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Asili nido: fondi stanziati ma i risultati dove sono?

Dei 743 milioni stanziati da Stato e Regioni con l’aiuto della Ue nel 2007 per aumentare i posti nei nidi, finora non è stato speso nemmeno un euro. Perchè e come organizzarsi allora se si è mamme lavoratrici?

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Doveva essere il più grande investimento sui nidi degli ultimi 30 anni ma dei 743 milioni stanziati da Stato e Regioni (con l’aiuto della Ue) per aumentare i posti nei nidi finora non è stata spesa nemmeno una lira, inoltre i Comuni, anche se ci fossero i posti, probabilmente rischierebbero di non avere le risorse necessarie ad assumere nuovo personale e accogliere i bambini. Un vero insuccesso quindi.

Le richieste che arrivano dall'Europa ci chiedono di garantire un posto al nido almeno al 33 per cento dei bambini tra 0 e 3 anni. Vi sembra comunque poco? Allora vi basti pensare che ad oggi siamo al 12,3 per cento (statistiche del Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia riproposte dall’Istituto degli Innocenti di Firenze).
I bambini che frequentano i nidi (pubblici e privati) sono 187 mila. Le percentuali più alte si registrano in Emilia Romagna (29,7 posti ogni 100 bimbi); le più basse in Molise (4,2 ogni 100).

Discorso spinosissimo e molto gravoso sui bilanci familiari delle già provatissime famiglie italiane, quello delle rette che variano ovviamente di regione in regione con punte da capogiro intorno ai 700 euro per un nido privato in quel di Milano fino alla totale gratuità di un nido pubblico.
Il nido pubblico gratis però è un privilegio del quale solo chi ha redditi molto bassi può usufruire: a Milano, per esempio, una famiglia che percepisce più di 27 mila euro Isee (indicatore che tiene conto sia del reddito che del patrimonio familiare) paga 465 euro al mese... e non stiamo parlando di esagerazioni, ma di cifre medie, non certo delle più costose.

Appurato che la questione economica è per molti il problema più insormontabile, altrettanto ostica è la faccenda delle liste d’attesa. Oggi moltissimi bambini che fanno richiesta, non entreranno mai al nido. Quindi torniamo a chiederci, che fine hanno fatto questi fondi?
Nel caso di Campania, Abruzzo e Calabria la responsabilità è tutta delle Regioni che non hanno ancora presentato i piani di spesa. Nel resto d’Italia burocrazia e vincoli di bilancio hanno creato il caos. proprio con le questioni burocratiche si sta confrontandoin questo periodo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi (Pdl): "A settembre avremo un quadro di come le Regioni intendono spendere i fondi del 2007 e i denari per gli anni successivi (2008 e 2009) saranno distribuiti solo se lo sfruttamento delle risorse da parte delle Regioni si dimostrerà adeguato".

Chi difende a spada tratta il Piano nidi è Rosy Bindi, che lo ha varato quando era ministro della Famiglia: "Parliamo di una delle eredità migliori lasciate dal governo Prodi. Non solo andrebbe evitato qualunque taglio ma i fondi vanno aumentati". Come la stessa Bindi fa notare, adesso il problema è assicurare ai Comuni le risorse sufficienti per far funzionare i nidi che dovrebbero essere costruiti. Tanto per fare un esempio, un bambino al nido a Milano costa 7.173 euro. Di questa somma in media le famiglie pagano 1.631 euro, il resto è messo dal Comune. A Napoli, invece, un bimbo al nido costa 11.300 euro l’anno di cui 280 messi in media dalle famiglie (i dati sono della fondazione Civicum). "Il punto è che se Milano, che già soddisfa il 19 per cento dei bambini, domani avesse posti per il 33 su cento come vuole l’agenda di Lisbona, allora dovrebbe cercare anche 50 milioni di euro in più da mettere ogni anno a bilancio per la gestione. Nel caso di Napoli addirittura sarebbero necessari oltre 120 milioni di euro in più", spiega Giovanni Azzone, docente del Politecnico di Milano.

SOLUZIONI ALTERNATIVE
L'alternativa siamo noi, le mamme di giorno

Alla fine degli anni '90 i nidi aziendali dovevano risolvere i problemi delle donne madri e lavoratrici. Le Finanziarie del 2002 e del 2003 hanno stanziato fondi per le imprese che volevano dotarsi di un nido interno ma ne hanno approfittato solo le grandi realtà. Con quale risultato? Secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto degli Innocenti sui nidi e i servizi per la prima infanzia, i posti offerti all'interno delle aziende sono il 3,2 per cento del totale. Questo perchè in Italia la maggior parte delle donne lavora in picocle e medie realtà che non possono nemmeno pensare di accollarsi l'onere di creare un nido. Il mondo dell'impresa è consapevole che una maggiore offerta di servizi alla famiglia favorirebbe anche la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A patto che nidi e asili abbiano orari flessibili dato che ormai l'impiego dalle 9 alle 5 è l'eccezione.
Quali sono quindi le altre strade percorribili se non c'è posto nei nidi comunali, i privati sono troppo cari e non si lavora in una società dotata di nido interno?
Negli ultimi anni si sta investendo sempre di più sul modello delle Tagesmutter, un'idea che, guarda caso viene dal Nord Europa, avanti anni luce rispetto all'Italia in materia di servizi e agevolazioni per la maternità e l'infanzia, vista giustamente come un dono e non un onere per la società. Tagesmutter significa letteralmente mamme di giorno. Donne (a loro volta con figli) che scelgono il mestiere della tata professionista per bambini da 0 a 3 anni. Il tutto con un lavoro in piena regola. E con una casa attrezzata in modo da ospitare al massimo cinque bambini nel rispetto di condizioni base di sicurezza.

Milano è tra i comuni che si sono convenzionati con la cooperativa delle Tagesmutter locali. "Una scelta volta a diversificare l'offerta del servizio tenendo conto delle diverse esigenze delle famiglie", spiega l'assessore agli Affari sociali Mariolina Moioli. "Nel capoluogo lombardo gli asili casalinghi gestiti dalle Tagesmutter (purché abbiano frequentato un corso di 250 ore) sono arrivati a quota dodici. La spesa oraria per la cura di ogni bambino è di 5,5 euro. Tre di questi sono versati dal Comune. E i restanti 2,5 dalla famiglia", spiega il presidente della cooperativa La casa-Tagesmutter, Cristiano Marcotti

Fondi: Corriere.it

COSA NE PENSATE DELLA DISASTROSA QUESTIONE NIDI IN ITALIA ILLUSTRATA NELL'ARTICOLO? COM'E' LA VOSTRA SITUAZIONE? E' UN PROBLEMA CHE VI TOCCA? SECONDO VOI LE TAGESMUTTER SONO UNA SOLUZIONE VALIDA? SE NE PARLA NEL FORUM DI PIANETAMAMMA!

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