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Compiti per le vacanze, sono davvero così terribili?

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Si riaccende immancabile il dibattito sull'utilità dei compiti per le vacanze. Ma sono davvero da eliminare?

Compiti per le vacanze estive

La scuola si è chiusa e si riapre l’immancabile dibattito sull’opportunità o meno di assegnare agli studenti i compiti per le vacanze. Qualche insegnante propone ai ragazzi un elenco di libri fra i quali scegliere le letture da fare sotto ombrellone, qualcun altro invece non fa mancare un assegno con delle operazioni di matematica, qualche esercizio di grammatica e magari un paio di ricerche libere

L’anno scorso fece eco la lettera che una maestra distribuì ai suoi allievi nella quale non assegnava nessun altro compito per l’estate se non fare capriole e divertirsi e quest’anno questo tipo di lettere si sono moltiplicate, diventando virali.

Contrario da sempre all’assegno dei compiti a casa e durante le vacanza è Maurizio Parodi, dirigente scolastico, che ha messo su una vera e propria campagna contro i compiti - con tanto di blog e petizione - e proprio in questi giorni ha scritto una lettera ai professori di suo figlio che è stata anche pubblicata su vari siti che recita così

Con la presente informo che mio figlio non svolgerà i compiti assegnati per le vacanze,
- perché come tutti i lavoratori (e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante) ha “diritto al riposo e allo svago” - diritto inalienabile sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo;
- perché le vacanze sono degli studenti e non (solo) dei docenti, ai quali nessuno si permetterebbe di infliggere un simile castigo;
- perché così potrà finalmente dedicarsi, senza l’assillo di magistrali incombenze, a occupazioni creative e ricreative, dalla scuola trascurate o ignorate;
- perché insieme potremo fare piccole e grandi cose, divertenti, appassionanti, quelle che l’impegno scolastico (protraendosi a dismisura oltre l’orario di lezione) non permette;
- perché starà con gli amici al mare, in montagna, nella natura, all’aria aperta dopo essere stato recluso per ore, giorni, mesi (interminabili) in aule anguste, disadorne, quando non addirittura squallide, asfittiche (vere e proprie aree di compressione psichica);
- perché leggerà per piacere e non per dovere;
- perché giocherà moltissimo;
- perché voglio fare il genitore e non l'insegnante di complemento, il carceriere, l'aguzzino.

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La lettera è stata condivisa anche sui social e le reazioni sono contrastanti. Qualche genitore condivide questo pensiero e ritiene che i ragazzi debbano solo riposarsi e divertirsi durante le vacanze, qualcun altro invece crede che in tre mesi di vacanza non ci sia nulla di male nel dedicare qualche ora ad allenare la mente facendo qualche esercizio di matematica o di grammatica o leggendo dei libri proposti dagli insegnanti.

Anche perchè, diciamola tutta, questi compiti delle vacanze non è che siano questa gran cosa.

Nelle prime classi delle elementari non si parla altro che di un libro con qualche filastrocca o racconto e molti esercizi proposti sottoforma di quiz, giochi di logica etc… insomma se si riuscisse a guardare oltre il finto problema si potrebbe anche pensare che sarebbe carino proporre al ragazzino di fare una pausa di una mezzoretta al giorno per dilettarsi nella lettura di una filastrocca o fare qualche giochino enigmistico. Così, giusto perché quando ci si ferma dopo ore di gioco all’aria aperta (che è un’opportunità offerta solo ai più fortunati) si può alternare il tempo passato davanti al videogioco, al tablet o alla televisione con un pizzico di tempo passato ad esercitare la mente.

I più grandicelli avranno un assegno un po’ più corposo, ma sicuramente adeguato alle loro capacità, alla durata delle vacanze estive e a quanto fatto durante l’anno. Un'attività, anche questa, che serve soprattutto a mantenere allenata la mente visto che il periodo di pausa è davvero lungo e a settembre sarà parecchio dura ricominciare.

Come aiutare i figli nei compiti delle vacanze

Viene alla mente, in questo contesto, la polemica scatenata dalle dichiarazioni del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ebbe l’ardire di dire che durante queste lunghissime vacanze estive i ragazzi avrebbero potuto fare qualche attività di formazione o qualche lavoretto estivo. Apriti cielo! Non sia mai che il figliolo si stanchi troppo a guadagnare qualche euro lavorando la sera nel baretto sulla spiaggia oppure fare due settimane di corso di formazione durante le meritate vacanze estive.

Insomma, la sensazione di questi tempi è che anche la lotta contro i compiti per le vacanze (che tra l’altro noi genitori abbiamo tutti svolto regolarmente senza subire traumi esistenziali) sia una battaglia fatta dai genitori a “tutela” dei figli che finisce solo col deresponsabilizzarli.

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