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Vaccino pediatrico contro l'Aids: lo sperimentano al Bambin Gesù

All'ospedale di Roma stanno sperimentando un vaccino sui bambini, con un sogno: non veder più morire i piccoli pazienti

VACCINO HIV SUI BAMBINI - I risultati della sperimentazione in corso da un paio d'anni all'ospedale Bambin Gesù di Roma sono estremamente promettenti. Il primo vaccino anti HIV pediatrico al mondo è al centro di alcuni studi condotti da Paolo Palma, dell’équipe del professor Paolo Rossi del Bambino Gesù di Roma, su venti bambini sieropositivi.

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HIV NEI BAMBINI, I NUMERI
- In Italia si calcola che i bambini sieropositivi siano settecento (104 sono in cura presso l'ospedale pediatrico romano), tutti contagiati durante il parto. Un numero comunque inaccertabile se si pensa che in Italia l'accesso alle cure e alla diagnosi per la futura mamma sono gratuiti e garantiti. Il vaccino che si sta sperimentando quindi non serve solo a questi bambini italiani, ma ai 260mila bambini che ogni anno nel mondo vengono contagiati dal virus dell'HIV e che vivono in Paesi del mondo dove solo 3 bambini su 10 possono avere accesso a cure efficaci.

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HIV NEI BAMBINI, IL VACCINO
- Da qui lo studio e la messa a punto di un vaccino, che non previene il contagio ma è un "vaccino terapeutico", cioè viene utilizzato sempre dopo che la trasmissione del virus è avvenuta. Il vaccino è stato ideato dai ricercatori italiani ed è stato poi realizzato nei laboratori Karolinska Institutet di Stoccolma, uno dei migliori istituti di ricerca del mondo.

Il vaccino riesce, secondo gli studi condotti finora, a tenere sotto controllo la malattia favorendo la risposta del sistema immunitario. Il vaccino permetterebbe di ridurre il numero di pillole da dover prendere tutti i giorni, passando da 7 ad una, e anche di fare una pausa nella terapia, cioè di interromperla per un periodo.

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Un indubbio vantaggio e un passo in avanti importante nel miglioramento della qualità della vita dei bambini sieropositivi. Come spiega Palma, i bambini che seguono la terapia con attenzione hanno ottime possibilità di arrivare fino ad 80 anni di vita, ma il rischio è che abbandonino la cura nel corso degli anni.

Si tratta di terapie molto efficaci nel tenere sotto controllo il virus, ma gravate di tossicità nel lungo termine. Un bambino che nasce infetto inizierà le cure già nel primo anno e – ad oggi – dovrà proseguirle per tutta la vita, senza interruzioni e invece spesso durante l'adolescenza molti abbandonano le cure. 

Fonte Vanity Fair
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