veicolate ai bambini e alle bambine, e poi ai ragazzi, senza spiegarne le origini e i processi. In questo modo, la conoscenza che loro acquisiscono è dogmatica in due sensi: perchè è fatta di nozioni imparate a memoria e perchè si impara ad accettare l'autorità del libro o dell'insegnante, senza appropriarsi dei mezzi e dei processi del conoscere. Tutto il problema della statua infatti, in un primo momento, si era limitato per gli studenti ad una battaglia tra chi aveva torto o ragione. Raramente, gli alunni sono stimolati a pensare che esistono battaglie diverse da quelle di aver torto o ragione, come ad esempio, la ricerca contro le malattie o l'inquinamento, che deve essere in grado di cercare soluzioni efficaci, accettando le correzioni e il contributo di tutti.

Per l'educazione del futuro (LEGGI), è importante accogliere la sfida di aiutare i ragazzi e le ragazze a conoscere come funziona la conoscenza, a sapere dove trovare le informazioni, a confrontarle, a leggere tra le righe, a capire l'evoluzione delle idee. Ad accettare gli errori e a sapere che sono spesso inevitabili. Non è un percorso facile, ma si può cominciare con qualcosa di facile.


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Per riflettere con i bambini e le bambine sul “conoscere la conoscenza”:

1- mettiamo sempre in evidenza le nostre fonti di conoscenza (Ho letto stamani su questo quotidiano... Ho sentito dire che... Da piccolo mi hanno detto che....);

2- suggeriamo modalità di gioco collaborativo e non competitivo (Alcuni esempi in questo libro)

3- sfruttiamo ogni occasione per andare al di là delle conoscenze o scoperte in sè, chiedendosi, con i bambini, come si è arrivati ad una data scoperta, quando e perchè;

4- partecipiamo o organizziamo con le scuole eventi alla scoperta della scienza (un esempio molto interessante qui )

5- leggiamo con i bambini le biografie dei personaggi della storia e della scienza (ad esempio, in inglese si trovano online biografie per bambini ). 

Ho suggerito cinque semplici modalità, adattabili alle diverse età. Chi vuole contribuire lasci il proprio commento o un link utile alla discussione!

Ci ritroviamo il prossimo giovedì, per proseguire insieme la discussione su “I sette saperi necessari all'educazione del futuro” (Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001), Edgar Morin, testo redatto nell’ambito del “Programma internazionale dell’educazione” dell'Unesco (LEGGI)).



A giovedì prossimo con un nuovo articolo

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