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Bambini, ecco come affrontare l'inserimento all'asilo nido

L'inserimento all'asilo nido non sempre è semplice: ecco alcuni suggerimenti per affrontare questo passaggio con serenità ed aiutare i bambini ad abituarsi al distacco dai genitori

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"Inutile negarlo: l'inserimento all'asilo nido non è una passeggiata. Essere supportati da persone competenti e da una valida struttura è fondamentale per vivere questo passaggio con serenità". Parola di Cristina Malvini, 30 anni di esperienza negli asili nido, fondatrice e coordinatrice pedagogica del franchising Il Pianeta dei Bambini, che conta 21 asili nido (LEGGI) affiliati in tutta Italia. In questi anni ha assistito moltissime famiglie nella fase dell'inserimento e, grazie alla sua esperienza, può dare qualche consiglio su come gestire questo delicato passaggio.

"Il distacco è un'importante tappa della crescita, anche se spesso problematica - afferma Malvini -. La difficoltà è vissuta sia dal bambino sia dalla madre che spesso ha dei sensi di colpa che la inducono inconsapevolmente a proiettare le tensioni sul bambino. Per vivere questa fase nel migliore dei modi, è fondamentale un inserimento graduale, che dia la possibilità al bambino e alla madre di acquisire fiducia nell'ambiente e nel personale".



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L'ingresso al nido è di fatto la prima separazione tra mamma e bambino, che di solito arriva dopo mesi in cui hanno vissuto in simbiosi. Le madri vivono questo momento con ansie e paure, tra cui quella di non trovare persone capaci di codificare i bisogni del loro piccolo. "Solo le mamme conoscono il proprio bimbo: sanno quando piange per un capriccio, quando ha sonno e quando ha fame - spiega la fondatrice del Pianeta dei Bambini -. L'inserimento deve servire proprio per passare queste chiavi di comprensione alle educatrici, in modo che possano occuparsi al meglio del piccolo. Per trasmettere le informazioni in modo corretto, è importante che l'inserimento sia graduale".

Sulla durata dell'inserimento (LEGGI) non ci sono regole precise: "Non possono esserci tempi predisposti e programmati perché ogni bambino è diverso - afferma Malvini -. Può durare anche un mese, soprattutto se il bimbo è grandino, e comunque mai meno di due settimane. Anche se alcuni bambini sembrano sereni è meglio non accelerare, perché la crisi può arrivare in un secondo momento".







Un consiglio per le mamme è quello di fare tante domande alle educatrici per conoscere cosa succederà durante le giornate o come si gestiscono certe situazioni: "Sono informazioni utili per accertarsi che stanno bene e che sono seguiti. Se la mamma è serena lo trasmette anche al piccolo, per questo negli asili del Pianeta abbiamo previsto momenti aperti per la famiglia, come laboratori e inviti a pranzo, aperti per rendersi conto di come vivono i bambini e com'è l'interazione", aggiunge Malvini.

Per aiutare i piccoli ad ambientarsi, si consiglia invece di portare con sé un oggetto transazionale, un pezzetto di casa. Un grosso aiuto arriva poi dallo stile educativo del maternage, che prevede il contenimento fisico, con abbracci e coccole per contenere l'ansia da separazione. All'inizio è normale che il bimbo sia teso e che non mangi: il cibo fa parte di un passaggio emozionale e i bimbi ci mettono qualche giorno ad ambientarsi.



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Spesso, anche al termine dell'inserimento, il bambino piange quando la mamma se ne va. "È la crisi da frustrazione del distacco, che dura di solito qualche minuto. Invitiamo sempre la mamma a salutare il bimbo e a spiegare che ora deve andare ma che poi tornerà a prenderlo. Non deve mai andarsene di nascosto, anche se il bimbo piange. Invitiamo poi la mamma a rientrare di nascosto per accertarsi che il figlio si è tranquillizzato" aggiunge la coordinatrice pedagogica.

Insomma, è vero che l'inserimento è un momento problematico, ma è importante che ci sia, in quanto è rappresentativo di un rapporto sano. "Spesso le mamme convivono con il senso di colpa perché devono lasciare il figlio per tornare a lavorare o semplicemente per riprendersi i propri spazi - conclude Malvini -. In realtà fa parte di un percorso verso l'autonomia da entrambe le parti. Ho visto tante mamme arrivare al momento dell'iscrizione a pezzi e poi riprendersi piano piano. E se la mamma sta bene, sta meglio anche il bambino".